Dissesto idrogeologico in Italia: quando non prevenire costa più che intervenire

 

Paese italiano colpito da una frana con abitazioni danneggiate, soccorritori al lavoro e un vasto smottamento sul versante montano, simbolo del dissesto idrogeologico in Italia.
Il dissesto idrogeologico continua a colpire vaste aree del territorio italiano, provocando danni alle infrastrutture, alle abitazioni e, troppo spesso, anche vittime. Investire nella prevenzione e nella manutenzione del territorio rappresenta una scelta strategica per ridurre i rischi e proteggere cittadini, ambiente ed economia.

Frane, alluvioni, esondazioni, strade interrotte, case evacuate, danni economici enormi e, purtroppo, vittime. Il dissesto idrogeologico non è un’emergenza occasionale, ma una fragilità strutturale del territorio italiano. Ogni nuova tragedia riporta alla luce lo stesso problema: per anni si è speso troppo poco in prevenzione, salvo poi pagare costi molto più alti dopo i disastri.

In Italia il 94,5% dei Comuni è esposto a frane, alluvioni o altri rischi naturali: prevenire costa meno che ricostruire dopo ogni emergenza.

Pier Carlo Lava - Social Media Manager- Alessandria Post

L’Italia è un Paese bellissimo, ma fragile. Montagne, colline, fiumi, coste, borghi costruiti in aree esposte, urbanizzazione spesso disordinata e cambiamento climatico rendono il nostro territorio particolarmente vulnerabile. Secondo il Rapporto ISPRA 2024, il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a rischio frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe: un dato impressionante, che riguarda praticamente tutto il Paese. La superficie classificata a pericolosità per frane è aumentata rispetto al 2021, arrivando a circa 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale.

Il problema non è soltanto ambientale, ma umano, sociale ed economico. Sempre secondo ISPRA, 1,28 milioni di persone vivono in aree a rischio frane elevato o molto elevato, mentre 6,8 milioni di abitanti risultano esposti al rischio alluvioni. Questo significa che milioni di cittadini vivono ogni giorno in territori dove un evento meteorologico intenso può trasformarsi rapidamente in emergenza.

Negli ultimi anni i fatti di cronaca lo hanno dimostrato con drammatica chiarezza: alluvioni, frane e smottamenti continuano a provocare danni gravissimi. Eppure la prevenzione resta spesso insufficiente. Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, dal 1999 al 2025 gli investimenti per ridurre il rischio idrogeologico sono stati in media pari appena allo 0,05% del PIL, pur finanziando quasi 28 mila interventi. Una cifra che fa riflettere, se confrontata con i costi enormi sostenuti dopo le calamità.

Il punto centrale è proprio questo: non investire sul territorio non significa risparmiare, significa rimandare il conto. Quando una frana travolge una strada, quando un fiume esonda, quando un paese viene evacuato, lo Stato deve comunque intervenire. Ma lo fa in emergenza, spendendo spesso di più e con conseguenze molto più pesanti per cittadini, imprese e comunità locali.

A livello europeo, il tema è sempre più urgente. L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi abbiano causato nell’Unione Europea perdite economiche per circa 822 miliardi di euro, con le alluvioni responsabili di quasi la metà dei danni complessivi. L’Italia, per la sua conformazione geografica e per la forte urbanizzazione di molte aree fragili, è tra i Paesi europei più esposti agli impatti di frane, alluvioni, siccità e ondate di calore.

Servirebbe quindi un grande piano nazionale stabile, non legato soltanto all’emergenza del momento. Occorrono manutenzione dei fiumi, cura dei versanti, rinaturalizzazione dove possibile, stop al consumo di suolo nelle aree più fragili, controllo delle opere abusive, aggiornamento delle mappe di rischio, sistemi di allerta più efficaci e investimenti continui nella sicurezza del territorio.

Il dissesto idrogeologico non si combatte con interventi occasionali, ma con una politica di lungo periodo. Proteggere il territorio significa proteggere vite umane, case, scuole, imprese, infrastrutture e futuro. Ogni euro speso in prevenzione può evitare danni molto più grandi domani.

L’Italia non può più permettersi di considerare frane e alluvioni come fatalità inevitabili. Il cambiamento climatico rende gli eventi estremi più frequenti e intensi; proprio per questo la prevenzione deve diventare una priorità nazionale. Perché il territorio, se abbandonato, prima o poi presenta il conto. E quel conto, troppo spesso, viene pagato dai cittadini.

GEO

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