L'oggetto di questa newsletter, un po' diversa dal solito, è il titolo di una delle più fortunate opere postume di Piero Chiara. E oggi, "di casa in casa, la vita" del Premio a lui intitolato volta pagina. Ci sono indirizzi che non sono soltanto indirizzi. Luoghi che, nel tempo, smettono di essere case, una buca delle lettere, spazi di lavoro… e diventano parte di una storia, particolare e collettiva. Per il Premio Chiara, Viale Belforte 45 a Varese è stato questo: una sede, certo, ma soprattutto una casa. Una stanza viva della cultura varesina, fin da quando la nostra amata Bambi Lazzati, prima ancora che il premio esistesse, iniziò a utilizzare l'appartamento al secondo piano come punto d'appoggio per le sue molteplici attività nel campo della cultura. Poi, dal 1989 e in modo ancor più deciso dal 1999, Viale Belforte 45 divenne il "cuore" del Premio Chiara, popolandosi di carte, libri, faldoni in numero indefinito e indefinibile. Da Viale Belforte sono passati i bandi, le terne finaliste, le bozze dei programmi che poi diventavano esecutivi, le telefonate agli scrittori, i rapporti con gli editori, il lavoro con le scuole, gli incontri preparatori, le riunioni fiume, le decisioni prese spesso di corsa, tra entusiasmo e fatica. Sono passati i libri candidati, i racconti dei giovani, le raccolte inedite, le cartelle stampa, le fotografie, i ricordi, le preoccupazioni e le ripartenze. È stato un luogo di lavoro per tanti, tantissimi, soprattutto giovani, con Bambi che responsabilizzava, dava compiti e ordini, creava connessioni e opportunità, sempre con schiettezza e un personalissimo modo diretto di “far succedere” le cose, andando dritta come un treno come solo lei sapeva fare. Era così che, tra quelle quattro mura, ogni anno, con mezzi spesso essenziali, ma con passione enorme, il Premio tornava a prendere forma. In queste stanze si è consolidata una delle esperienze culturali più riconoscibili in Italia e non solo: un Premio nato per onorare Piero Chiara e la misura del racconto, e divenuto negli anni un riferimento nazionale, capace di allargarsi al Festival del Racconto, ai giovani, alla fotografia, alla musica… al dialogo sempre aperto con le comunità di Varese e della sua provincia, del Canton Ticino e dell’intera Insubria. Con profonda gratitudine, e con l’emozione che accompagna i passaggi davvero importanti, l’Associazione Amici di Piero Chiara dà oggi il proprio addio a Viale Belforte, con la gratitudine che si deve a un amico. Tale è il luogo che che per oltre vent’anni ha accompagnato il cammino chiariano e ne ha custodito la parte più silenziosa, concreta e quotidiana. Salutare Viale Belforte significa anche rendere omaggio alle persone che lì hanno lasciato una traccia profonda. A chi ha aperto quella porta ogni mattina. A chi ha risposto al telefono, accolto visitatori, sistemato libri, preparato spedizioni, costruito relazioni. A chi ha creduto che la cultura non fosse soltanto un cartellone di eventi, ma un gesto quotidiano di cura. Il pensiero va a tutti coloro che hanno accompagnato il Premio in questi anni e che – siamo certi – hanno lasciato, chi più chi meno, un pezzo di cuore e memoria in questo edificio. C’è commozione, certo, ma non tristezza. Perché Viale Belforte resterà sempre parte di noi. Ogni scatola, ogni libro, ogni fotografia che si sposta racconta un pezzo della nostra storia. Ma il Premio Chiara non è riassumibile in un singolo un luogo fisico: è una responsabilità, una promessa, un modo di tenere accesa la voce di Piero Chiara e di continuare a credere nel racconto, e nella curiosità verso ogni circostanza del vivere umano, nelle storie che vi si celano, come forma di conoscenza, di incontro e di libertà. È un momento di memoria e, insieme, di futuro. Cambia l’indirizzo, non cambia il senso del lavoro: continuare a promuovere la lettura, sostenere la narrativa breve, coinvolgere i giovani, valorizzare il territorio e custodire quella particolare idea di cultura che appartiene a tutti noi e a nessuno. Oggi la porta di Viale Belforte 45 si chiude per sempre, ma ciò che vi è nato continua. Nei libri, negli incontri, nelle voci dei lettori, nei racconti dei giovani, nelle sale piene, nelle amicizie costruite nel tempo. E continuerà nelle nostre nuove sedi, sempre a Varese: il direttivo ha infatti deliberato lo spostamento della sede legale in Via Pasubio 26, mentre quella operativa, come noto, sarà nei locali della Biblioteca Civica in Palazzo Estense, via Sacco 9. Il racconto continua. |
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