Esistono momenti in cui la grande letteratura sembra annullare il tempo, facendoci scoprire che autori distanti secoli stavano in realtà dicendo la stessa identica cosa. È il caso di Dante Alighieri (1265-1321) e Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832). Per entrambi questi giganti, l'amore non è un semplice batticuore o un sentimento passeggero, ma una vera e propria forza cosmica, la legge invisibile che tiene in piedi l'universo.
Il "ritmo" di Goethe: l'Amore come bussola
In una delle sue poesie più celebri, Goethe descrive questa forza con un ritmo incalzante, quasi fosse un moderno botta e risposta:
Da dove siamo nati? Dall'amore.
Come saremmo perduti? Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci? L'amore.
Si può trovare anche l'amore? Con amore.
Cosa abbrevia il pianto? L'amore.
Cosa deve unirci sempre? L'amore.
Per Goethe l'amore è l'inizio e la fine di tutto. È ciò che ci impedisce di cadere nel caos (di essere "perduti") ed è l'unico motore capace di farci "superare", cioè di spingerci oltre il nostro egoismo per farci fare un salto di qualità spirituale.
Il laboratorio delle "Affinità Elettive" e l'equazione segreta
Questa idea non resta confinata nei versi di una poesia, ma diventa la struttura portante del suo romanzo più famoso, Le affinità elettive (1809). Goethe, che era anche uno scienziato, prende in prestito un concetto dalla chimica del suo tempo: proprio come certi elementi in laboratorio si attraggono e si uniscono fatalmente non appena entrano in contatto, così accade agli esseri umani.
Se fosse nato nel Novecento, probabilmente Goethe non avrebbe usato la chimica, ma si sarebbe affidato alla fisica quantistica. Avrebbe forse guardato alla celebre Equazione di Dirac:
( i ∂ / - m ) ψ = 0
Una formula che la cultura pop ha ribattezzato come la vera "equazione dell'amore" attraverso il principio dell'entanglement: se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano in qualche modo un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua a influenzare l'altro, a prescindere dalla distanza. Nel romanzo di Goethe, la passione travolgente dei protagonisti segue esattamente questa legge invisibile: un contatto fatale che annulla ogni separazione successiva, scontrandosi con le regole rigide della società e del matrimonio.
Goethe ci mostra così le due facce dell'amore: se vissuto in modo capriccioso può distruggere tutto, ma può anche trasformarsi in qualcosa di sacro. È il caso del personaggio di Ottilia, che attraverso il suo tragico sacrificio supera la miseria terrena e trasfigura la passione in pura spiritualità. Proprio come recitava la poesia: «Cosa ci aiuta a superarci? L'amore».
Il gran finale di Dante: la geometria del cosmo
Questo viaggio di elevazione e superamento, che la fisica moderna tenta di descrivere con le particelle e Goethe con l'elettività chimica, è lo stesso identico percorso che troviamo nella Divina Commedia. La traversata di Dante attraverso i tre regni dell'oltretomba è guidata, prima di tutto, dall'amore per Beatrice.
Quando il poeta arriva finalmente davanti all'infinito, le parole umane non bastano più e la poesia deve ridursi all'essenziale. È in quel momento che Dante scrive il verso che sigilla la sua opera monumentale:
«[...] l’amor che move il sole e l’altre stelle.»
La simmetria con Goethe e con le leggi della fisica è straordinaria. Se per lo scrittore tedesco l'amore ordina la vita degli uomini e "abbrevia il pianto", e per la scienza moderna crea legami indissolubili nello spazio, per il teologo fiorentino lo stesso identico principio governa la geometria del cosmo e il movimento degli astri nel cielo.
Una forza che attraversa i secoli (e il Panteismo)
Ma dove si divide la strada dei due autori? Principalmente nel modo di intendere Dio. Per Dante, Dio è un Creatore che sta "sopra" e "al di fuori" del mondo. Per Goethe, invece, la visione è panteistica (dal greco tutto è dio): non esiste un Dio seduto su un trono nei cieli, ma la divinità è una forza vitale nascosta dentro la Natura stessa. Dio coincide con l'universo: è in una pianta che sboccia, in un minerale, nel moto di una stella e nelle passioni umane. L'amore, per Goethe, è semplicemente la legge biologica e spirituale di questa Natura vivente.
Eppure, al di là delle differenze filosofiche, la conclusione a cui arrivano entrambi è la stessa. Di fronte alla complessità della vita, alla freddezza tecnologica della nostra modernità, che immaginiamo arroccata dietro i grattacieli di una metropoli contemporanea, e alle ferite del mondo, l'unica risposta in grado di abbattere ogni confine resta l'amore. Una lezione senza tempo, un'equazione universale che, oggi come allora, ci ricorda che senza questa forza saremmo tutti inevitabilmente perduti.
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