Il caldo non è soltanto un disagio stagionale: per migliaia di lavoratori può diventare un vero rischio professionale. Agricoltura, edilizia, cantieri stradali, cave, logistica, consegne, manutenzione del verde, cucine industriali, fonderie, serre e trasporti sono tra i settori più esposti, soprattutto quando si lavora nelle ore centrali della giornata, con sforzo fisico intenso, abbigliamento tecnico o dispositivi di protezione che limitano la dispersione del calore. L’aumento delle ondate di calore impone oggi una riflessione seria su prevenzione, organizzazione dei turni, pause, idratazione e responsabilità dei datori di lavoro, perché proteggere chi lavora significa tutelare salute, sicurezza e dignità.
Pier Carlo Lava
Il rischio da caldo sul lavoro riguarda in primo luogo chi opera all’aperto: agricoltori, braccianti, florovivaisti, muratori, asfaltatori, addetti ai cantieri stradali, cavatori, manutentori del verde, operatori ecologici, rider e addetti alla logistica di piazzale. In questi casi pesano insieme temperatura, umidità, irraggiamento solare, mancanza di ombra, sforzo fisico e durata dell’esposizione. Il progetto Worklimate, sviluppato da Inail e Cnr, indica che in presenza di rischio “alto” lo stress da caldo può diventare particolarmente critico per la salute e raccomanda di modificare gli orari di lavoro, aumentare le pause in zone ombreggiate o climatizzate e garantire la reidratazione.
Le Regioni stanno intervenendo con ordinanze mirate. In Lombardia, ad esempio, dal 10 giugno al 23 settembre 2026 è previsto il divieto di lavoro all’aperto tra le 12.30 e le 16.00 in edilizia, cave, aziende agricole e florovivaistiche nei giorni in cui la mappa Worklimate segnala rischio “alto” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa. Anche il Lazio ha adottato un’ordinanza fino al 15 settembre 2026, includendo agricoltura, florovivaismo, cantieri edili, cave, logistica di piazzale e consegne urbane con bici o mezzi a due ruote, sempre nelle fasce orarie più critiche e nei giorni di rischio elevato. In Puglia sono state previste limitazioni fino al 31 agosto 2026 per agricoltura, florovivaismo, edilizia e cave, nelle giornate indicate da Worklimate come ad alto rischio tra le 12.30 e le 16.00.
Il problema non riguarda però soltanto chi lavora sotto il sole. Anche molti ambienti al chiuso possono diventare pericolosi: fonderie, cucine professionali, lavanderie industriali, serre, stabilimenti produttivi, magazzini, locali tecnici, reparti poco ventilati e mezzi di trasporto senza adeguata climatizzazione. In questi contesti il calore prodotto dai macchinari, la scarsa ventilazione e i ritmi di lavoro possono aumentare il rischio di disidratazione, cali di pressione, crampi, colpi di calore e perdita di lucidità.
I dati internazionali confermano la gravità del fenomeno. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ogni anno circa 2,41 miliardi di lavoratori, pari a circa il 70% della forza lavoro mondiale, sono esposti a calore eccessivo; l’esposizione è associata a 22,85 milioni di infortuni non mortali e 18.970 decessi ogni anno. L’ILO sottolinea inoltre che lo stress termico ha effetti diretti su salute, sicurezza e produttività, e richiede misure di prevenzione specifiche nei luoghi di lavoro.
Anche in Europa il tema è sempre più urgente. L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro segnala che un lavoratore europeo su tre è esposto ad almeno un rischio legato al cambiamento climatico, mentre il 20% riferisce esposizione al caldo estremo. I settori più colpiti sono agricoltura, edilizia, trasporti, servizi di emergenza, manifattura, utilities e gestione dei rifiuti, con particolare vulnerabilità per lavoratori stagionali, precari, autonomi, migranti, rider e persone già fragili per età o condizioni di salute.
Il Ministero della Salute ricorda che da maggio a settembre sono disponibili i bollettini sulle ondate di calore per 27 città italiane, aggiornati nei giorni feriali, e che è attivo anche il numero di pubblica utilità 1500 per informazioni legate agli effetti del caldo sulla salute. Le indicazioni di prevenzione restano chiare: evitare l’esposizione nelle ore più calde, bere con regolarità, migliorare gli ambienti di lavoro, indossare abiti leggeri e traspiranti quando possibile, programmare pause e ridurre gli sforzi nelle fasce più critiche.
Il caldo estremo, dunque, non è più un’emergenza occasionale. È un rischio strutturale che richiede organizzazione, controlli e responsabilità. Spostare i turni alle prime ore del mattino, garantire acqua fresca, ombra, pause reali, formazione, sorveglianza sanitaria e aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi non sono dettagli burocratici: sono misure essenziali per evitare malori, infortuni e tragedie.
GEO
L'emergenza caldo rappresenta un rischio crescente per milioni di lavoratori in Italia, soprattutto nei settori dell'agricoltura, dell'edilizia, della logistica, dei cantieri stradali, delle cave e delle attività svolte all'aperto. Le ondate di calore sempre più frequenti hanno spinto diverse Regioni ad adottare ordinanze che limitano il lavoro nelle ore più calde della giornata, mentre enti come Inail, CNR, Ministero della Salute e Organizzazione Internazionale del Lavoro richiamano l'attenzione sull'importanza della prevenzione, della sicurezza e della tutela della salute nei luoghi di lavoro.
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