Pippo Bunorrotri
El poema "Ausencias" es un viaje profundo hacia el interior de la memoria del poeta. A través de sus versos, Bunorrotri nos explica cómo la escritura es la única manera de no perder los recuerdos y a las personas que hemos amado.
Desde el mismo título "Ausencias" somos arrojados a una dimensión universal:
¿quién de nosotros no ha mirado alguna vez hacia atrás, contando los vacíos dejados por el tiempo? Para comprender plenamente la profundidad de este poema, caminemos junto al poeta escuchando el latido de cada verso.
El texto comienza con una gran diferencia. El mundo exterior parece seguir adelante y mantenerse joven, lleno de sueños e ilusiones para el futuro. El poeta, en cambio, siente el peso de los años que pasan. No hace planes para el futuro, sino que mira hacia atrás y cuenta las personas y las cosas que ha perdido por el camino.
Luego presenta la maravillosa metáfora de la "Biblioteca de la memoria". Compara su mente con una biblioteca donde se guardan los recuerdos de toda una vida. Sin embargo, estos recuerdos no están ordenados: se mueven solos, van y vienen libremente y a menudo se "aparcan" en los lugares equivocados. Algunos incluso terminan en el olvido, es decir, son olvidados, exactamente con el mismo desorden que tenía el poeta cuando era joven, regalándonos una imagen de profunda y tierna humanidad.
Llegados a este punto, el poeta siente la urgencia y la necesidad de detener este continuo ir y venir de pensamientos. Se pregunta qué hacer para evitar que sus recuerdos más importantes se desvanezcan o desaparezcan para siempre con el paso del tiempo. La respuesta a esta necesidad llega con una sola palabra que ocupa un verso entero: "Escribo".
La escritura no es un pasatiempo, sino que se convierte en una verdadera medicina para el alma, el único instrumento capaz de detener el tiempo y salvar la memoria. El Poeta nos hace sentarnos a su lado. Sentimos el silencio de la habitación, vemos la "hoja en blanco" y, con intensa emoción, notamos el "temblor de mis dedos". Este detalle físico nos conecta con la fragilidad del Poeta.
Pero la magia comienza: en esa hoja, evocadas por la pluma, las ausencias empiezan a llegar "poco a poco". No son fantasmas abstractos, sino piezas reales de su vida:
Las experiencias que ha vivido en primera persona.
Las cosas que ha compartido con los demás.
Las personas que ha amado profundamente.
Las batallas y los momentos difíciles que ha tenido que afrontar.
Los momentos de inflexión que lo cambiaron todo, creando un antes y un después.
Pero el Poeta hace algo extraordinario: habla directamente con sus recuerdos. Les cuenta sobre el presente, que es tranquilo y transcurre sin prisas, y recuerda lo alocado y difícil que era en cambio el pasado, lleno de vínculos y ataduras. Se enoja dulcemente con estas ausencias, reprochándoles haberse ido "más allá sin permiso", dejándolo solo envejecer en este presente.
La conclusión del Poema es un mensaje de gran esperanza. El acto de escribir obra un verdadero milagro: borra la soledad y acorta las distancias. En el momento exacto en que el poeta escribe, las personas y los momentos del pasado dejan de estar "ausentes" y vuelven a estar vivos y cercanos, presentes a su lado.
¿Qué nos queda a nosotros, los lectores, de este poema?
Leer este texto nos deja una dulce melancolía y una gran certeza: mientras tengamos la fuerza para recordar, contar o escribir, nadie estará nunca realmente solo. El Poeta ha transformado su dolor privado en un refugio universal para todos nosotros, enseñándonos que la ausencia no es lo contrario de la presencia, sino solo otra forma que tiene el amor de seguir existiendo.
Giuseppina De Biase
AUSENCIAS
Los años cada vez son más jóvenes
y yo cada vez voy envejeciendo más,
ellos ilusiones muestran
yo ausencias cuento.
Yo en la biblioteca de la memoria
los recuerdos archivo por años,
van y vienen con su libertad
y en cualquier lugar los aparco,
algunos los cuelgo en el olvido;
ellos los coleccionan desordenados
como yo hice en los jóvenes años.
¿Qué hago ahora?
para que no vayan y vengan con su libertad,
para no colgarlos en el olvido.
Escribo.
Me siento en la soledad
de la biblioteca de la memoria
diciéndole al silencio que se calle,
cojo un momento del pasado
y me pongo a describirlo
en un folio en blanco
don el tembleque de mis dedos
acudiendo poco a poco
las ausencias,
aquellas que fueron vividas,
que fueron compartidas,
aquellas que ame,
aquellas con las que me pelee,
aquellas que fueron
un antes y un después.
Con todas hablo,
de este presente que es más joven
que corre sin prisas,
diciéndoles que aquel pasado nuestro
es como este presente
pero más alocado,
porque estábamos
más amordazados.
A las ausencias le reprocho
que se hayan ido a ese más allá
sin permiso
dejándome
en este presente
que me envejece.
Escribo,
porque,
cuando escribo
las ausencias
esta presentes
conmigo.
Pippo Bunorrotri
ASSENZE
Pippo Bunorrotri
La Poesia "Assenze" è un viaggio profondo dentro la memoria del Poeta. Attraverso i suoi versi, Bunorrotri ci spiega come la scrittura sia l'unico modo per non perdere i ricordi e le persone che abbiamo amato.
Fin dal titolo "Assenze" veniamo scaraventati in una dimensione universale: chi di noi non ha mai guardato indietro, contando i vuoti lasciati dal tempo?
Per comprendere appieno la profondità di questa Poesia, camminiamo insieme al Poeta ascoltando il battito di ogni verso.
Il testo si apre con una grande differenza. Il mondo fuori sembra andare avanti e rimanere giovane, pieno di sogni e di illusioni per il futuro. Il Poeta, invece, sente il peso degli anni che passano. Non fa progetti per il futuro, ma guarda indietro e conta le persone e le cose che ha perso lungo la strada.
Poi introduce la meravigliosa metafora della "Biblioteca della memoria". Paragona la sua mente a una biblioteca dove sono custoditi i ricordi di una vita intera. Questi ricordi, però, non sono ordinati: si muovono da soli, vanno e vengono liberamente e spesso vengono "parcheggiati" nei posti sbagliati. Alcuni finiscono addirittura nell'oblio, cioè vengono dimenticati, esattamente con lo stesso disordine che il Poeta aveva quando era un ragazzo regalandoci un'immagine di profonda e tenera umanità.
A questo punto il Poeta sente l'urgenza e il bisogno di fermare questo continuo andare e venire dei pensieri. Si chiede come fare per impedire che i suoi ricordi più importanti sbiadiscano o spariscano per sempre con il passare del tempo.
La risposta a questo bisogno arriva con una sola parola che occupa un intero verso: "Scrivo".
La scrittura non è un passatempo, ma diventa una vera e propria medicina per l'anima, l'unico strumento capace di bloccare il tempo e salvare la memoria.
Il Poeta ci fa sedere accanto a lui. Sentiamo il silenzio della stanza, vediamo il "foglio bianco" e, con intensa commozione, notiamo il "tremolio delle mie dita". Questo dettaglio fisico ci connette alla fragilità del Poeta.
Ma la magia ha inizio: su quel foglio, evocate dalla penna, le assenze iniziano ad arrivare "a poco a poco". Non sono fantasmi astratti ma sono pezzi reali della sua vita:
Le esperienze che ha vissuto in prima persona.
Le cose che hanno condiviso con gli altri.
Le persone che ha amato profondamente. Le battaglie e i momenti difficili che ha dovuto affrontare.
I momenti di svolta che hanno cambiato tutto, creando un prima e un dopo.
Ma il Poeta fa qualcosa di straordinario: parla direttamente con i suoi ricordi. Racconta loro del presente, che è calmo e scorre senza fretta, e si ricorda di quanto il passato fosse invece più folle e difficile, pieno di legami e costrizioni. Si arrabbia dolcemente con queste assenze, rimproverandole di essersene andate "oltre senza permesso", lasciandolo da solo a invecchiare in questo presente.
La conclusione della Poesia è un messaggio di grande speranza. L'atto di scrivere compie un vero e proprio miracolo: cancella la solitudine e accorcia le distanze. Nel momento esatto in cui il Poeta scrive, le persone ei momenti del passato smettono di essere «assenti» e tornano a essere vivi e vicini, presenti accanto a lui.
Cosa resta a noi lettori di questa Poesia?
Leggere questa Poesia ci lascia addosso una malinconia dolce e una grande certezza: finché avremo la forza di ricordare, di raccontare o di scrivere, nessuno sarà mai davvero solo.
Il Poeta ha trasformato il suo dolore privato in un rifugio universale per tutti noi, insegnandoci che l'assenza non è il contrario della presenza, ma solo un altro modo che l'amore ha per continuare a esistere.
Giuseppina De Biase
ASSENZE
Gli anni si fanno sempre più giovani
E io invecchio sempre di più,
Loro mostrano illusioni
Io conto assenze.
Io nella biblioteca della memoria
archivio ricordi per anni,
Vanno e vengono con la loro libertà
e li parcheggio ovunque,
Alcuni li parcheggio nell'oblio;
Li raccolgo in modo disordinato
come facevo da giovane.
Cosa devo fare adesso?
affinché non vadano e vengano con la loro libertà,
affinché non vengano dimenticati.
Scrivo.
Mi siedo nella solitudine
dalla biblioteca della memoria
dicendo al silenzio di tacere,
Prendo un momento dal passato
E comincio a descriverlo
su un foglio bianco
con il tremolio delle mie dita
mentre arrivano a poco a poco
le assenze,
quelle che sono state vissute,
che sono state condivise,
quelle che ho amato,
quelle con cui ho combattuto,
quelle che sono state
Un prima e un dopo.
Parlo con tutte,
di questo presente che è più giovane
che scorre senza fretta,
dicendo loro che il nostro passato
È come questo presente
ma ancora più folle,
perché eravamo
ancora più imbavagliati.
Rimprovero le assenze
che sono andate oltre
senza permesso
lasciandomi
in questo presente
che mi fa invecchiare.
Scrivo,
Perché,
quando scrivo
le assenze
sono presenti
con me.
Pippo Bunorrotri
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