“Attesa” di Graziano Citelli: il silenzio che precede il ritorno

 

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Ci sono poesie che raccontano una storia e altre che evocano uno stato dell'anima. “Attesa” di Graziano Citelli appartiene a questa seconda categoria: pochi versi, essenziali e incisivi, capaci di aprire nel lettore uno spazio di riflessione dove il tempo sembra fermarsi e ogni parola acquista un peso specifico straordinario.

Pier Carlo Lava

Quando Graziano Citelli scrive “Nessun naufragio”, compie immediatamente una scelta poetica precisa. Non descrive una tragedia, non racconta una sconfitta definitiva, ma una condizione sospesa, una pausa dell'esistenza in cui il dolore è presente ma non ha ancora assunto la forma della resa. È una poesia che parla dell'attesa come esperienza umana universale: l'attesa di una persona, di una risposta, di un cambiamento o semplicemente di una riconciliazione con sé stessi.

“Attesa” di Graziano Citelli

Nessun naufragio.
Solo pietra raschiata
dal calcolo del ritorno.

Siedi sul bordo.
La marea sputa il vuoto:
le dita lo frangono.

L’orizzonte si stringe.

La recensione

La prima immagine, quella della pietra raschiata dal calcolo del ritorno, è particolarmente efficace. Il ritorno non è presentato come un evento romantico o consolatorio, ma come qualcosa che consuma, che leviga lentamente la materia dell'esistenza. La pietra diventa simbolo della resistenza umana, mentre il raschiamento suggerisce il trascorrere del tempo e l'erosione delle certezze.

La seconda strofa introduce una dimensione quasi teatrale. “Siedi sul bordo” è un invito che coinvolge direttamente il lettore. Non siamo più osservatori esterni, ma partecipi della scena. Il bordo è il luogo della soglia, dello stare tra due mondi: tra il partire e il restare, tra il sapere e l'ignorare, tra la speranza e la disillusione.

Straordinaria è poi l'immagine della “marea che sputa il vuoto”. Il mare, tradizionalmente simbolo di vita, viaggio e possibilità, restituisce invece assenza. Eppure il poeta introduce un gesto umano e quasi ribelle: “le dita lo frangono”. Anche il vuoto può essere toccato, sfidato, attraversato. È una dichiarazione di resistenza silenziosa.

L'ultimo verso, “L’orizzonte si stringe”, rappresenta la chiusura perfetta di un testo costruito sulla sottrazione. Non c'è spiegazione, non c'è conclusione narrativa. Rimane soltanto l'immagine di uno spazio che si restringe, come accade nei momenti in cui il futuro appare incerto e l'attesa sembra diventare l'unica dimensione possibile.

Confronti letterari

La poesia di Graziano Citelli richiama, per essenzialità e tensione evocativa, alcune esperienze della poesia contemporanea italiana legate all'ermetismo e alla ricerca dell'immagine pura. Si possono cogliere echi della sintesi di Giuseppe Ungaretti e della capacità di Eugenio Montale di trasformare gli elementi naturali in simboli interiori. Tuttavia Citelli mantiene una voce personale, caratterizzata da una forte densità semantica e da una scrittura che privilegia il non detto rispetto alla spiegazione.

Biografia dell'autore

Graziano Citelli è autore di una poesia essenziale e meditativa, orientata alla ricerca dell'immagine simbolica e della riflessione esistenziale. Nei suoi versi il paesaggio naturale diventa spesso metafora della condizione umana, mentre il linguaggio, volutamente asciutto, lascia spazio all'interpretazione del lettore. La sua scrittura si colloca nel solco della migliore tradizione lirica contemporanea, dove ogni parola è scelta per la sua capacità evocativa.

L'aspetto più affascinante di Attesa è probabilmente proprio la sua apparente semplicità. In soli otto versi Citelli costruisce un universo di sospensione, inquietudine e speranza trattenuta. È una poesia che non offre risposte ma invita a sostare, a contemplare quel momento fragile in cui il ritorno è ancora soltanto una possibilità e l'orizzonte, pur restringendosi, continua a esistere.

Intervista immaginaria a Graziano Citelli

D. Come nasce “Attesa”?
R. Dall'osservazione di quei momenti in cui la vita sembra fermarsi e ogni certezza si dissolve. Mi interessava raccontare l'istante che precede il cambiamento.

D. Il mare è un elemento centrale del testo?
R. Sì. Il mare è movimento continuo, ma anche memoria. In questa poesia diventa il luogo dell'assenza e della possibilità.

D. Perché una scrittura così essenziale?
R. Perché credo che la poesia debba suggerire più che spiegare. Il silenzio tra le parole è importante quanto le parole stesse.

Geo

Graziano Citelli appartiene a quella schiera di autori contemporanei che scelgono la sintesi come strumento espressivo privilegiato. La sua poesia dialoga con il mare, con il tempo e con le attese che attraversano la vita di ogni individuo. Alessandria Post continua a promuovere la poesia contemporanea come spazio di riflessione, incontro e crescita culturale, valorizzando autori capaci di trasformare pochi versi in un'esperienza emotiva intensa.

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