Boschi, prati e perfino aree urbane verdi stanno diventando habitat sempre più favorevoli alle zecche. Un fenomeno che preoccupa esperti e medici, anche per l’aumento delle malattie trasmesse all’uomo.
Il cambiamento climatico sta modificando silenziosamente anche gli equilibri della natura italiana. Tra gli effetti meno discussi, ma sempre più evidenti, c’è la proliferazione delle zecche in numerose regioni del Paese. Questi piccoli parassiti, un tempo associati quasi esclusivamente a zone montane isolate, oggi si trovano sempre più facilmente anche in collina, nei parchi e perfino nelle aree verdi vicine ai centri abitati. Una trasformazione che sta attirando l’attenzione di medici, veterinari ed esperti ambientali, soprattutto per il rischio sanitario collegato alle malattie trasmesse dalle zecche.
Pier Carlo Lava
Secondo diversi studi e approfondimenti recenti, tra cui un’analisi pubblicata da Geopop, il fenomeno sarebbe strettamente legato agli inverni più miti, all’aumento delle temperature medie e alla crescente presenza di fauna selvatica vicino alle aree frequentate dall’uomo. Le zecche, infatti, sopravvivono meglio quando il freddo è meno intenso e l’umidità resta elevata. Questo permette loro di rimanere attive per periodi molto più lunghi dell’anno rispetto al passato.
La specie maggiormente diffusa in Italia è la Ixodes ricinus, conosciuta come “zecca dei boschi”. Si tratta di un parassita molto piccolo ma potenzialmente pericoloso perché può trasmettere infezioni anche serie. Tra le principali patologie associate ai morsi di zecca ci sono la malattia di Lyme, l’encefalite da zecca (TBE) e alcune forme di rickettsiosi. In particolare, l’encefalite da zecca sta registrando un aumento significativo di casi negli ultimi anni, soprattutto nelle regioni settentrionali.
Le aree considerate oggi maggiormente a rischio sono:
- Friuli Venezia Giulia
- Veneto
- Trentino Alto Adige
- Liguria
- alcune zone alpine e prealpine del Piemonte
- province montane del Bellunese
Gli esperti sottolineano però che il problema non riguarda più soltanto le montagne. Le zecche stanno colonizzando anche quote più basse e aree collinari, favorite dalla vegetazione fitta, dall’umidità e dalla presenza di animali selvatici come cervi, cinghiali e roditori, che fungono da ospiti naturali del parassita.
Uno degli aspetti che più preoccupa riguarda il fatto che molte persone tendono ancora a sottovalutare il rischio. La zecca non vola e non salta: resta nascosta sull’erba alta o sui cespugli bassi in attesa del passaggio di un animale o di una persona a cui aggrapparsi. Il morso è spesso indolore e può passare inosservato per ore o giorni.
I sintomi successivi possono variare. In alcuni casi compare soltanto un lieve arrossamento, mentre in altri possono manifestarsi febbre, stanchezza, dolori articolari e disturbi neurologici. La malattia di Lyme, ad esempio, può provocare complicazioni importanti se non riconosciuta e trattata tempestivamente.
Per questo motivo i medici consigliano alcune precauzioni fondamentali durante passeggiate ed escursioni:
- utilizzare pantaloni lunghi e abiti chiari,
- applicare repellenti specifici,
- evitare di camminare nell’erba alta,
- controllare accuratamente il corpo al rientro,
- verificare anche la presenza di zecche sugli animali domestici.
Se si individua una zecca attaccata alla pelle, è importante rimuoverla correttamente con una pinzetta, senza schiacciarla e senza utilizzare sostanze improvvisate come alcool o olio, che potrebbero aumentare il rischio di trasmissione di agenti patogeni.
Il fenomeno dell’aumento delle zecche è un altro segnale concreto di come il cambiamento climatico stia modificando gli ecosistemi italiani. Non si tratta più soltanto di estati più calde o eventi meteorologici estremi, ma anche della trasformazione degli equilibri naturali che incidono direttamente sulla salute pubblica e sulle abitudini quotidiane delle persone.
In futuro sarà probabilmente necessario rafforzare monitoraggi ambientali, campagne informative e prevenzione sanitaria, soprattutto nelle aree turistiche e nei territori più esposti. Perché quello delle zecche, oggi, non è più un problema limitato agli escursionisti esperti, ma una realtà che riguarda un numero crescente di cittadini.
Geo: L’aumento delle zecche interessa in particolare il Nord Italia, comprese diverse aree del Piemonte e dell’arco alpino. Il fenomeno viene monitorato con crescente attenzione anche dalle autorità sanitarie regionali, alla luce dell’incremento delle malattie trasmesse da questi parassiti e dei cambiamenti climatici che stanno modificando gli habitat naturali. Alessandria Post continua a seguire temi legati a salute, ambiente e territorio, offrendo approfondimenti e informazione accessibile ai lettori.
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