Pippo Bunorrotri
Hay momentos en la vida en los que mirarse al espejo significa encontrarse frente a un perfecto extraño.
Es exactamente de este escalofrío de donde nace Ya no soy... soy ese extraño"
desconocido de Pippo Bunorrotri, una joya de la Poesía extraída de su recopilación "Las soledades del tiempo".
No esperen la clásica queja sobre la soledad, Bunorrotri nos toma de la mano y nos acompaña más allá del muro del ruido cotidiano, mostrándonos cómo convertirse en un desconocido a los ojos del mundo puede transformarse en la única manera de permanecer fieles a uno mismo. El texto se mueve en un contraste emocional fuertísimo. Por un lado está el pasado, descrito como una carrera ciega "en las prisas"
ese correr en vano que la sociedad moderna nos impone. Por otro lado está el presente, donde el Poeta decide deliberadamente detenerse. En esta aparente rendición, el Poeta no sufre el aislamiento, sino que lo gobierna.
La soledad deja de ser un vacío y se convierte en un escudo, la única arma posible para rechazar "la locura del ruido del mundo". El verdadero punto de inflexión de la Poesía coincide con la aparición de la escritura. La pluma se convierte en un bisturí que rasga la soledad y ahoga la amargura de un tiempo que parece haberse detenido. Aquí es donde ocurre la magia: navegando "en el océano de las palabras de otro tiempo" el Poeta encuentra una brújula. No hay tristeza en el final, sino una profunda iluminación. Convertirse en un desconocido no significa haber terminado con la vida, sino haber empezado a amarla de una manera diferente, una manera más lenta, íntima y auténtica. ¿Por qué nos atrapa esta poesía? Porque Buonarroti logra dar voz a una necesidad que todos, tarde o temprano, experimentamos: el deseo de pulsar el botón "de pausa". La Poesía nos atrapa porque no habla solo del autor, sino que habla de nosotros, de todas las veces que hemos preferido un silencio sincero al caos que nos rodea. Una invitación a no tener miedo de encontrarnos, de vez en cuando, maravillosamente desconocidos para nosotros mismos.
YA NO SOY… SOY ESE EXTRAÑO
Ya no soy lo que era;
soy un extraño,
soy un olvido,
soy un demente
confundido
que acaricia la noche
con la soledad del alma,
desechando la locura
del ruido del mundo.
Le grito al silencio
para que calle su discurso,
rasgo la soledad
con mi pluma
ahogando la amargura
del tiempo quieto.
Ya no soy lo que era,
que corría en las prisas
escondiendo soledades,
recogiendo silencios,
soy ese extraño
que ama la vida
de distinta manera,
fragmentando el tiempo
en los silencios
de mis soledades,
soy ese extraño
que navega
en el océano
de las palabras
en otro tiempo.
Pippo Bunorrotri
(Del Poemario “Las Soledades de Tiempo”)
NON SONO PIÙ… SONO QUEL SCONOSCIUTO
Pippo Bunorrotri
Ci sono momenti nella vita in cui guardarsi allo specchio significa trovarsi di fronte a un perfetto sconosciuto.
È esattamente da questo brivido che nasce "Non sono più… sono quel sconosciuto" di Pippo Bunorrotri, un gioiello di Poesia estratto dalla sua raccolta "Le solitudini del tempo".
Non aspettatevi la classica lamentela sulla solitudine, Bunorrotri ci prende per mano e ci accompagna oltre il muro del rumore quotidiano, mostrandoci come il diventare "uno sconosciuto" agli occhi del mondo possa trasformarsi nell'unico modo per restare fedeli a se stessi.
Il testo si muove su un contrasto emotivo fortissimo. Da un lato c'è il passato, descritto come una corsa cieca "nella fretta", quel correre a vuoto che la società moderna ci impone. Dall'altro c'è il presente, dove il Poeta sceglie deliberatamente di fermarsi.
In questa apparente resa il Poeta non subisce l'isolamento, lo governa.
La solitudine smette di essere un vuoto e diventa uno scudo, l'unica arma possibile per respingere "la follia del rumore del mondo".
Il vero punto di svolta della Poesia coincide con l'apparizione della scrittura. La penna diventa un bisturi che squarcia la solitudine e affoga l'amarezza di un tempo che sembra essersi fermato.
È qui che avviene la magia: navigando "nell'oceano delle parole di una volta", il Poeta ritrova una bussola. Non c'è tristezza nel finale, ma una profonda illuminazione. Diventare uno sconosciuto non significa aver chiuso con la vita, ma aver iniziato ad amarla in modo diverso, un modo più lento, intimo e autentico.
Perché questa Poesia ci cattura? Perché Bunorrotri riesce a dare voce a un bisogno che tutti, prima o poi, sperimentiamo: il desiderio di premere il tasto "pausa".
La Poesia ci cattura perché non parla solo dell'autore, ma parla di noi, di tutte le volte che abbiamo preferito un silenzio sincero al caos che ci circonda. Un invito a non avere paura di ritrovarci, ogni tanto, meravigliosamente sconosciuti a noi stessi.
Giuseppina De Biase
NON SONO PIÙ… SONO QUEL SCONOSCIUTO
Non sono più quello che ero
Sono uno straniero,
Sono un oblio,
Sono un folle
confuso
che accarezza la notte
con la solitudine dell'anima,
scacciando la follia
del rumore del mondo.
Grido al silenzio
per farlo tacere,
Squarcio la solitudine
con la mia penna
affogando l'amarezza
del tempo immobile.
Non sono più quello che ero,
che correva nella fretta
nascondendo la solitudine,
raccogliendo silenzi,
Io sono quello sconosciuto
che ama la vita
in modo diverso,
frammentando il tempo
nei silenzi
delle mie solitudini,
Sono quello straniero
che naviga
nell'oceano
delle parole
di una volta.
Pippo Bunorrotri
(Tratto dalla raccolta di poesie “Le solitudini del tempo”)
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