YA NO SOY… SOY ESE EXTRAÑO PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

YA NO SOY… SOY ESE EXTRAÑO
Pippo Bunorrotri

Hay momentos en la vida en los que mirarse al espejo significa encontrarse frente a un perfecto extraño. 
Es exactamente de este escalofrío de donde nace Ya no soy... soy ese extraño" 
desconocido de Pippo Bunorrotri, una joya de la Poesía extraída de su recopilación "Las soledades del tiempo".
No esperen la clásica queja sobre la soledad, Bunorrotri nos toma de la mano y nos acompaña más allá del muro del ruido cotidiano, mostrándonos cómo convertirse en un desconocido a los ojos del mundo puede transformarse en la única manera de permanecer fieles a uno mismo. El texto se mueve en un contraste emocional fuertísimo. Por un lado está el pasado, descrito como una carrera ciega "en las prisas"
ese correr en vano que la sociedad moderna nos impone. Por otro lado está el presente, donde el Poeta decide deliberadamente detenerse. En esta aparente rendición, el Poeta no sufre el aislamiento, sino que lo gobierna.
La soledad deja de ser un vacío y se convierte en un escudo, la única arma posible para rechazar "la locura del ruido del mundo". El verdadero punto de inflexión de la Poesía coincide con la aparición de la escritura. La pluma se convierte en un bisturí que rasga la soledad y ahoga la amargura de un tiempo que parece haberse detenido. Aquí es donde ocurre la magia: navegando "en el océano de las palabras de otro tiempo" el Poeta encuentra una brújula. No hay tristeza en el final, sino una profunda iluminación. Convertirse en un desconocido no significa haber terminado con la vida, sino haber empezado a amarla de una manera diferente, una manera más lenta, íntima y auténtica. ¿Por qué nos atrapa esta poesía? Porque Buonarroti logra dar voz a una necesidad que todos, tarde o temprano, experimentamos: el deseo de pulsar el botón "de pausa". La Poesía nos atrapa porque no habla solo del autor, sino que habla de nosotros, de todas las veces que hemos preferido un silencio sincero al caos que nos rodea. Una invitación a no tener miedo de encontrarnos, de vez en cuando, maravillosamente desconocidos para nosotros mismos.

YA NO SOY… SOY ESE EXTRAÑO

Ya no soy lo que era;

soy un extraño,

soy un olvido,

soy un demente

confundido

que acaricia la noche

con la soledad del alma,

desechando la locura

del ruido del mundo.

Le grito al silencio

para que calle su discurso,

rasgo la soledad

con mi pluma

ahogando la amargura

del tiempo quieto.

Ya no soy lo que era,

que corría en las prisas

escondiendo soledades,

recogiendo silencios,

soy ese extraño

que ama la vida

de distinta manera,

fragmentando el tiempo

en los silencios

de mis soledades,

soy ese extraño

que navega

en el océano

de las palabras

en otro tiempo.

Pippo Bunorrotri               

 (Del Poemario “Las Soledades de Tiempo”)


NON SONO PIÙ… SONO QUEL SCONOSCIUTO
Pippo Bunorrotri

Ci sono momenti nella vita in cui guardarsi allo specchio significa trovarsi di fronte a un perfetto sconosciuto.
È esattamente da questo  brivido che nasce "Non sono più… sono quel sconosciuto" di Pippo Bunorrotri, un gioiello di Poesia  estratto dalla sua raccolta "Le solitudini del tempo". 
Non aspettatevi la classica lamentela sulla solitudine, Bunorrotri ci prende per mano e ci accompagna oltre il muro del rumore quotidiano, mostrandoci come il diventare "uno sconosciuto" agli occhi del mondo possa trasformarsi nell'unico modo per restare fedeli a se stessi.
Il testo si muove su un contrasto emotivo fortissimo. Da un lato c'è il passato, descritto come una corsa cieca "nella fretta", quel correre a vuoto che la società moderna ci impone. Dall'altro c'è il presente, dove il Poeta sceglie deliberatamente di fermarsi.
In questa apparente resa il  Poeta non subisce l'isolamento, lo governa.
La solitudine smette di essere un vuoto e  diventa uno scudo, l'unica arma possibile per respingere "la follia del rumore del mondo".
Il vero punto di svolta della Poesia coincide con l'apparizione della scrittura. La penna diventa un bisturi che squarcia la solitudine e affoga l'amarezza di un tempo che sembra essersi fermato. 
È qui che avviene la magia: navigando "nell'oceano delle parole di una volta", il Poeta ritrova una bussola. Non c'è tristezza nel finale, ma una profonda illuminazione. Diventare uno sconosciuto non significa aver chiuso con la vita, ma aver iniziato ad amarla in modo diverso, un modo più lento, intimo e autentico.
Perché questa Poesia ci cattura? Perché Bunorrotri riesce a dare voce a un bisogno che tutti, prima o poi, sperimentiamo: il desiderio di premere il tasto "pausa".
La Poesia ci cattura perché non parla solo dell'autore, ma parla di noi, di tutte le volte che abbiamo preferito un silenzio sincero al caos che ci circonda. Un invito a non avere paura di ritrovarci, ogni tanto, meravigliosamente sconosciuti a noi stessi.

Giuseppina De Biase 

NON SONO PIÙ… SONO QUEL SCONOSCIUTO

Non sono più quello che ero 

Sono uno straniero,

Sono un oblio,

Sono un folle

confuso

che accarezza la notte

con la solitudine dell'anima,

scacciando  la follia

del rumore del mondo.

Grido al silenzio

per farlo tacere,

Squarcio la solitudine

con la mia penna

affogando  l'amarezza

del tempo immobile.

Non sono più quello che ero,

che correva nella fretta

nascondendo  la solitudine,

raccogliendo  silenzi,

Io sono quello sconosciuto

che ama la vita

in modo diverso, 

frammentando il tempo

nei silenzi

delle mie solitudini,

Sono quello straniero

che naviga

nell'oceano

delle parole

di una volta.

Pippo Bunorrotri 

(Tratto dalla raccolta di poesie “Le solitudini del tempo”)

Commenti