C’è un punto preciso in cui il sogno smette di essere fuga e diventa impegno civile. Per il poeta Mario Moretti, questo confine si dissolve tra le pagine di un libro e le assi di un palcoscenico ideale. Nelle sue ultime composizioni, il poeta non si limita a osservare il mondo, ma lo sfida, oscillando tra la purezza di un amore ritrovato 'sulla spiaggia di un mare infinito' e la maschera grottesca di un 'clown dei versi'. È in questo sposalizio tra il sogno e la vita che Moretti rintraccia il senso ultimo dell'esistere: una resistenza poetica che non teme di raschiare i fondali della solitudine.
In questi due componimenti che presento oggi, Moretti rivela una personalità poetica scissa tra l'aspirazione ideale e la cruda consapevolezza della realtà, muovendosi con estrema agilità tra registri diametralmente opposti.
Il sogno e la vita (Aggiornata)
Tra le pagine di un libro
ho smarrito la Strada
e ho preso a volare.
Tra le pagine di un libro
ho letto parole
un po’ dolci e un po’ amare.
Tra il bianco e il nero,
ho incontrato me stesso
e ho sconfitto il dolore.
E venne, un giorno, un sogno maturo,
a regalarmi, inatteso, un tempo futuro.
Vivendo tra il chiaro e lo scuro,
tra la luce e l’abisso, ho sognato l'Amore!
Sulla spiaggia di un mare infinito,
incontrai i suoi occhi
e dentro, il riflesso del mare.
Restai indeciso tra il sogno e la vita;
sfidando il destino, scelsi di amare.
Forse sorpreso,
forse inconsapevole,
sposai il sogno e la vita.
Il clown e il poeta
(Al servizio della Poesia)
Ed ecco a voi,
signore e signori,
il saltimbanco di parole!
Potrete in questa sede, godere
del clown dei versi, incatenati
nelle forme più che strane.
Versi disposti da un poeta cane
sul foglio della vita e sciolti,
su questo palcoscenico,
davanti ai vostri occhi
malati di meraviglia.
Saran le vostre orecchie invase
da suoni e sensazioni
da far racconto ai vostri figli
e nipoti, qualora ne aveste.
Non vi fate pregare, amici!
Godete dell’ampio spettro
di rime ed assonanze,
di allegorie ed altri ossimori
che il sacerdote di Poesia
dispensa e sparge al colto e all’inclita!
Tenace è il canto del Poeta
che porta sul capo, d'alloro la coronacol carisma di Calliope e d'Euterpe,
degenere dee della musica
e dell’epica, o lirica, Poesia.
Seguito da Afrodite…
nelle piazze e nelle strade
trascinando Amor come trofeo,
si agita il sacerdote nella missione
di diffonder Poesia.
Venite genti ad ascoltare il Verbo!
Di versi e di lamenti,
di rime e di tormenti
vi riempiranno il paniere…
il clown ed il poeta!
Tornati che sarete alle vostre case,
potrete, sulle tavole imbandite,
gustar di Poesia all’agro
o al sugo se preferite,
in un banchetto ricco
dipanato tra il sacro ed il profano.
E mentre baccanali
a base di parole e versi
si svolgono nel contado,
va il poeta e il clown
sulla via del tramonto
per scomparir nella buia notte.
In quella notte, ove
non c’è poesia che tenga,
a raschiar della vita i fondali,
in compagnia
della solitudine e d’altri mali.
La dialettica tra Sogno e Realtà
In "Il sogno e la vita (Aggiornata)", la struttura è classica, quasi sillogistica. Moretti utilizza la lettura e la scrittura come catarsi: il libro non è solo un oggetto, ma un varco dimensionale dove "smarrire la strada" per ritrovare se stessi.
La scelta: Il punto di svolta poetico risiede nel rifiuto del dualismo. Invece di scegliere tra l'onirico e il reale, l'autore opera una sintesi: "sposai il sogno e la vita". È una dichiarazione di resistenza esistenziale che eleva la quotidianità a dimensione mitica.
Lo stile: Qui il tono è intimo, misurato, caratterizzato da contrapposizioni cromatiche (bianco/nero, chiaro/scuro) che ricordano una sensibilità quasi leopardiana, pur approdando a una conclusione più vitale e meno nichilista.
Il metateatro della "Poesia Cane"
In "Il clown e il poeta", Moretti cambia drasticamente registro, adottando un tono istrionico e grottesco. Questa è, a mio avviso, la prova più interessante per diverse ragioni:
L'autoderisione: Definirsi un "poeta cane" e un "clown dei versi" è un atto di umiltà intellettuale che, paradossalmente, nobilita la funzione del poeta. Si spoglia dell'aura di santità per diventare un "saltimbanco", rendendo la cultura accessibile ma non per questo meno profonda.
Il binomio Sacro/Profano: L'accostamento della missione sacerdotale ("il Verbo", "il sacerdote di Poesia") alla dimensione gastronomica ("gustar di Poesia all’agro o al sugo") è un'operazione di demitizzazione. La poesia non è un esercizio astratto, ma nutrimento concreto, "pane" da consumare sulle tavole imbandite.
Il finale tragico: La chiusa della poesia distrugge l'allegria del baccanale. Quando il sipario cala, il poeta e il clown restano soli a "raschiar della vita i fondali". Questo ribalta l'intera composizione: la performance pubblica è solo un velo sopra una solitudine profonda e inevitabile.
Considerazioni critiche
Moretti dimostra una notevole capacità di manipolare il linguaggio:
Versatilità: Passa dal lirismo romantico del primo testo al piglio quasi futurista o crepuscolare del secondo.
Consapevolezza dei Classici: I riferimenti alle Muse (Calliope, Euterpe) e ad Afrodite non sono meri ornamenti, ma servono a sottolineare il contrasto con la modernità "malata di meraviglia".
Il Ritmo: La musicalità è cercata e ottenuta, specialmente nel secondo testo, dove il ritmo incalzante mima davvero l'annuncio di un imbonitore da fiera.
In sintesi, la poesia di Moretti sembra essere una lotta contro l'indifferenza.
Che sia attraverso l'amore salvifico o la provocazione del clown, il suo obiettivo è scuotere il lettore, offrendogli una visione della vita che non ignora il dolore, ma impara a metterlo in scena.
Ada Rizzo, 05 Maggio 2026, Jesolo
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