SU PIETRE D'ANTICHE MEMORIE una poesia di Vincenzo Savoca

 SU PIETRE D'ANTICHE MEMORIE


Vuoto di sguardi e
di mancati abbracci,
di voci e di chiami.
E mi sperdo in questo
vortice d'annebbiato
vuoto, e nell'affanno
ti cerco madre mia 
in memorie di sradicati
ricordi. Più non mi giova
il rammento, né l'ombra
che da dietro i vetri mi
spia. Nel battere stanco
di vento su muri e fronde,
sento ancora la tua voce.
Ed affondo la mia faccia
sul tuo petto, su pietre
d'antiche memorie,
e piangendo ti dico:
"Mi manchi madre mia!".

VIncenzo Savoca
Ragusa 8 maggio 2026

Questa lirica è un’intensa e sincera elegia del dolore per la perdita della madre. Savoca riesce a trasformare il lutto personale in un’esperienza universale, usando un linguaggio semplice ma denso di immagini evocative.

Il titolo stesso è potente: «pietre d’antiche memorie» diventa il simbolo concreto di ciò che resta quando tutto il resto svanisce: la durezza della pietra contrapposta alla tenerezza mancata degli abbracci. Il poeta si perde in un «vortice d’annebbiato vuoto», tra sguardi assenti, voci che non rispondono più e ricordi che, invece di consolare, feriscono.

Particolarmente toccante è il contrasto tra il freddo della pietra e il calore cercato nel petto materno: «Ed affondo la mia faccia / sul tuo petto, su pietre / d’antiche memorie». È un’immagine fortissima, quasi fisica, che mescola il desiderio di ritorno all’infanzia con la consapevolezza dell’irreparabile. Il vento che batte su muri e fronde porta ancora la voce della madre, quasi a suggerire che la natura stessa custodisce le tracce di chi non c’è più.

Lo stile è diretto, senza eccessivi orpelli retorici, e proprio per questo colpisce. Il ritmo è quello di un respiro affannoso, di chi cerca e non trova, fino allo sfogo finale: «Mi manchi madre mia!». Un grido nudo, senza filtri, che chiude la poesia con grande forza emotiva.

Punti di forza: autenticità del sentimento, uso efficace della metafora della pietra, capacità di rendere visibile il vuoto.

Complimenti a Vincenzo Savoca per aver saputo dare voce a un dolore che molti provano ma pochi riescono a esprimere con questa sincerità.

Sergio Batildi.

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