STAGIONE TEATRALE 2026 - 2027 del TEATRO VASCELLO il teatro della città

 


 



STAGIONE TEATRALE 2026 2027

15-16 settembre martedì e mercoledì h 21

GLASS with SILENCE

Lucinda Childs / MP3 Dance Project

musiche Philip Glass

direzione Michele Pogliani

produzione MPTRE Project

durata dello spettacolo 60 minuti

Glass whit SILENCE

Un viaggio straordinario nell'universo coreografico di Lucinda Childs, una delle voci più influenti e innovative della danza postmoderna americana.
La serata celebra la sua straordinaria capacità di intrecciare movimento, spazio e tempo in un racconto visivo e corporeo che unisce passato e presente.
Il programma si apre con Katema, una video/installazione esclusiva che rivisita i l video originale del 1978. Grazie a un nuovo montaggio e all'intervento dal vivo di due danzatrici, le immagini si trasformano in un dialogo vibrante tra storia e contemporaneità, costruendo un ponte dinamico tra memoria e innovazione.
La serata prevede due nuove coreografie firmate dalla stessa Lucinda Childs, ispirate alle celebri Études di Philip Glass. La struttura ipnotica e stratificata della musica diventa il terreno ideale per esplorare i temi cari alla coreografa: la ripetizione, il minimalismo e la metamorfosi del movimento nello spazio. In questo dialogo profondo tra danza e musica, l'eleganza e l'intensità della ricerca artistica di Childs trovano una nuova espressione.
Segue la proiezione di Calico Mingling, una delle coreografie più iconiche dell'artista datata 1973. Questo video storico offre al pubblico una preziosa retrospettiva sul suo linguaggio unico, senza tempo, e sulla visione rivoluzionaria che ha trasformato il mondo della danza contemporanea.
A completare il programma Pastime il primo solo della coreografa riproposto in una nuova versione con un trio di danzatrici.
Una serata che celebra la poesia del movimento e l'eredità immortale di una delle menti più
visionarie della danza moderna.

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dal 23 al 27 settembre da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Liberamente tratto da R.L. Stevenson

Drammaturgia Federico Bellini

Regia Fabio Condemi

Con Christian La Rosa

Drammaturgia delle immagini e spazio scenico Fabio Cherstich

Scenografo collaboratore Andrea Colombo

Luci Veronica Varesi Monti

Audio e Video Francesco Sileo

Assistente alla regia Andrea Lucchetta

Produzione Compagnia Umberto Orsini, La Fabbrica dell’Attore, Elsinor Società Cooperativa Sociale, LAC Lugano Arte Cultura

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde nasce da un incubo che Stevenson si affrettò a trascrivere in modo febbrile. La storia di Jekyll e Hyde è fatta (e scritta) con la stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi e lascia nel lettore un senso di inquietudine misto a esaltazione.
L'ossessione per gli esperimenti e l'ambiguo potere della scienza, gli sdoppiamenti di personalità e i rischi della repressione fanno di questo romanzo scritto nel 1886 una riflessione sulla natura umana che seduce anche i lettori di oggi. Basti pensare a queste parole sull’immaterialità del corpo:
L’elogio del crimine in De Sade, gli incubi postindustriali di Ligotti, i deserti geografici e metafisici di Roberto Bolaño e ora il signor Hyde in persona\e. Con questo lavoro indago nuovamente un tema che attraversa molti dei miei lavori precedenti. È difficile per me dargli un nome preciso ma credo sia un’indagine sul male, una domanda sul male e sul suo rapporto con la rappresentazione e la creazione artistica. Anche la struttura del romanzo di Stevenson è quella frammentaria e
dell’indagine. Come il notaio Utterson (vero protagonista del romanzo di Stevenson), il lettore segue le tracce di mr. Hyde, del male nascosto in evidenza nelle città, nei rapporti umani, nelle istituzioni senza mai afferrarlo del tutto in un inquietante nascondino (hide and seek in inglese).

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dal 29 settembre al 4 ottobre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TRAGUDIA Il canto di Edipo

liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito

Di Alessandro Serra

Regia Alessandro Serra

Con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino

Regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra

Traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera

Voci e canti Bruno de Franceschi

Costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu, Loic Francois Hamelin

Produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Fondazione Teatro Due Parma

In collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia

durata ’80

guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=hoIeyD4DtHk&list=RDhoIeyD4DtHk&start_radio=1

64th INTERNATIONAL THEATER FESTIVAL MESS:

“Golden Laurel Wreath Award” Grand Prix per il miglior spettacolo

“Golden Laurel Wreath Award”, miglior regista Alessandro Serra

“Golden Laurel Wreath Award”, miglior attore/attrice Chiara Michelini

Premio Radio Sarajevo “Sound of MESS” per il miglior uso dei suoni in teatro

Scrive Antifane nella commedia Poiesis:

La tragedia è un’arte fortunata, perché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti, basta ricordarglielo. Appena pronunziato il nome di «Edipo», già si sa tutto il resto il padre Laio, la madre Giocasta, le figlie, i figli, che cosa ha sofferto, la sua colpa.

Come ricostruire oggi quel sapere collettivo che esonerava il poeta tragico dal dover volgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni nel pubblico?

Come compiere il tragico oggi?

Quale linguaggio è, ciò che tramite Sofocle, vogliamo dire allo spettatore? E in quale lingua? Il greco di Sofocle era volutamente alto e musicale, una lingua che ci strappa dal piano di realtà e ci pone su un livello di trascendenza.

Come consegnare al pubblico la drammatizzazione perfetta del mito perfetto in una lingua non ostile e concettuale ma musicale, istintiva e sensuale?

L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico.

Abbiamo perciò scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna.

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spettacolo in collaborazione con Romaeuropa Festival

dal 7 al 11 ottobre da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

(7 e 10 ottobre date del REF)

8-9 -11 ottobre giovedì e venerdì h 21, domenica h 17 date del vascello

LEMNOS

regia, drammaturgia, scene e video Giorgina Pi

dramaturg Massimo Fusillo

con Gaia Insenga (Filottete), Giampiero Judica (Ulisse), Aurora Peres (Deus Ex), Gabriele Portoghese (Neottolemo), Alexia Sarantopoulou (Il Coro)

ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai

arrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis, Valerio Vigliar

costumi Sandra Cardini

luci Andrea Gallo

produzione Bluemotion /Teatro Nazionale di Genova / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale / TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione Angelo Mai

durata 1 ora e 15’

Lemnos è la prima tappa di un progetto performativo che attraversa mito, poesia e paesaggio contemporaneo. Il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemnos dopo essere stato ferito da un serpente. La sua ferita, incurabile e maleodorante, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo, quando la guerra sembra impossibile da vincere, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine, però, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente, da viaggi nei luoghi della ricerca, da incontri e interviste.
Da diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. Nella riscrittura scenica di Lemnos, Filottete è una donna: un gesto che si pone come omaggio alla poesia e al pensiero di Adrienne Rich, che sceglie proprio Filottete come suo alter ego che re-visiona il mondo da una prospettiva femminista e radicale. La ferita di Filottete diventa così il punto di emergenza di un corpo che la comunità non riesce a contenere ma di cui continua ad avere bisogno. Anche Eracle è una donna, ma ha perso le sue doti di deus ex machina. Queste due polarità circondano i due diversi modelli maschili: Ulisse archetipo di una strategia stanca accanto a Neottolemo che porta il peso di essere figlio di un eroe. E poi c’è il coro che dal presente racconta, sa, rende testimonianza parlando in greco.

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dal 14 al 18 ottobre dal mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

prima nazionale mercoledì 14 ottobre h 21

L'OROLOGIO AMERICANO

di Arthur Miller

traduzione Cristina Viti

regia Elio De Capitani

scene e costumi Carlo Sala

musiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo

con gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi

luci Nando Frigerio

suono Hubert Westkemper

costruzione scene Tommaso Frigerio

co-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Teatro dell’Elfo

Una grande produzione che vede associati l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il Teatro dell’Elfo e che si avvale anche della collaborazione dell’Accademia di Brera. Per incarnare la mia visione di quest’opera, la più aperta e sperimentale di Miller, ho subito pensato a un circo, tra Brecht e Fellini, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico.
Miller ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana, ma guarda all’intero paese, da Brooklin alle pianure dell’Iowa, dalle sponde del Mississippi a quelle dei grandi laghi in Michigan.
La famiglia Baum - che è lo specchio di quella di Arthur Miller - un tempo benestante, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena una girandola di decine di personaggi, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali, un grande affresco corale: la società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell'individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività.

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

28 ottobre mercoledì h 21 data Romaeuropa

29 ottobre e giovedì h 21 data teatro vascello

La medium

uno spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy

di e con Marta Cuscunà
liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis
set & lighting design Paola Villani
assistenza alla regia e direzione tecnica Marco Rogante

Foto © Alessandro Ruzzier

produzione Etnorama – Cultura per nuovi ecosistemi
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano
con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

in corealizzazione con Teatro Vascello

in collaborazione con Teatro Piccolo di Milano

durata prevista di circa 60 minuti senza intervallo

Con La Medium, Marta Cuscunà prosegue il suo percorso di ricerca tra artigianalità scenica, teatro di figura e sperimentazione, tornando a misurarsi con i dispositivi del potere e con le radici storiche della violenza di genere. Al centro dello spettacolo c’è la storia vera di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy (celebre per il numero de La Donna Invisibile in cui delle donne venivano fatte scomparire attraverso scatole magiche), rinchiusa in manicomio per quattordici anni. Durante la prigionia, Hersilie scrive con il proprio sangue un diario-denuncia in cui registra i soprusi subiti, diventando la voce ribelle delle internate della Salpêtrière, luogo simbolico della psichiatria ottocentesca e degli studi sull’isteria femminile. Tra illusionismo, sedute spiritiche, guarattelle napoletane e dispositivi tecnologici, Cuscunà costruisce un immaginario scenico che riporta alla luce le “donne invisibili” dello spettacolo e delle istituzioni manicomiali del XIX secolo. La magia, qui, non serve a produrre meraviglia, ma a rendere visibile ciò che è stato rimosso. La vicenda di Hersilie (che dopo la liberazione riuscì a incidere sulla modifica della legge francese del 1838 sull’internamento) diventa così il punto di partenza per una riflessione lucida su emancipazione, resistenza e memoria, ma anche sui meccanismi con cui le istituzioni disciplinano, cancellano e riducono al silenzio i corpi femminili.

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

31 ottobre sabato h 19 data RomaEuropa

1° novembre, domenica h 17 data teatro vascello

Catalogo
un’idea originale di Marta Ciappina, Marco D’Agostin, Damien Modolo
creazioni di Silvia Gribaudi, Francesca Pennini / CollettivO CineticO, Sotteraneo, Emio Greco | Pieter C. Scholten
con Marta Ciappina
suono Simone Arganini
drammaturgia Marco D’Agostin
cura, promozione Damien Modolo
organizzazione, amministrazione Eleonora Cavallo, Irene Maiolin, Paola Miolano

produzione VAN
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; ERT Emilia Romagna Teatro; Romaeuropa Festival; CDCN Pôle Sud; ICK Dans Amsterdam
con il sostegno di Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di Trieste; Atcl / Spazio Rossellini
in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane

in corealizzazione con Teatro Vascello

Durata: 60 minuti circa (senza intervallo)

Come si orchestra la propria sparizione?
M. è una danzatrice che intende congedarsi dalle scene. Ogni suo giorno in sala prove sembra essere l’ultimo. Ogni frammento di danza è un affondo in un’estetica, in un linguaggio, in un tempo specifico.
Marco D’Agostin e Marta Ciappina orchestrano Catalogo come una rete di collaborazioni, sguardi, intenzioni e prospettive intorno al corpo e alla danza, riunendo in un’unica serata gli sguardi di alcuni tra i più importanti coreografi della scena italiana e internazionale.
Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten compongono un brano per M. senza averla mai incontrata prima. Ne nasce un blind date coreografico, come lo definisce D’Agostin, dagli esiti imprevedibili, in cui i diversi pezzi, cuciti dalla drammaturgia del coreografo Premio Ubu, compongono una partitura sull’addio, sulla fine e sulla sopravvivenza.

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

4 novembre mercoledì h 21 data di Romaeuropa

5 novembre giovedì h 21 data del teatro vascello

STARMAN

La vera storia di Leon Skum

Di e con Pietro Giannini

Produzione Teatro Nazionale di Genova

durata di 50 minuti

Chi è Leon Skum?
L’uomo più ricco del mondo, genio visionario, imprenditore discusso, pioniere dello spazio e delle nuove tecnologie.
Ma cosa si nasconde davvero dietro questo mito?
Con STARMAN. La vera storia di Leon Skum Pietro Giannini porta in scena la ricostruzione della vita di un Leonardo ai tempi di Elon Musk mettendo insieme tasselli o tracce che compongono un nero mosaico del XXI secolo. Dall’infanzia in Sudafrica fino alla costruzione dell’impero economico che tutti conosciamo. Da un vortice di testimonianze e quadri in salsa barbecue, linguaggio contaminato dai musical e dai talk-show, saghe galattiche e l’enigmatica presenza del robot Prometheus, prende forma la figura prismatica e controversa di Leon. Un ritratto tra mito e spettacolo, frutto di un percorso di studio e letture onnivore di saggistica americana per raccontare la morte dei “padri”, tra ambizione smisurata e fantasmi del passato, per provare a capire come nasce – e cosa diventa – un uomo deciso a cambiare il destino dell’umanità.



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10 novembre martedì h 21 Danza contemporanea

C'era una volta

Coreografia, Danzatori LIM Jinho, JI Kyung Min, LEE Kyunggu

Strumentista (Gayageum) KIM Minjeog
Lighting Designer LEE Seungho,

Stage Manager KWAK Yongmin

Producer LEE Yeong Chan

Durata 60 minuti

Guarda la presentazione https://youtu.be/g8KpgOWf7Zg

Guarda il trailer https://youtu.be/JfafLCMBiHc

C’era una volta è un’opera basata sul movimento; utilizziamo elementi come l’hanbok (abito tradizionale coreano), il ventaglio, la pipa coreana, e il cappello tradizionale realizzato in bambù e crine di cavallo, oggetti impiegati nelle performance tradizionali coreane. Attraverso questi elementi, diamo nuovi significati alle figure storiche e reinterpretiamo eventi della storia.
Quest’opera, che rappresenta anche una riflessione su come i giovani artisti contemporanei possano portare avanti la tradizione, porta in scena elementi del passato coreano tramandati nel tempo; i costumi tradizionali hanbok, il pansori, l’immagine degli aristocratici yangban e i racconti antichi. Una volta sul palco, questi elementi vengono smembrati e, con l’aggiunta dell’immaginazione, viene costruito il racconto trasmesso al pubblico. Allo stesso tempo, l’opera può essere considerata un rito in danza contemporanea dedicato agli antenati che ci hanno lasciato tale eredità.



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11 novembre mercoledì h 21 Lettura-concerto con musica dal vivo

IL GIORNO DELLA CIVETTA

Musiche originali e direzione artistica Paolo Vivaldi

Pianoforte Paolo Vivaldi

Voce recitante Vita Villi

I Solisti dell’Augusteo ensemble musicale

Organico musicale Quintetto d’archi, batteria, clarinetto, fisarmonica e pianoforte

Musiche originali: Paolo Vivaldi

Durata: circa 60 minuti

Il Giorno della Civetta - Lettura Concerto è un omaggio intenso e raffinato alla letteratura, alla legalità e alla memoria civile.

Ispirato al capolavoro di Leonardo Sciascia, lo spettacolo intreccia la forza della parola recitata con la potenza evocativa della musica dal vivo, dando vita a un’esperienza scenica capace di emozionare, interrogare e coinvolgere profondamente il pubblico.

La voce di Vita Villi attraversa le pagine più significative del romanzo, restituendo la tensione morale dell’indagine, la solitudine del Capitano Bellodi, il peso dell’omertà e la presenza invisibile di un potere che condiziona vite, coscienze e destini.

Le musiche originali del M° Paolo Vivaldi, eseguite dal vivo, creano una partitura intensa e cinematografica, in cui ogni nota diventa memoria, sospensione e denuncia.

Il Giorno della Civetta non è soltanto un romanzo sulla mafia. È una riflessione universale sulla verità, sul coraggio e sulla responsabilità. È la storia di chi cerca giustizia in un mondo che preferisce tacere. È una domanda ancora aperta rivolta a ciascuno di noi.



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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

dal 13 al 22 novembre, debutto venerdì 13 novembre h 21, 13-14-15 novembre date di Romaeuropa

17-18-19-20-21-22 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17 date del teatro vascello

IL PRODIGIO

dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi edito da Mondadori
adattamento di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi
regia Giacomo Bisordi
con (in o.a.) Chiara Ferrara, Candida Nieri, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini
e un altro interprete in via di definizione
scene e luci Marco Giusti
costumi e scenografa collaboratrice Caterina Rossi
suono Dario Felli

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
in coproduzione Romaeuropa Festival e LAC – Lugano Arte e Cultura

guarda la presentazione https://youtu.be/WsyTSd0Cnqo



Giacomo Bisordi porta in scena Il Prodigio, primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi, accolto con entusiasmo dalla critica, trasformandolo in un dispositivo scenico visionario che interroga il nostro bisogno di credere. Più che una semplice trasposizione, il lavoro prende forma come un’apocalisse contemporanea nel senso originario del termine: una rivelazione. Nel cielo di una grande città italiana appare un volto dai tratti rozzi, quasi infantili; all’inizio è un’anomalia, poi una presenza, infine un enigma capace di catalizzare desideri, paure e tensioni collettive. Attorno a quell’apparizione si moltiplicano segni, guarigioni, eventi inspiegabili: proiezione, inganno o manifestazione divina? Al centro di questo smottamento del reale ci sono Don Luca, sacerdote mediatico più abituato a raccontare la fede che a praticarla, Marta, figura enigmatica e sfuggente, e Folker, profeta magnetico capace di intercettare il bisogno di spiritualità e trasformarlo in una nuova, inquietante forma di culto.

Con la sua regia tesa e lucidissima, Bisordi attraversa il romanzo come un libro di visioni, costruendo una sequenza di immagini, crolli e apparizioni che incrinano ogni sistema di senso. In scena, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini e Chiara Ferrara danno corpo a un universo sospeso tra desiderio, fede e dissoluzione. Di fronte all’inspiegabile, quando ogni certezza vacilla, a che cosa scegliamo di credere?



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dal 24 al 29 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

Quinto: Non Uccidere

uno spettacolo di Massimiliano Civica

con Maria Vittoria Argenti, Monica Demuru, Luigi Fedele,

Francesco Rotelli, Marcello Sambati, Paola Tintinelli

collaborazione all’elaborazione del testo Maria Vittoria Argenti

scene Loris Giancola

costumi Daniela Salernitano

luci Gianni Staropoli

produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE - Teatro Piemonte Europa

riproduzione in scena di un'opera di Annibale Carracci

su concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte

durata 80 minuti

Guarda la presentazione https://youtu.be/pOEn6PxgyYE

Si può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Si può perdonare chi ha ucciso il proprio figlio?

Durante la Prima Guerra Mondiale, Henri, un giovane soldato francese, ha ucciso Peter, un soldato tedesco, suo coetaneo.

Nel primo anniversario dell’Armistizio, in una Parigi in festa, Henri è nella chiesa di Notre-Dame per chiedere l’assoluzione per l’omicidio che ha commesso. Non riesce a fuggire dallo sguardo dell’uomo che ha ucciso. Il prete, dopo aver ascoltato la sua confessione, lo benedice dicendogli che non ha nessun crimine da farsi perdonare: ha solo compiuto il suo dovere di soldato.

“Io sono venuto qui per trovare pace. E tu non me l’hai data”, risponde Henri, decidendo così di partire per andare in Germania dai genitori di Peter e chiedere a loro il perdono.

Una volta conosciuti gli anziani genitori di Peter e la sua promessa sposa, Annette, Henri si rende però conto di essere andato lì a chiedere loro un gesto dis-umano: ripetere “lo scandalo” di Gesù che perdona i suoi assassini, di Dio che perdona agli uomini l’uccisione del figlio.

Di fronte a questo, Henri esiterà tra il suo bisogno di trovare pace e quello umano, troppo umano, di dire una bugia.

Lo spettacolo è ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch.



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dal 1° al 6 dicembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

THE SLEEPING QUEEN

Coreografia e Regia Mauro Astolfi

Interpreti Maria Cossu, Marco Prete, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Giuliana Mele

Disegno luci Marco Policastro

Realizzazione scene Marco Fieni

Musiche Pëtr Il’ič Čajkovskij

Musiche originali Davidson Jaconello

Costumi Anna Coluccia

Assistente alle Coreografie Elena Furlan

Una produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza

Durata 64’

Guarda la presentazione https://youtube.com/shorts/DqRi9F5XBUY

Sleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale.



La figura centrale non è una principessa, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino, ma una figura di potere e autorità, intrappolata nei suoi nuovi poteri, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa.

Il cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba, il bacio del principe è un atto d’amore esterno, salvifico. Qui, invece, il risveglio è un processo interno, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che, nella struttura gerarchica del potere, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda.

Sleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza, ma attraverso l’ascolto, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina, alla fine, non si risveglia per essere salvata, ma per riscoprire se stessa come donna, leader e, soprattutto, come essere umano.



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dal 10 al 20 dicembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

debutto giovedì 10 dicembre h 21

Hospitality suite

di Roger Rueff
traduzione italiana di Paola Ponti e Paola Ermenegildo
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff

regia Francesco Scianna

con Francesco Scianna, Sergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026), Lorenzo Crovo, Fabrizio Romano

scene e luci Angelo Linzalata
costumi Stefania Cempini
musiche Paolo Spaccamonti
regista assistente Luca Bargagna

produzione MARCHE TEATRO, GOLDENART PRODUCTION, Teatro Biondo Palermo, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

durata 1 ora e 15 minuti atto unico



guarda la presentazione https://youtu.be/z4j272AR-eo

“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda.

Il dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità, ambizioni e illusioni, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita.

“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.



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dal 22 dicembre al 17 gennaio

REZZA MASTRELLA

dal 22 dicembre al 3 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

replica speciale lunedì 28 dicembre h 21

speciale capodanno giovedì 31 dicembre h 21.30

giorni di chiusura 24-25 dicembre, 1° gennaio

7-14-21-28

di Flavia Mastrella, Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Ivan Bellavista

habitat Flavia Mastrella

(mai) scritto da Antonio Rezza

assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Alice Mollica

macchinista Eughenij Razzeca

organizzazione generale Stefania Saltarelli

ufficio stampa Artinconnessione

organizzazione e comunicazione This is Acqua

una produzione La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello - Rezza Mastrella

Durata: 90', 1 atto

Guarda la presentazione https://youtu.be/7iQyEtT3QFg

guarda il trailer https://youtu.be/dwkLB42EbAs



Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.

Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di

distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.

Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.

Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la

situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni,

sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in

verticale si muove solo l’uomo.

Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l’altro fianco. Che non è

la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.

Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono.

Fine delle parole.

Inizio della danza macabra.



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dal 5 al 17 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

METADIETRO

di Flavia Mastrella Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Daniele Cavaioli

habitat Flavia Mastrella

(mai) scritto da Antonio Rezza

assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Alice Mollica

voci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci

montaggio traccia sonora Barbara Faonio

mix traccia sonora Stefano Falcone

macchinista Eughenij Razzeca

organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli

metalli Cisall

foto Flavia Mastrella

Annalisa Gonnella, Giulio Mazzi

ufficio stampa Artinconnessione

una produzione La Fabbrica dell’Attore - Teatro Vascello - Rezza Mastrella

durata 1h e 35'

guarda il trailer https://youtu.be/x3jvUQHLmHA

L’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico

tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con

ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle

proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole, c’è solo un gran divario nello stare al

mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio, che non è la migrazione di un

popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà.

E vissero tutti relitti e portenti.

Tornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria;

la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia,

un ecopentagono provoca il vuoto, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico

edificio:

non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e, nonostante tutto, la realtà

non è mai uniforme, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in

modo imprevedibile la funzione della fantasia.

La crudeltà tecnologica permea l’essere vivente.

È la scomparsa dell’eroe.



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dal 19 al 24 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

IL VIALE DEL TRAMONTO

un progetto a cura di MUTA IMAGO

interpretato da IAIA FORTE, MASSIMO VERDASTRO e GIOVANNI ONORATO

regia e scene Claudia Sorace

drammaturgia Riccardo Fazi

musiche Lorenzo Tomio

luci Maria Elena Fusacchia

una produzione Argot Produzioni

in coproduzione con INDEX, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello

e con Solares Fondazione delle Arti

in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito



Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.”

Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge.

Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme.

Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto.

Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata.

Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro.

Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film.”

Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, facendola dialogare con la storia del teatro italiano.

Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato.

La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva, come accade nelle migliori favole nere.

Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica.

Il fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia.

Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano.

Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo. Claudia Sorace - Muta Imago



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dal 26 al 31 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

STAGIONE TEATRALE 2026 - 2027

dal 26 al 31 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

L'ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero
PRESS CONFERENCE di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra
regia Roberto Andò
con Renato Carpentieri
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper
aiuto regia Luca Bargagna
L’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd

per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival

Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.

Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”, sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta.

In ideale e inquietante contrappunto, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Qui la parola non custodisce il passato, ma lo occulta: il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi evasive e contraddittorie, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.

Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.



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dal 3 al 14 febbraio da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

Orestea

parte 1° Mithos 3-4-5 febbraio mercoledì, giovedì, venerdì h 21 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-1-mithos/303946 durata 1 ora e 30’



parte 2° Logos 9-10-11-12 febbraio dal martedì al venerdì h 21 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-2-logos/303947 durata 1 ora e 30’


Orestea integrale 6-7-13-14 febbraio sabato h 19, domenica h 17, acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea/303945 durata 3 ore e mezzo

di Eschilo

traduzione Riccardo Favaro, Carmelo Rifici

regia Carmelo Rifici

con (in ordine alfabetico) Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Igor Horvat, Stefano Iagulli, Marta Malvestiti, Giusi Merli, Valeria Milillo, Francesca Osso, Valentina Picello, Monica Piseddu, Anahì Traversi

Scene Daniele Spanò

costumi Margherita Baldoni

disegno luci Marzio Picchetti

musica Federica Furlani, Zeno Gabaglio

sound design Andrea Gianessi

produzione LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con TPE - Teatro Piemonte Europa, La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello, Piccolo Teatro di Milano –Teatro d’Europa, Teatro Nazionale di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci



Orestea - Parte 1 / Mithos

Si apre con l’Agamennone e si chiude con la prima lamentazione del coro delle Coefore. Si tratta di decifrare, nella storia dell’uccisione di Agamennone e Cassandra da parte di Clitemnestra ed Egisto, e nel riconoscimento di Elettra del fratello Oreste come unico vendicatore, portatore di giustizia, un trauma fondativo della civiltà occidentale. In questo mondo, fatto soprattutto di dèi del sottosuolo, i morti non muoiono se non vendicati. Qui la violenza è regolata dalla giustizia della vendetta. Su questa certezza si costruisce il primo pilastro della società occidentale e su questa evidenza si chiude la prima parte della tragedia.



Orestea - Parte 2 / Logos

Inizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione, grazie all’intercessione di Apollo, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica.



Carmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine, di trauma fondativo: non un racconto antico, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. In questa nuova produzione LAC, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo, composta dalle tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi. Al centro del lavoro vi è l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace, bensì dall’esigenza di regolare la violenza ineliminabile; la polis, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta, ma la sua trasformazione migliore. Questo pensiero, così nitido già in Eschilo, getta una luce malinconica sul nostro stesso concetto di democrazia. In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche, antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale, e l’astrazione del logos, sotto l’egida di un unico Dio, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena, nata dal cervello di Zeus, mostra come, alla luce della storia contemporanea, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso, sempre minacciato dagli eventi, e non il frutto della sapienza umana.

16 febbraio martedì h 21

VAI PURE

autocoscienza di una coppia

gli anni 70 fra arte e femminismo nella storia di Pietro Consagra e Carla Lonzi

Riduzione teatrale a cura di Paola Pitagora

Con Paola Pitagora e Fernando Maraghini

scene Johanna Tedde

musiche Mirio Cosottini

regia a Massimo Luconi

produzione La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello

un progetto in collaborazione con il festival di Radicondoli

durata 60’ circa



Un dialogo intenso e avvolgente fra un famoso artista come Pietro Consagra e Carla Lonzi, la più importante teorica del femminismo italiano fra gli 70 e 80.

Una massacrante autocoscienza che scava senza pudori e senza reticenze nell’intimità della relazione di due personaggi importanti mettendo a nudo il ruolo della donna e le debolezze dell’uomo.

Nel 1980, per quattro giorni, un uomo e una donna si siedono davanti a un registratore per parlare della relazione che li ha uniti per molti anni e che ha attraversato dei cambiamenti ineluttabili, e discutono accanitamente dell’incomprensione di fondo, insanabile che mina la loro relazione e il rapporto uomo donna.

È un colloquio intimo, impegnativo e a tratti struggente, che non nasce per diventare pubblico, ma si rivela da pubblicare alla luce della forza della conversazione. Sono Carla Lonzi e Pietro Consagra, due figure che hanno dedicato tutto il loro talento e la loro originalità all’arte e al femminismo, qui a confronto innanzitutto come uomo e come donna intenti a spezzare “l’omertà del rapporto a due”.



Vai pure è uno straordinario match, serrato e avvincente che scavando nell’esperienza di una relazione, mette in luce tematiche ancora terribilmente attuali nell’insanabile magma di incomprensioni che avvolge la coppia e di un dibattito che a quasi 50 anni di distanza è ancora attualissimo.



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dal 18 al 21 febbraio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

MA A CHE SERVE LA LUCE? / Le Ceneri di Gramsci

dal poemetto Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini

coreografia, regia, spazio e interpretazione Virgilio Sieni

voce registrata Pier Paolo Pasolini

musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes)

luci Virgilio Sieni, Marco Cassini

sound design Mauro Forte

diapositive Pietro Viti

produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango /Firenze

durata 55 minuti

guarda il trailer https://youtu.be/Emq9a_EaCTY



Si ringrazia Mimmo Cuticchio per aver donato Ossatura/Pupo palermitano

prima assoluta 26 novembre 2025 – Teatro della Pergola, Firenze in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

Ma a che serve la luce? / Le ceneri di Gramsci ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variations con la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte. Sieni plasma il gesto sull’opera letteraria di Pasolini con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa.

La scrittura della danza compone una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l’una nell’altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diviene forma del sensibile, elaborando stratificazioni che convivono con la storia. La coreografia è un incontro organico tra voce e movimento: una "meloterapia coreutica" dove il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso un’oratura cantata e danzata, cercando un punto d’incontro tra materia celeste e impegno civile.



acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/ma-a-che-serve-la-luce-le-ceneri-di-gramsci/303940


dal 23 al 28 febbraio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

EDIPUS

di Giovanni Testori
30 anni dopo
uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi
con Sandro Lombardi e Antonio Perretta
regia Federico Tiezzi
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
regista assistente Giovanni Scandella
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori
1 ora e 20 minuti


A distanza di 30 anni dal suo apparire, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi riallestiscono uno dei loro maggiori successi, quell’Edipus di Giovanni Testori che, all’indomani della morte del suo autore, ne rilanciò la drammaturgia.



Con Edipus (1977) Testori conclude, dopo l’Ambleto e Macbetto, la trilogia degli Scarrozzanti: fantastica reinvenzione, tutta in chiave barocca, del mondo tragico, grottesco e disperato di un’accolita di guitti plebei, che girano le periferie d’Italia, contaminando il piano mitico e alto della rappresentazione (desunta volta a volta da archetipi della grande letteratura teatrale), al piano delle vicende personali, innescando un meccanismo scenico di prodigiosa, intensa teatralità dove Sofocle e Shakespeare convivono con l’avanspettacolo, il melodramma con il varietà, il mito con il presente.



In Edipus si narra di un capocomico abbandonato da tutti: il primo attore ha preferito andare a fare il travestito in una compagnia di cabaret, e la prima attrice ha lasciato il teatro per sposare un mobiliere brianzolo.

Sera dopo sera, e tutto da solo, lo Scarrozzante mette su l’Edipo di Sofocle coprendo tutti i ruoli e tutte le funzioni: da Laio a Giocasta, da Edipo a Dioniso, nel progressivo intensificarsi di una tensione al delirio e alla follia.



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dal 2 al 14 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

FUGGIRE, CADERE E ALTRE COSE INUTILI

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia di Gabriele Di Luca

regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti

con (in o.a.) Sebastiano Bronzato, Sara Cianfriglia, Aldo Ottobrino, Massimiliano Setti e due attori in via di definizione

assistente alla regia Matteo Berardinelli

musiche originali Massimiliano Setti

scene Enzo Mologni

organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini

ufficio stampa Raffaella Ilari

una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatro Nazionale di Genova, Teatri di Bari, Teatro Elfo Puccini, Teatro Biondo Stabile di Palermo

Dopo Misurare il salto delle rane, Premio della Critica A.N.C.T. 2025, Carrozzeria Orfeo prosegue la sua osservazione poetica e ironica sulla condizione umana contemporanea. Un’esplorazione, tra realismo e simbolismo, nelle contraddizioni dell’esistenza e nella complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi.



«Per Fuggire, cadere e altre cose inutili, il mio nuovo testo, ho trovato ispirazione nella poetica dello scrittore statunitense Raymond Carver, pur mantenendo alcuni elementi di continuità con lo stile che contraddistingue da sempre le nostre creazioni. Partendo da alcuni spunti narrativi mutuati dai racconti di Carver, ho lavorato sulla costruzione di un mio personalissimo mondo ispirato al suo, ma che per molti versi si allontana da esso, in cui trovano più spazio momenti di poesia e immagine. Personalmente, mi sembra si respiri la continua sensazione di essere immersi in una sorta di bolla, come in un grande sogno immaginifico sempre sospeso tra realismo, realismo magico e metafora. Partendo dalla narrazione, nel continuo alternarsi di momenti dialogati a momenti narrati in scena, accade che questa si evolva improvvisamente in un dialogo catapultando immediatamente il pubblico in una situazione concreta fatta di azione e carnalità per poi ritirarsi nuovamente all'interno della narrazione con un cambio repentino, anche se, a mio avviso, armonico, di stile e linguaggio.

Come già per Misurare il salto delle rane, è certamente un testo per molti versi esistenziale, che prova a ricercare, attraverso la bellezza della parola e dell'immagine, una sua delicatezza e un suo equilibrio tra classico e contemporaneo.



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Dal 16 al 21 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

MISURARE IL SALTO DELLE RANE

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Premio della Critica A.N.C.T. 2025

Drammaturgia Gabriele Di Luca

Regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti

Con (in o.a.) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)

Assistente alla regia Matteo Berardinelli Musiche originali Massimiliano Setti

Scene Enzo Mologni Costumi Elisabetta Zinelli Ideazione luci Carrozzeria Orfeo

Direzione tecnica e luci Silvia Laureti Macchinista Cecilia Sacchi

Realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due

Realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due

Illustrazione locandina Federico Bassi, Giacomo Trivellini Foto di scena Simone Infantino

Organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini Ufficio stampa Raffaella Ilari

Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival - Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47

durata 1 ora e 40’

guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM



Vincitore del Premio della Critica A.N.C.T. 2025, arriva al Teatro Vascello, dal 27 gennaio all’8 febbraio, “Misurare il salto delle rane” uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo, testo di Gabriele Di Luca, anche regista insieme a Massimiliano Setti, che vede in scena le tre attrici Elsa Bossi, Marina Occhionero e Chiara Stoppa. Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival - Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47.



Ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni '90, Misurare il salto delle rane è una dark comedy che vede protagoniste tre donne di diverse generazioni - Lori, Betti e Iris - unite da un tragico lutto avvenuto vent'anni prima e ancora avvolto in un'aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate.

Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell'intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l'una nell'altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/misurare-il-salto-delle-rane/303942

dal 23 al 27 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19

SCEMI DEL VILLAGGIO

progetto teatrale di NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

drammaturgia NICCOLÒ FETTARAPPA

con NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

aiuto regia MARIA CHIARA ARRIGHINI

contributo intellettuale CHRISTIAN RAIMO

sound designer LORENZO MINOZZI

regia e interpretazione di NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

produzione AGIDI – ArtistiAssociati-Centro di Produzione Teatrale

durata 60 minuti senza intervallo



SCEMI DEL VILLAGGIO è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i diktat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.



acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/scemi-del-villaggio/304070



































dal 30 marzo al 4 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

RICCARDO III

di William Shakespeare

traduzione Federico Bellini
adattamento Antonio Latella e Federico Bellini

regia Antonio Latella

con Vinicio Marchioni (Riccardo III),Silvia Ajelli (Regina Elisabetta), Anna Coppola (Regina madre, Duchessa di York), Flavio Capuzzo Dolcetta (custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (Principe Edoardo), Giulia Mazzarino (Lady Anna), Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence – Re Edoardo – Stanley), Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco)

dramaturg Linda Dalisi

scene Annelisa Zaccheria

costumi Simona D’Amico

musiche e suono Franco Visioli

produzione Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura

durata 2 ore e 40 minuti compreso intervallo

guarda la presentazione https://youtube.com/shorts/jN4tGaPnX90

guarda il trailer https://youtu.be/NYkd3BTc6gc

Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera, molto più vicino a un giullare di corte, al fool, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che, nel tempo, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. Non è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio.

La traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia, direi wildiana, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi del testo, di ampliarne uno già esistente, chiamandolo Custode, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che, con l’andare della narrazione, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto. acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/riccardo-iii/303949



dal 6 all’11 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TOO LATE

di Jon Fosse; traduzione Thea Dellavalle

un progetto di DELLAVALLE/PETRIS

con (in o.a.): Anna Bonaiuto NORA; Irene Petris DONNA; Roberta Ricciardi RAGAZZA; Emanuele Righi OMBRA; Giuseppe Sartori UOMO

regia Thea Dellavalle

suono Franco Visioli; scene Francesco Esposito; costumi Marta Balduinotti

produzione Teatro Nazionale di Genova, TPE – Teatro Piemonte Europa

in collaborazione con Lido51

in accordo con Arcadia & Ricono Ltd; per gentile concessione di Colombine Teaterförlag

durata 1 ora e 10 minuti

In TOO LATE, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, Jon Fosse ci mette di fronte alla scelta di una "nuova Nora"(Anna Bonaiuto), una donna che ha lasciato il marito e i figli per diventare un’artista.

Si è lasciata la vita alle spalle per ricominciare e non è mai tornata indietro.

Siamo nel suo sguardo e nel suo pensiero mentre, a distanza di anni, si lascia visitare dalle ombre e dai ricordi della sua vita e si accorge che quei frammenti di passato non si ricompongono.

TOO LATE nasce come progetto, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, a partire da un testo inedito con una radice non puramente teatrale (un libretto d’opera) da cui trapelano atmosfere che vanno oltre il tempo e lo spazio e, nella maestria della scrittura di Jon Fosse, si evocano fantasmi o accenti del teatro di Henrik Ibsen, ma anche di Čechov e Samuel Beckett.

Benché l’autore norvegese abbia più volte sottolineato che non bisogna «leggere i suoi testi per la trama» e che «scrivere dischiude dimensioni dell’esistenza che non si possono spiegare», TOO LATE ritorna ai temi cari a Ibsen, immaginando un “ritorno alla di Casa di bambola”, con una Nora anziana che fa i conti con le scelte di una vita, scoprendo che il “troppo tardi” le fa scoprire che i conti con il passato e i frammenti di una vita non sempre si ricompongono. Le ombre si allungano, ma, sono ombre che appartengono a tutti. La vita, i rapporti, i momenti, le fratture si ripetono: abbandoniamo e siamo abbandonati, siamo egoisti per noia o per necessità interiore, amiamo e non siamo ricambiati, spesso non riusciamo a non mentire, raramente ci sentiamo compresi.

Il titolo lo dice, è troppo tardi (“c’è qualcosa per cui è troppo tardi?”).



acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/too-late/303953









dal 13 al 18 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TROUBLEYN / JAN FABRE

13-14-15-16-17 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19

LA POÉSIE DE LA RÉSISTANCE

Ideazione, testo e regia di Jan Fabre

Traduzione in italiano di Franco Paris

Con Annabelle Chambon e Cédric Charron

Drammaturgia Miet Martens

Musiche con improvvisazioni al corno Gustav Koenigs

Luci e progetto tecnico Wout Janssens

Spettacolo in francese, con sopratitoli in italiano. Traduzione di Franco Paris.

produzione Troubleyn/Jan Fabre - Carnezzeria

La compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie

Durata: un’ora

Guarda il trailer https://youtu.be/M13w48shUHE

La poésie de la résistance è un testo teatrale potente e impegnato, scritto da Jan Fabre nel 2024, che celebra la forza dell’arte, della poesia e della resistenza contro l’oppressione. In un manifesto poetico e ritmico, due performer si presentano come membri di un movimento di resistenza artistica, che lotta in modo non violento contro la censura, la soppressione e il conformismo. I loro corpi e le loro parole diventano armi di bellezza, amore e creatività. L’opera è ricca di simbolismi e ripetizioni. I performer vengono “giustiziati” più e più volte da revolver, fucili, mitragliatrici, ma si rialzano, trasformando la violenza in movimento e poesia. Motivo ricorrente è l’atto di tatuare un nome sul corpo, presentato come una tela vivente, uno strumento di sfida che pensa e sente. Dai piedi alla lingua, dal cuore al cervello, ogni parte porta l’impronta dell’amore, della memoria e della lotta. Il nome inciso ancora e ancora è sempre lo stesso: Libertà.

“Créer, c’est résister. Résister c’est créer”

(Creare è resistere. Resistere è creare) – Stéphane Hessel, Indignez-vous!

La vera libertà vive nell’arte e in coloro che continuano a sognare, a danzare, a parlare e ad amare, anche se i proiettili continuano ad arrivare.

Lo spettacolo è ispirato al pamphlet Indignez-vous! di Stéphane Hessel e alla poesia

Liberté di Paul Eluard.



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18 aprile domenica h 17

UNA TRIBU’, ECCO QUELLO CHE SONO

Testo, concetto, regia Jan Fabre

Traduzione di Franco Paris

Con Irene Urciuoli

Drammaturgia Miet Martens

Disegno luci e tecnica Wout Janssens

produzione Troubleyn/Jan Fabre - Carnezzeria

La compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie.

Durata: un’ora



Guarda la presentazione https://youtu.be/k1GqZSwgY_g

Guarda il trailer https://youtu.be/ks-jzehlwwA

Spettacolo in italiano

Una tribù, ecco quello che sono (2004) è la prospettiva poetica di Jan Fabre sul lavoro del visionario del teatro Antonin Artaud, il “fondatore” del Théâtre de la Cruauté (1938).

Questa crudeltà non è fisica, ma spirituale: un invito a tornare alla verità cruda e non filtrata. Alla ricerca di un rituale segreto per risvegliare il divino dentro di sé, Artaud si recò presso le tribù indiane; cercava la purificazione e la scoperta di sé come modo per rivelare la malattia spirituale dell’umanità. “Mi spoglio del mio corpo fino all’osso”, si legge nel testo di Fabre.

L’umanità è spiritualmente incapace di affrontare la natura. L’umanità soffre di insoddisfazione spirituale. Da qui il desiderio di tornare a uno stato primordiale. Parlare di vita significa anche parlare di morte. Possiamo solo gridare alla morte. Il linguaggio deve tornare a essere un grido. Il cambiamento avverrà attraverso incontri che curano le ferite del nostro cuore.



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dal 20 al 25 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

THE FOREST

So dove sono, mi sono già persa qui

di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir

Con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai

Regia Claudio Tolcachir

Coreografie Cristiana Morganti

Assistente alla regia Tommaso De Santis

Scena Cosimo Ferrigolo

Costumi Nika Campisi

Luci Alice Colla

Da un’idea di Gaia Silvestrini

Laboratorio di scenografia ATTOSECONDO | immagine fondale LOREM | foto di scena Alfredo Toriello

Produzione Carnezzeria con Théâtre de la Ville de Paris, Teatri di Pistoia, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo

in collaborazione con Timbre4 Madrid, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone

Durata: 1 ora e 10 minuti

Guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=rwZA9DOHVgg&t=19s



Claudio Tolcachir e Cristiana Morganti si incontrano per dar vita ad un racconto che parte da riflessioni e spunti autobiografici, ma che trova eco nelle vicende di personaggi del teatro classico, archetipi della sensibilità e del mondo femminile.

Scegliendo di intrecciare storie solo apparentemente distanti fra loro, la danzatrice, attrice Cristiana Morganti, per oltre vent’anni solista del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, ora coreografa indipendente, e il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, costruiscono una fiaba contemporanea per esplorare il tema del tradimento emotivo, riflettendo sulla crisi delle relazioni sentimentali tra genitori e figli e sul tempo che scorre.

La pièce unisce la costruzione narrativa alla poesia del movimento, mescolando fiabe, autobiografia ed echi shakespeariani. Come tipico dei due artisti, lo sguardo è sempre ironico e disincantato, attento a cogliere i risvolti tragicomici, a volte grotteschi delle ferite sentimentali. Le figure portate in scena da Morganti, affiancata in scena dall’interprete Lisa Lippi Pagliai, appaiono e scompaiono nella suggestiva scenografia di Cosimo Ferrigolo, dove anche le voci fuori campo interagiscono con la protagonista, dando vita a un luogo emotivo complesso e affascinante, un mondo popolato anche di ombre, fantasmi e visioni. In questo universo variopinto si muovono altri temi, dalla memoria ingannevole alla demenza senile, dalla morte alla possibilità di trasformare il dolore in energia vitale.

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dal 27 aprile al 2 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

GIULIO CESARE o La Notte della Repubblica

Da William Shakespeare

Adattamento drammaturgico e riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo

Progetto Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory

Regia Marco Lorenzi

Collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti, Daniele Russo

Con (in o.a.) Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino, Angelo Tronca

Con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli

Disegno sonoro Massimiliano Bressan

produzione A.M.A. Factory in coproduzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
Durata 2 ore

Guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=y8-P1uG45i4



GIULIO CESARE o LA NOTTE DELLA REPUBBLICA, da un adattamento drammaturgico di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo, è un progetto nato per indagare il rapporto tra potere, individuo e fragilità degli ordinamenti democratici nel nostro tempo. È pensato per coinvolgere emotivamente il pubblico in una delle congiure più celebri della Storia, raccontata da Shakespeare con lucidità e contraddizione.

Lo spettacolo ha un duplice obiettivo: affrontare con radicalità uno dei testi shakespeariani più potenti e “usare” la storia di Bruto, Cassio, Antonio e del crollo della Repubblica romana, per interrogare il nostro presente. Le domande sono molte: cosa spinge alcuni a ribellarsi, anche con l’uso delle armi? Che rapporto abbiamo con la responsabilità legata alla libertà e alla democrazia? Quando smettiamo di credere nei nostri ideali? Che ruolo hanno i media nella costruzione del reale?

Non si tratta di una ricostruzione storica, ma di un’indagine del "nostro" rapporto, oggi, con questi temi e questo testo.

Cassio dice a Bruto: «La colpa non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi». Da lì, parte il nostro viaggio nell’imperfezione umana di quel male che, moltiplicato, diventa motore delle forze sociali, le quali impediscono che lo sviluppo si trasformi in progresso.



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Dal 4 al 9 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

CONGIURA

testo e regia Stefano Ricci

con Francesca Bonelli, Stefania Micheli, Barbara Piovella, Rita Quaglia, Fulvia Roggero

movimenti Stellario Di Blasi

suono Andrea Cera

scene Rosita Vallefuoco

costumi in via di definizione

assistente regia Ada Delogu

produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,

La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello



Congiura è una creazione che attraversa la terza età come territorio di resistenza, di lucidità e di sopravvivenza. Non come tema o categoria anagrafica ma condizione esistenziale e politica: quella di un corpo che continua a esistere quando il mondo smette di interpellarlo. Il progetto nasce da una riflessione sul rapporto tra tempo, organismo e memoria, su ciò che accade quando l’illusione della possibilità infinita si incrina e l’esperienza accumulata non coincide più con un riconoscimento sociale. In questa frattura si apre uno spazio fragile e radicale, in cui il soggetto non è più chiamato a produrre.

In scena, cinque donne intorno ai settant’anni occupano lo spazio. Il loro stare non è sola rappresentazione. I loro volumi, attraversati dalle stagioni, diventano misura, soglia, materia viva. Non offrono un racconto ma una durata condivisa. Non chiedono attenzione: la reclamano attraverso l’esistenza stessa.

Liberamente ispirato a Mine-Haha di Frank Wedekind, Congiura rovescia l’idea di educazione. Non più giovani fanciulle addestrate al futuro ma donne mature che disimparano l’obbedienza al declino. Il palco si trasforma in uno spazio di rieducazione al presente, un luogo in cui il gesto più semplice - stare, respirare, attendere - riacquista densità e senso.

Il lavoro manuale, la ripetizione, la fatica e il silenzio diventano linguaggio. In un tempo dominato dall’immateriale e dalla velocità, Congiura insiste sulla realtà del corpo e dello spirito, sulla sua imperfezione, sulla sua tenacia.

Il titolo stesso allude a un’impresa collettiva e segreta: una congiura nel senso originario del termine, con-giurare/cum spirare, respirare insieme. Un’alleanza silenziosa tra individui che condividono una condizione e scelgono di renderla visibile, senza chiedere permesso.

Dopo anni di ricerca sulla fisicità come immagine, superficie di desiderio o luogo del sacrificio, Congiura segna un movimento inverso: un ritorno all’organismo residuo, non spettacolarizzato, non funzionale, e proprio per questo irriducibilmente politico.



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dall’11 al 16 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

LA TRILOGIA DEI POVERI CRISTI

Laika – Pueblo – Rumba

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

suono Andrea Pesce

organizzazione Sara Severoni

distribuzione a cura di Mismaonda

Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo

Rumba durata 110’ senza intervallo

Guarda il video di presentazione https://youtube.com/shorts/i9hwqP7x_yg



LAIKA

voce fuori campo Alba Rohrwacher

immagine Riccardo Mannelli

produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano



PUEBLO

voce Ettore Celestini

immagine Riccardo Mannelli

luci Danilo Facco

produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano



RUMBA

L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato

voce Agata Celestini

immagini dipinte Franco Biagioni

luci Filip Marocchi

Produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano

commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023



martedì 11-05-27 h 21 e domenica 16-05-27 h 17 Laika acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-laika/303935


mercoledì 12-05-27 h 21 e sabato 15-05-27 h 19 Pueblo acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-pueblo/303936



giovedì 13-05-27 h 21 e venerdì 14-05-27 h 21 Rumba acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-rumba/303937



Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo

Rumba durata 110’ senza intervallo



LA TRILOGIA DEI POVERI CRISTI

Laika – Pueblo – Rumba

Ho cominciato dieci anni fa. Pensavo a un parcheggio in qualche periferia. Le periferie si

assomigliano tutte. I personaggi periferici pure. Protagonisti, ma fuori dalla grande Storia,

lontani da qualsiasi centro del mondo, ma al centro della propria vita. Lontano dai riflettori,

ma se ti abitui a vedere dove c'è poca luce: li vedrai brillare nell'ombra!



LAIKA

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

voce fuori campo Alba Rohrwacher



In principio c’è Dio. O forse il Big Bang. Poi c'è tutto il resto. C'è la Vecchia che ha letto una

montagna di libri e la prostituta che non ha letto abbastanza.

Tutto succede in un parcheggio nella periferia di una città. La periferia del mondo, senza

mai passare dal centro.

Produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano

Distribuzione a cura di Mismaonda



PUEBLO

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

Io mi chiamo Violetta. A me la cassa mi piace. Faccio la pipì prima di sedermi come le

bambine prima di mettersi in viaggio. Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in

trono, e i clienti sono sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose.

Produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano -

Distribuzione a cura di Mismaonda



RUMBA

L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco

nel parcheggio del supermercato

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

Ma perché Francesco ci affascina ancora dopo otto secoli? E dove lo troveremmo oggi? Tra

i barboni che chiedono l’elemosina nel parcheggio di un supermercato? Tra i facchini

africani che spostano pacchi in qualche grande magazzino della logistica?

Produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano

commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023

Distribuzione a cura di Mismaonda.

Card trilogia poveri cristi 45 euro tre spettacoli (Laika – Pueblo – Rumba)



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18 maggio martedì h 21

Non seppellitemi viva
Vita e poesie di Marina Cvetaeva

di Vico Faggi

con Raffaella Azim

produzione La Fabbrica dell'Attore



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dal 20 al 23 maggio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

CINEMA CIELO

scenografia, maschere, manichini, costumi Danio Manfredini

con Patrizia Aroldi, Vincenzo Del Prete, Danio Manfredini, Giuseppe Semeraro

assistente alla regia Patrizia Aroldi

luci Maurizio Viani

realizzazione colonna sonora Marco Olivieri

direttore di scena Alex Carnevali

elettricista Luisa Giusti

fonico da definire
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Spettacolo vincitore Premio Ubu 2004 per la Miglior regia

Durata 1 ora e 20 minuti



A oltre vent’anni dalla vittoria del Premio Ubu per la miglior regia, è ancora in scena Cinema Cielo, lo spettacolo cult dell’autore, attore e regista Danio Manfredini, che combina la storia dell’omonima sala a luci rosse di Milano, ora chiusa, con il romanzo di Genet Notre Dame des Fleurs. Rievocando i frequentatori di quel cinema, l’artista propone un ritratto poetico e carnevalesco di un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore.



C’era una volta a Milano il Cinema Cielo, una sala cinematografica a luci rosse ora chiusa.
Lo spettacolo è ispirato a questo luogo e mette una lente di ingrandimento su un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore.
Lo sguardo dello spettatore è rivolto alla sala cinematografica e spia le presenze che abitano il luogo.
Il sonoro del film è liberamente ispirato a un romanzo di Jean Genet e racconta di Louis, che tutti chiamano Divine, dei suoi amanti e di Nostra Signora dei Fiori, seducente assassino.
Trasferendo la storia del romanzo in una partitura sonora per quadri e intrecciandola con la vita di un cinema a luci rosse, prende forma un’opera che risuona della poetica genettiana e la aggancia fortemente a una realtà di vita concreta.
L’universo carcerario, diventa il buio mondo del cinema, metafora della stessa esclusione, le voci del film si fanno evocazione dello spessore poetico dei personaggi.
Lo spettacolo vive dell’incontro di due mondi che si appartengono, indissolubilmente legati: le ombre che abitano il Cinema Cielo, fanno riemergere le ombre e il mondo di Genet.



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25 e 26 maggio martedì e mercoledì h 21

NOTTI

da Le notti bianche di Dostoevskij

ideazione Rajeev Badhan e Elena Strada

regia, video, luci e musiche Rajeev Badhan

drammaturgia e adattamento Elena Strada e Rajeev Badhan

con in o.a. Elena Strada, Alberto Baraghini, Ruggero Franceschini

e la partecipazione di allieve e allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Feltre e Belluno

scene Badhan/Strada realizzate da Matteo Menegaz

assistente alla regia Harbans Badhan

assistente alla produzione Alex Paniz

operatore video Federico Boni

fotografa di scena Elisa Calabrese

produzione esecutiva Rajeev Badhan

produzione SlowMachine

con il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti, FUNDER 35, Fondazione Cariverona

Durata Circa 1 ora e 15 minuti

guarda il video di presentazione https://youtube.com/shorts/nRV1PeN_3Tg



Può “Le notti bianche”, a duecento anni dalla nascita del suo autore, parlare ancora alle generazioni di oggi? Quali universi può aprire? Quali immaginari può svelare? Quali contrasti può portare alla luce? Uno spettacolo dalla forte tensione visionaria, un dialogo tra teatro, video e video live, realizzato partendo da una riflessione sul racconto “Le notti bianche” di Dostoevskij, passando attraverso “Amore liquido” di Bauman, in cui due e più livelli visivi e temporali si intrecciano nella ricerca di un senso profondo nelle relazioni ai nostri tempi.

In scena tre attori/autori di una storia che si sdoppia, tra parallelismi e seconde dimensioni, producendo nuovi interrogativi: può la liquidità della nostra epoca, intesa come la fragilità di qualsiasi costruzione, influire anche sui sentimenti più forti e apparentemente solidi? Il concetto di amore ha un denominatore comune? Amore e libertà sono un binomio così incompatibile? “L’opera dell’autore russo Dostoevskij è il punto di partenza, drammaturgico e narrativo, dell’intera performance teatrale che, con forza, riemerge attraverso il mezzo del video, quasi fosse un sogno o una proiezione caleidoscopica di ciò che è accaduto o potrebbe accadere. Il testo diventa sia elemento d’indagine che strumento metateatrale, all’interno del quale i personaggi stessi si immergono e si perdono, facendo affiorare nuove domande sull’amore nella liquidità dell’oggi attraverso una recitazione desaturata, “liberata” da cliché o sovrastrutture teatrali che possa così correre in parallelo alle emozioni e mettersi in dialogo con la costruzione registica che viaggia tra il video e il reale”. Rajeev Badhan

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dal 27 al 30 maggio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

L'OSTAGGIO

scritto e diretto da Valentina Esposito

con Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia

Costumi Mari Caselli

Musiche originali Luca Novelli/Mokadelic

produzione Fort Apache Cinema Teatro, La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello

Con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Lazio

Durata 1 h 15’

Guarda il video di presentazione https://youtu.be/HgQqxYV6lxo



In uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità, in un’escalation di violenza e perdizione, tra sogno e rimorso, piacere e dolore, rabbia, risentimento, solitudine profonda. Un altro, più vecchio, lo sorveglia, lo giudica implacabilmente, lo tortura. Gli sta addosso, come un mastino affamato, un cane da guerra, lo tiene in ostaggio, gli rende impossibile precipitare fino in fondo, ma nemmeno gli permette di salvarsi, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta, trascinato dal desiderio, dalla voluttà, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera.



Note di regia

Un uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività, con le sue distorsioni, le sue proiezioni, il cranio spaccato in due con un’ascia, un chiodo piantato nel mezzo... Il dissidio prende voce, il tormento diventa visibile, la tortura dell’anima si fa materia, sulla scena la persona genera il suo doppio, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio, ma silenzio non c’è, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno.



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Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE, Card Danza, card libera scuole, Vivispettacolo info promozioneteatrovascello@gmail.com - promozione@teatrovascello.it
Biglietti: Intero 25 euro - Ridotto over 65: 20 euro - Ridotto addetti ai lavori del settore e Cral/Enti convenzionati: 18 euro - Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10 persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,
acquista direttamente alla biglietteria
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Info: 06 5881021 – 06 5898031

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Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78

Monteverde Roma



ORARI spettacoli

dal martedì al venerdì h.21

sabato h.19

domenica h.17



replica speciale lunedì 28 dicembre h 21

speciale capodanno giovedì 31 dicembre h 21.30

giorni di chiusura 24-25 dicembre, 1° gennaio, 28-29 marzo



BIGLIETTERIA

intero € 25

over 65 € 20

cral e convenzioni € 18

studenti € 16





Abbonamenti

Zefiro (1 ingresso per 9 titoli) € 135 ACQUISTA ON LINE https://www.vivaticket.com/it/ticket/abbonamento-zefiro-9-spettacoli/303958

Tragudia

L'orologio americano

Quinto: Non uccidere

Hospitality suite

L’ultimo nastro di Krapp

Orestea

Riccardo III

Giulio Cesare

La trilogia dei poveri cristi

(uno spettacolo della trilogia)



Eolo (1 ingresso per 9 titoli) € 135 ACQUISTA ON LINE https://www.vivaticket.com/it/ticket/abbonamento-eolo-9-spettacoli/303957

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Lemnos

Il Prodigio

Il viale del tramonto

Edipus

Fuggire, cadere e altre cose inutili

Too Late

The Forest

Congiura



CARD

Card love (2 ingressi per 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione dal martedì alla domenica) € 74 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-love-2-spettacoli-per-2-persone-4-ingressi/303961



Card libera (6 spettacoli non cumulativi a scelta su tutta la programmazione dal martedì alla domenica) € 114 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-libera-6-spettacoli/303960



Card libera scuole di teatro* 5 ingressi anche cumulativi € 50

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal martedì al giovedì)

Card libera scuole di teatro* week end 5 ingressi anche cumulativi € 65

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal venerdì alla domenica)

* le scuole di teatro devono essere certificate e convenzionate con il teatro Vascello quindi acquistabili soltanto per telefono o alla biglietteria del teatro



Card Danza 4 ingressi anche cumulativi € 50 Glass with Silence / C'era una volta/

The Sleeping Queen / Ma a che serve la luce? https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-danza-4-ingressi/303959



Card trilogia poveri cristi 45 euro tre spettacoli ( Laika – Pueblo – Rumba ) acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-trilogia-poveri-cristi/303964



Le card devono essere acquistate preventivamente almeno 24 ore prima dal primo utilizzo. Si consiglia la prenotazione del posto e la verifica della disponibilità dei posti.



SOSTIENI LA CULTURA VIENI AL TEATRO VASCELLO

Donaci il tuo 5x1000 con la prossima dichiarazione dei redditi basta indicare al tuo commercialista il nostro codice fiscale: 01340410586 - Coop. La Fabbrica dell’Attore E.T.S. BANCA INTESA SAN PAOLO ag. Circ. Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849

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Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

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