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C’è una forma di amore che non si consuma, che resta sospesa tra presenza e assenza, tra sogno e realtà. Quando Gianni Regalzi scrive “Son solo vento”, non racconta soltanto un sentimento, ma dà voce a una condizione umana universale: il desiderio di esserci senza poter essere percepiti. È una poesia che sfiora la pelle e insieme la coscienza, lasciando nel lettore una traccia sottile e persistente.
Pier Carlo Lava
Son solo vento di Gianni Regalzi
Onde di calda brezza sui capelli
confondono il suo sguardo azzurro Luna
mentre dal mare stille di rugiada
imperlano d'argento la sua pelle.
Le sono accanto, sento il suo profumo,
ma Lei non può vedermi, sono vento,
son caldo vento, come i miei pensieri
che sfiorano leggeri le sue labbra.
Labbra carnose, ardenti come brace
che fan dimenticar tutti gli affanni.
E' qui vicina a me, distesa al sole
ambrata come l'ombra dei tramonti.
La sfioro col mio viso, e il suo respiro
è dolce come il miele a primavera,
ma dai miei occhi sgorga amaro sale,
Lei non mi può sentir, son solo vento.
Alessandria, 1 maggio 2012
Gianni Regalzi
(Da "Silenzi e Pensieri" dir.ris.)
La poesia si sviluppa come un dialogo silenzioso tra presenza e invisibilità, dove il poeta si identifica con il vento, elemento impalpabile ma profondamente sensoriale. Il vento diventa metafora dell’amore non corrisposto o impossibile, capace di accarezzare ma non di essere riconosciuto. Questa tensione tra vicinanza e distanza è il cuore emotivo del testo. Le immagini utilizzate sono fortemente evocative: “stille di rugiada”, “pelle imperlata d’argento”, “labbra ardenti come brace” costruiscono un universo sensoriale ricco, quasi tattile. Regalzi lavora su una poesia che si percepisce con i sensi prima ancora che con la ragione, dove il corpo e la natura si fondono in un’unica dimensione lirica. L’elemento marino e quello atmosferico si intrecciano, creando un paesaggio emotivo sospeso tra sogno e malinconia.
Ma è nel finale che la poesia raggiunge la sua massima intensità: “dai miei occhi sgorga amaro sale”. Qui il vento, simbolo di leggerezza, si carica improvvisamente di dolore umano. Il sale richiama il mare, ma anche le lacrime, chiudendo il cerchio simbolico con una nota di struggente consapevolezza. Il poeta è presente, ma invisibile; sente, ma non può essere sentito. Lo stile di Regalzi si inserisce in una tradizione lirica che richiama, per sensibilità e immagini, autori come Pablo Neruda per l’intensità sensuale e Salvatore Quasimodo per la capacità di condensare emozione e simbolo in versi essenziali. Tuttavia, la sua voce resta personale, delicata, quasi sussurrata, capace di parlare direttamente al lettore senza artifici.
Biografia dell’autore
Gianni Regalzi è un autore legato al territorio alessandrino, la cui scrittura si distingue per una forte componente emotiva e introspettiva. La sua poetica si muove tra sentimento e contemplazione, spesso con richiami alla natura come specchio dell’anima. L’opera da cui è tratto il testo, “Silenzi e Pensieri”, riflette già nel titolo la sua cifra stilistica: un equilibrio tra ciò che si dice e ciò che resta sospeso. La sua produzione si colloca nel solco di una poesia accessibile ma non banale, capace di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla profondità. Regalzi scrive per evocare, più che per descrivere, lasciando spazio all’immaginazione del lettore.
“Son solo vento” è una poesia che resta. Non per la complessità, ma per la sua sincerità emotiva, per quella capacità rara di trasformare un sentimento semplice in un’immagine universale. È il racconto di un amore che esiste, ma non può manifestarsi, e proprio per questo diventa eterno.
Geo
Alessandria, città piemontese ricca di storia e sensibilità culturale, rappresenta il contesto ideale per una poesia come questa, dove la dimensione intima si intreccia con il paesaggio e con la memoria. Gianni Regalzi, profondamente legato al territorio, traduce in versi un sentire che appartiene a molti, confermando il ruolo di Alessandria Post come spazio di valorizzazione della letteratura contemporanea e della voce degli autori locali.
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