“Senza respiro”: il rapporto Antigone denuncia il dramma delle carceri italiane tra sovraffollamento, suicidi e degrado

 

Interno di un carcere italiano sovraffollato con celle, corridoi e sbarre in primo piano, immagine fotografica ad alta risoluzione sul tema del rapporto Antigone e della crisi delle carceri italiane.

“Dietro le mura delle carceri italiane esiste un mondo che molti preferiscono non vedere, ma che racconta molto dello stato reale di una democrazia.” Alessandria Post torna ad affrontare uno dei temi più delicati e controversi del nostro Paese: la condizione delle carceri italiane, fotografata dall’ultimo rapporto dell’associazione Associazione Antigone, che parla apertamente di un sistema “senza respiro”. Un’espressione forte, che descrive istituti sempre più sovraffollati, tensioni crescenti, strutture fatiscenti e un numero impressionante di suicidi e atti di autolesionismo.
Pier Carlo Lava

Secondo il XXI Rapporto sulle condizioni di detenzione pubblicato da Antigone, nelle carceri italiane il numero dei detenuti continua ad aumentare mentre gli spazi disponibili diminuiscono. A fine 2025 i detenuti erano quasi 64 mila a fronte di una capienza reale di poco superiore ai 46 mila posti. Il tasso medio di sovraffollamento ha raggiunto il 138,5%, con decine di istituti che superano addirittura il 150% e alcuni casi oltre il 200%.

Il rapporto descrive celle troppo piccole, strutture deteriorate, carenze sanitarie e difficoltà crescenti nella gestione quotidiana dei detenuti. In molti istituti non viene garantito nemmeno lo spazio minimo vitale previsto dagli standard europei. Antigone denuncia come il carcere stia progressivamente perdendo la propria funzione costituzionale di recupero e reinserimento sociale, trasformandosi invece in un semplice contenitore umano dove disagio, rabbia e marginalità si accumulano senza soluzioni concrete.

Uno degli aspetti più drammatici riguarda il numero dei suicidi. Secondo i dati riportati da Antigone e dal dossier “Morire di carcere”, il 2025 ha registrato 79 suicidi nelle carceri italiane e 238 morti complessive tra i detenuti. Numeri che confermano una crisi umana e psicologica profondissima. Il fenomeno suicidario interessa ormai decine di istituti penitenziari italiani. Tra il 2024 e il 2025 sono stati coinvolti almeno 64 carceri, circa un terzo degli istituti presenti nel Paese.

A preoccupare è anche il crescente numero di episodi di autolesionismo, spesso legati a disagio psichico, isolamento, dipendenze, mancanza di attività e difficoltà relazionali. Antigone sottolinea come il carcere sia diventato uno dei principali luoghi di concentrazione della fragilità sociale italiana: persone con problemi psichiatrici, tossicodipendenze, marginalità economica e storie di esclusione finiscono sempre più frequentemente dietro le sbarre senza adeguati percorsi terapeutici o di sostegno.

Nel rapporto emerge inoltre una critica forte alla politica e alla gestione del sistema penitenziario. Secondo l’associazione, gli interventi messi in campo risultano insufficienti rispetto all’emergenza reale. La costruzione di nuovi posti detentivi non basta se non accompagnata da misure alternative alla detenzione, investimenti nella salute mentale, formazione professionale e reinserimento sociale. Anche il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha recentemente emanato nuove linee guida per la prevenzione degli autolesionismi, segno che il problema ha ormai raggiunto livelli molto preoccupanti.

Il tema divide profondamente l’opinione pubblica italiana. Da una parte c’è chi ritiene che il carcere debba soprattutto punire chi ha commesso reati; dall’altra chi ricorda che la Costituzione italiana parla chiaramente di funzione rieducativa della pena. In mezzo restano migliaia di persone detenute, agenti penitenziari sotto pressione e operatori sociali che lavorano quotidianamente in condizioni difficili.

Il rapporto Antigone non è soltanto una raccolta di numeri. È anche un richiamo politico e umano a non dimenticare cosa accade dentro le carceri italiane. Perché, come ricordano molti osservatori del settore, il modo in cui uno Stato tratta i detenuti racconta molto della qualità della sua civiltà giuridica e democratica.

Geo: L’Associazione Antigone, nata alla fine degli anni Ottanta, è una delle principali organizzazioni italiane impegnate nel monitoraggio delle condizioni carcerarie e nella tutela dei diritti delle persone detenute. Attraverso visite periodiche negli istituti penitenziari italiani, pubblica ogni anno un rapporto considerato tra i più autorevoli strumenti di analisi sul sistema penitenziario nazionale. Anche Alessandria Post segue con attenzione questi temi, che intrecciano giustizia, diritti umani, sicurezza e dignità della persona.

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