“Sempre più giovani lasciano l’Italia, ma c’è anche chi torna: ecco dove emigrano e perché alcuni scelgono di rientrare”

 

Giovane italiana in aeroporto con valigia e zaino osserva il tabellone partenze, simbolo dell’emigrazione giovanile verso l’estero.

C’è una generazione che prepara la valigia senza sapere se un giorno tornerà davvero. Negli ultimi anni migliaia di giovani italiani hanno lasciato il Paese in cerca di stipendi più alti, meritocrazia e stabilità, scegliendo città come Berlino, Londra, Dublino o Amsterdam come nuove case. 
Eppure, accanto a questa grande fuga silenziosa, esiste anche un fenomeno meno raccontato ma altrettanto significativo: quello dei giovani che decidono di rientrare in Italia dopo anni trascorsi all’estero. Alcuni tornano per la famiglia, altri per la qualità della vita, altri ancora perché desiderano costruire qui un futuro diverso dopo aver accumulato esperienze internazionali. È il ritratto di un’Italia che continua a perdere talenti, ma che conserva ancora una forza emotiva, culturale e umana capace di richiamare a casa una parte dei suoi figli.
Pier Carlo Lava

C’è un dato che colpisce più di tutti: l’Italia continua a perdere giovani, spesso laureati e altamente qualificati, ma negli ultimi anni sta emergendo anche un fenomeno meno raccontato, quello dei ragazzi e delle ragazze che scelgono di tornare. Non sono ancora abbastanza per invertire la tendenza, però esistono e rappresentano un segnale interessante per capire come sta cambiando il rapporto tra giovani italiani e Paese d’origine.

Secondo i dati ISTAT, CNEL e Rapporto Italiani nel Mondo, nel 2024 e nel 2025 l’emigrazione giovanile ha raggiunto livelli molto elevati. Solo nel 2024 oltre 93 mila giovani italiani tra i 18 e i 39 anni hanno trasferito la residenza all’estero, con una crescita enorme rispetto a dieci anni fa. Il fenomeno riguarda soprattutto giovani con diploma o laurea, spesso provenienti dal Nord Italia e dal Mezzogiorno.

Le mete principali restano soprattutto europee. Germania, Regno Unito, Svizzera, Spagna e Paesi Bassi continuano ad attirare molti italiani grazie a stipendi più alti, contratti più stabili e maggiori opportunità di carriera. Negli ultimi anni sono cresciute anche le partenze verso Irlanda, Francia, Emirati Arabi, Canada e Australia, soprattutto nei settori tecnologici, finanziari, sanitari e della ricerca.

Molti giovani dichiarano di lasciare l’Italia non solo per motivi economici, ma anche per una percezione di maggiore meritocrazia all’estero. Secondo diverse analisi, il problema riguarda salari bassi, precarietà lavorativa, difficoltà nel trovare casa e una mobilità sociale percepita come bloccata.

Eppure, accanto alla cosiddetta “fuga dei cervelli”, esiste anche un movimento opposto. I dati mostrano infatti che una parte dei giovani italiani rientra dopo alcuni anni trascorsi all’estero. Secondo Sky TG24, nel 2024 sono rientrati in Italia quasi 22 mila giovani italiani, su circa 53 mila rientri complessivi. Non è un numero sufficiente a compensare le partenze, ma indica che una quota di giovani considera ancora possibile costruire un futuro nel proprio Paese.

Chi sono quelli che tornano? Molto spesso si tratta di professionisti che hanno acquisito competenze internazionali e che rientrano con un bagaglio professionale più forte. Tra loro ci sono ricercatori, informatici, medici, creativi digitali, manager e lavoratori autonomi che hanno scoperto all’estero modelli di lavoro più flessibili e poi hanno deciso di riportare quell’esperienza in Italia. In altri casi il ritorno è legato a motivazioni personali: famiglia, qualità della vita, desiderio di crescere i figli vicino ai nonni, oppure la ricerca di un equilibrio meno competitivo rispetto alle grandi metropoli internazionali.

Negli ultimi anni hanno inciso anche alcuni incentivi fiscali per il cosiddetto “rientro dei cervelli”, che hanno favorito il ritorno di professionisti altamente qualificati. Inoltre, il lavoro da remoto ha cambiato molte logiche: alcuni giovani oggi lavorano per aziende straniere pur vivendo in Italia, specialmente in città medie o in aree considerate più vivibili rispetto a Londra, Berlino o Dublino.

Esiste poi un elemento culturale che spesso emerge nelle testimonianze dei giovani rientrati: dopo l’entusiasmo iniziale dell’esperienza internazionale, molti riscoprono il valore della rete familiare, della socialità italiana e di una qualità della vita che all’estero non sempre trovano. Alcuni raccontano stipendi migliori fuori dall’Italia, ma anche ritmi più duri, maggiore solitudine e costi della vita elevatissimi.

Il problema, però, resta strutturale. Secondo Eurispes, l’Italia perde ogni anno almeno 34.700 giovani, con un impatto economico stimato in oltre 1,6 miliardi di euro di PIL. E il Rapporto Italiani nel Mondo segnala che negli ultimi vent’anni il saldo migratorio italiano resta fortemente negativo, con oltre 1,6 milioni di espatri contro circa 826 mila rimpatri.

Il dato forse più importante è che oggi i giovani italiani non partono più soltanto “per necessità”, ma spesso per scelta strategica. E allo stesso modo, chi torna non sempre lo fa per fallimento, ma perché desidera trasformare l’esperienza internazionale in una nuova fase della propria vita. L’Italia continua dunque a essere un Paese che perde energie giovani, ma anche un luogo che alcuni, dopo aver visto il mondo, scelgono ancora di chiamare casa.

Geo: Italia, Europa. Il fenomeno dell’emigrazione giovanile riguarda soprattutto le grandi città italiane e le regioni del Nord e del Sud più colpite dalla precarietà lavorativa. Alessandria Post segue con attenzione i cambiamenti sociali, economici e culturali che coinvolgono le nuove generazioni italiane, osservando da vicino il rapporto sempre più complesso tra giovani, lavoro, identità e futuro in Europa.

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