“Semi che germogliano” di Silvana Fulcini: la poesia invisibile dei gesti che restano

 

Una fotografia macro stilizzata che mostra una sezione trasversale di una ciotola di ceramica riempita di terra scura, con diversi semi che germogliano. Piccoli germogli verdi con prime foglie spuntano dai semi aperti, con radici visibili che si estendono nel terreno. Alcuni semi non germogliati sono sparsi sulla superficie scura e testurizzata davanti alla ciotola, su uno sfondo sfocato e di colore neutro.

Ci sono poesie che non chiedono attenzione, ma si insinuano lentamente nella coscienza, come fanno i gesti veri, quelli che non cercano riconoscimento. “Semi che germogliano” è una di queste: un testo che non alza la voce, ma scava con delicatezza nella materia più profonda dell’umano, restituendo valore a ciò che spesso passa inosservato. In un tempo dominato dall’apparenza e dall’immediatezza, questa poesia ci invita a guardare altrove, là dove il bene si compie senza testimoni.
Pier Carlo Lava

“Semi che germogliano” di Silvana Fulcini

Non fanno rumore quando cadono.
Una parola detta a mezza voce,
un caffè pagato senza dirlo,
il tempo che regali quando sei stanco.

Trovano terra dove non guardi.
Nella crepa di chi non ti risponde subito,
nel petto di uno sconosciuto a Bologna
che ripeterà il tuo gesto senza sapere il tuo nome.

Crescono lontano dalle tue mani.
Diventano ombra d'estate,
pane spezzato, pazienza insegnata,
la luce che un altro accende perché l'ha vista in te.

Non è immortalità, è semina.
Noi non lasciamo statue, lasciamo semi.
E quando non ci saremo,
qualcuno raccoglierà senza sapere di chi era la mano.
E sarà ancora un pezzo di noi.

Silvana Fulcini
30/04/2026

La forza di questa poesia risiede nella sua semplicità solo apparente. Ogni verso è costruito come un piccolo gesto, discreto ma carico di significato, proprio come le azioni che descrive. Non c’è retorica, non c’è enfasi: solo una verità che si deposita lentamente, come i semi evocati dal titolo.  Il tema centrale è quello della trasmissione invisibile del bene. I gesti quotidiani, spesso dimenticati, diventano qui atti di continuità umana: passano da una persona all’altra, si trasformano, si moltiplicano. L’idea che uno sconosciuto possa ripetere un gesto senza conoscerne l’origine è tra le immagini più potenti del testo, perché suggerisce una catena silenziosa di umanità.

La poesia si colloca in una linea che richiama la sensibilità di Franco Arminio per l’attenzione al quotidiano e quella di Wisława Szymborska per la capacità di rendere universale il dettaglio minimo. Tuttavia, la voce di Silvana Fulcini resta autonoma, riconoscibile per una scrittura etica e luminosa, che non cerca effetti ma lascia tracce.  Il verso “Noi non lasciamo statue, lasciamo semi” rappresenta il cuore filosofico della poesia. È un rovesciamento potente: non la memoria monumentale, ma quella vivente, che cresce, cambia, si trasmette. Non è l’immortalità a interessare l’autrice, ma la continuità.

Anche il finale è di rara intensità: l’idea che qualcuno raccoglierà senza sapere “di chi era la mano” restituisce una visione profondamente umana e disinteressata del bene. Il gesto perde il suo autore, ma non il suo valore.

Biografia dell’autrice:
Silvana Fulcini è una voce della poesia contemporanea che si distingue per una scrittura sobria e profondamente umana. I suoi versi nascono dall’osservazione del quotidiano e dalla capacità di trasformare gesti semplici in riflessioni universali. La sua poetica si muove tra etica e sensibilità, offrendo al lettore una poesia che non impone, ma accompagna.

“Semi che germogliano” è una poesia che resta, proprio come i semi di cui parla. Non colpisce per forza, ma per verità. E forse è proprio questo il suo dono più grande: ricordarci che ciò che conta davvero spesso non si vede, ma cresce.

Geo:
La poesia di Silvana Fulcini si inserisce nel panorama della poesia contemporanea italiana, oggi sempre più diffusa anche attraverso il web e le piattaforme digitali. Alessandria Post continua a promuovere queste voci, valorizzando una letteratura capace di parlare al presente con autenticità.

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