Sanità Piemonte, boom di pazienti in fuga: cresce il deficit per le cure fuori regione

Corridoio di ospedale con indicazioni per pronto soccorso e reparto sanitario, simbolo della fuga dei pazienti piemontesi verso altre regioni per ricevere cure più rapide.

Curarsi fuori dal Piemonte non è più un’eccezione, ma una scelta sempre più frequente per migliaia di cittadini.” È questo il quadro che emerge dai nuovi dati sulla mobilità sanitaria pubblicati in queste ore e rilanciati da la Repubblica Torino. Un fenomeno che racconta molto più di semplici numeri: racconta liste d’attesa troppo lunghe, carenza di specialisti, reparti sotto pressione e una crescente sfiducia verso la capacità del sistema sanitario regionale di rispondere rapidamente ai bisogni dei pazienti. Alessandria Post segue con attenzione questo tema perché riguarda direttamente la vita quotidiana delle famiglie piemontesi, comprese quelle del territorio alessandrino, dove il disagio sanitario viene segnalato da tempo.

Pier Carlo Lava

Nel 2024 il saldo della cosiddetta “mobilità passiva” sanitaria piemontese è peggiorato in modo drastico: il deficit è passato da circa 8 milioni a oltre 24 milioni di euro in un solo anno, praticamente triplicando. Questo significa che sempre più piemontesi si stanno curando in altre regioni, mentre il Piemonte attrae meno pazienti da fuori.

Secondo i dati riportati nelle ultime analisi giornalistiche, i motivi principali sarebbero legati a liste d’attesa giudicate insostenibili, difficoltà organizzative, reparti ridimensionati e scarsità di personale sanitario. Il consigliere regionale Daniele Valle parla apertamente di “segnale di declino” del sistema regionale, mentre l’assessore alla Sanità Federico Riboldi richiama invece la necessità di rafforzare la cooperazione sanitaria e gli accordi tra territori confinanti.

Particolarmente significativa la situazione dell’area di Alessandria. I dati indicano infatti che l’ASL e l’Azienda Ospedaliera di Alessandria registrano uno dei peggioramenti più marcati del Piemonte, con un saldo negativo che avrebbe superato i 12 milioni di euro nel 2024. Un dato che riaccende il dibattito locale sulla necessità di investimenti strutturali, nuove assunzioni e maggiore attrattività per medici e specialisti.

Negli ultimi mesi il tema è diventato centrale anche nel dibattito pubblico piemontese. Diverse associazioni e comitati per la sanità pubblica hanno denunciato una situazione considerata ormai critica, parlando di migliaia di professionisti mancanti nel sistema regionale e di una crescente espansione della sanità privata convenzionata. Parallelamente la Regione punta sul progetto di nuovi IRCCS e sul rafforzamento dei poli di eccellenza per tentare di frenare la fuga dei pazienti verso Lombardia ed Emilia Romagna.

Il fenomeno, però, non riguarda solo il Piemonte. In tutta Italia la mobilità sanitaria continua a crescere e ha ormai superato i 5 miliardi di euro annui, con il Nord che continua ad attrarre pazienti da molte altre aree del Paese. Nel caso piemontese, tuttavia, il dato colpisce perché coinvolge una regione storicamente considerata forte sul piano ospedaliero e universitario.

La questione ora è capire se il sistema riuscirà a invertire questa tendenza. Per molti cittadini piemontesi, infatti, la possibilità di curarsi vicino a casa non è solo un tema economico o amministrativo, ma una questione di dignità, sicurezza e qualità della vita.

Geo: Piemonte, con particolare attenzione al territorio di Alessandria e alle dinamiche della sanità regionale del Nord Italia. Alessandria Post continua a monitorare l’evoluzione del sistema sanitario piemontese, tra criticità territoriali, mobilità passiva e prospettive future legate agli investimenti ospedalieri e universitari.

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