PRIMAVERA
D'ali il volo
a nimbo di luce
su scaglie di cielo,
primavera di rondini.
Petali di mandorlo
slabbrate lacrime,
giochi di vento,
polvere di primavera.
Il giorno si posa
s'ombre perdute
e fiata il vento,
canto di primavera.
Tu, mia allodola
d'occhi e canto
d'amore intenso,
tu, mia primavera.
VIncenzo Savoca
Ragusa 30 maggio 2026
Una poesia luminosa, Vincenzo.
Le tue immagini evocano una rinascita che non è solo stagionale, ma profondamente interiore. La metafora dei "petali di mandorlo" come "slabbrate lacrime" è di una delicatezza struggente: suggerisce come anche la bellezza della primavera possa portare con sé la malinconia di ciò che è fragile o che si lascia andare, quasi come un "gioco di vento" che disperde il passato.
La chiusura è un passaggio molto dolce: trasformare il concetto astratto di primavera in una presenza viva, la tua "allodola", sposta il focus dalla natura al battito del cuore. È un omaggio delicato e appassionato.
Lessico della Leggerezza: La scelta lessicale è coerente con il tema: termini come nimbo, luce, scaglie, petali, polvere e fiata costruiscono un universo etereo. C’è una volontà di "smaterializzare" la realtà per renderla una sensazione, un respiro.
L'Ossimoro Emotivo: Il punto di forza del componimento risiede nel secondo capitolo, dove definisci i petali di mandorlo come "slabbrate lacrime". È un'immagine potente: rompe l'idillio della natura pura e introduce la componente umana — la sofferenza o la nostalgia — dentro la perfezione primaverile. Questo distoglie la poesia dal rischio di cadere in un tono troppo convenzionale o bucolico.
La Dinamica del Movimento: Il testo è attraversato da un movimento verticale e fluido: il "volo", le "scaglie" (che suggeriscono una superficie cangiante), il "vento". La primavera, qui, non è uno stato di quiete, ma un mutamento perpetuo, un "gioco" che culmina nel sospiro ("fiata il vento").
Srgio Batilsi
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