Esistono esistenze che non si possono misurare con i parametri del successo, ma solo con la distanza percorsa tra ciò che il mondo ci impone di essere e ciò che siamo realmente. La storia di Paulo Coelho è, in questo senso, un manifesto di resistenza. Prima di diventare l’autore da 150 milioni di copie, Coelho è stato un "problema". Un adolescente che non rispondeva alle aspettative di una famiglia che lo voleva avvocato o ingegnere; un uomo che il mondo ha cercato di "curare" con l’elettroshock perché la sua sete di libertà appariva come una minaccia.
Questa capacità di resistere all'urto trova una spiegazione profonda nel pensiero di Carl Rogers, il padre del Counseling umanistico. Rogers amava raccontare di aver osservato, sulla costa californiana, una piccola pianta incastrata tra le rocce, costantemente flagellata dai marosi. Quell'alga veniva schiacciata, sommersa, piegata dalla violenza dell'oceano, eppure ogni volta, non appena l'onda si ritraeva, tornava a tendersi verso l'alto, integra.
In quella pianta Rogers vide la "tendenza attualizzante": una spinta vitale che abita ogni essere umano e che lo porta, quasi per istinto, a sviluppare le proprie potenzialità nonostante le ferite. Coelho è stato quell'alga. I "marosi" della sua vita — i ricoveri forzati, il fallimento della prima edizione de L'Alchimista, il rifiuto degli editori — non hanno spezzato la sua natura. Hanno solo reso più profonda la sua radice.
Il viaggio verso se stessi
La vera trasformazione non avvenne però in una clinica, ma lungo gli 800 chilometri del Cammino di Santiago. È qui che il concetto di resilienza si sposa con quello di individuazione. Il Cammino non è mai solo uno spostamento geografico; è un viaggio interiore con se stessi e verso se stessi.
È un processo di svestizione: sotto la pioggia e la fatica, cadono le maschere sociali e i titoli. Coelho ci insegna che bisogna avere il coraggio di perdersi per potersi finalmente incontrare. Il suo pellegrinaggio è stato il luogo della "trasmutazione" alchemica: ha capito che la sua "Leggenda Personale" non era quella scritta dagli altri, ma quella che lui stesso doveva ancora narrare.
Una bussola per il futuro
Nel counseling, si insegna che il cambiamento non è "diventare qualcun altro", ma tornare a fidarsi del proprio nucleo autentico. È una ricerca che richiede la pazienza di chi sa che ogni passo, anche quello fatto nell'ombra, è necessario.
È in questa prospettiva che amo inserire una riflessione che sento profondamente mia, una sorta di bussola per orientare i miei passi: siamo tutti, costantemente, "in cammino verso la parte migliore di noi stessi".
È una definizione che rivendico con convinzione, perché credo che la "parte migliore" non sia un traguardo di perfezione o un premio da esporre, ma quel punto di equilibrio dove finalmente ciò che sentiamo coincide con ciò che facciamo. Coelho ci dimostra che il cammino può essere lungo e doloroso, ma è l'unico che valga la pena di essere percorso. Perché alla fine, come il pastore Santiago, scopriremo che il tesoro non era un oggetto, ma la consapevolezza acquisita lungo la strada: quella di non essersi arresi, proprio come la piccola alga di Rogers che, nonostante tutto, continua a guardare il sole.
Ada Rizzo, 01 Maggio 2026, Jesolo
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