Mostra foto di Enrico Barberi, Arquata S.

NAVIGANTI 
 
La tradizione culturale di stampo ellenocentrico ci ha abituati a ragionare in termini mediterranei. Per noi, 
infatti, navigare significa attraversare il mare, significa percorrere rotte che ancora oggi uniscono e 
dividono. I miti classici ci ricordano navigazioni eroiche, scoperta ed esplorazione di luoghi misteriosi e pieni 
di insidie, porti che invece accolgono, con un valore simbolico molto forte che è alla base del nostro essere. 
Riflettendo sul lavoro di Enrico Barberi dal titolo “Naviganti” è forse più plausibile pensare ad un altro tipo 
di navigazione. Infatti, forse ancora prima di attraversare il mare, l’uomo si è cimentato con la navigazione 
fluviale, una navigazione non meno insidiosa che si insinua nei meandri della terra riservando incredibili 
sorprese a chi ha la ventura di muoversi attraverso quelle acque. 
Le fotografie di Barberi hanno una peculiarità, ci propongono luoghi stranianti e totalizzanti nei quali 
l’essere umano è una apparizione, un’epifania nello spazio materico che lo circonda. I luoghi di Barberi ci 
portano a pensare al difficile rapporto tra uomo e natura, un rapporto che ci illude di poter dominare una 
forza misteriosa che, come ci insegna Giacomo Leopardi, per noi non prova nulla se non una sostanziale 
indifferenza. La città, spazio artificiale, e le stravolte coste dell’Islanda rappresentano due punti di vista 
attraverso cui il fotografo ci conduce a riflettere sulle nostre esistenze, esistenze di naviganti fluviali che su 
piccole barche, in solitudine, risalgono la corrente del fiume. A molti sembra palese che il navigare dalla 
sorgente alla foce sia la metafora della vita. È più probabile invece che possa meglio spiegare il significato 
della vita il cammino inverso, dalla foce alla sorgente. Navigare controcorrente ci mette di fronte alle 
difficoltà e alle fatiche che ciascuno di noi deve compiere ogni giorno per rimanere a galla. Tutto ciò che 
avviene durante la nostra vita riguarda prima di tutto noi stessi, spetta a noi confrontarci con le insidie del 
viaggio nel quale siamo calati dal momento in cui nasciamo fino al momento in cui moriamo. 
Ogni giorno, dunque, affrontiamo un pezzo di risalita nella nostra navigazione, a volte su acque calme che 
sembrano stagni, a volte bloccati da rapide o cascate che dobbiamo affrontare in qualche modo, magari 
risalendo la montagna con la barca sulle spalle, soli.                                                                                                                    
Ma tutto ciò fa parte del nostro ruolo di NAVIGANTI.                                                                                                                     
  
Carlo Pesce 
Risalire quel fiume era come viaggiare a 
 ritroso verso i più remoti primordi del mondo… 
Joseph Conrad, Cuore di tenebra 
 
Seems I’m not alone at being alone 
Police, Message in a bottle 

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