L’ossimoro di Ove dal romanzo di Frederik Backman, “L’uomo che metteva in ordine il mondo” di Francesca Giordano
“Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che riescono invece a interrogare profondamente il nostro modo di vivere le relazioni, la solitudine e il bisogno umano di essere riconosciuti.” Alessandria Post dedica attenzione agli autori e agli studiosi che attraverso la letteratura contemporanea riescono a mettere in dialogo psicologia, educazione e società. Nell’analisi di Francesca Giordano dedicata al celebre personaggio creato da Fredrik Backman emerge con forza il valore pedagogico della comunità e la possibilità di rinascita emotiva anche nelle stagioni più fragili della vita.
Pier Carlo Lava
L’ossimoro di Ove dal romanzo di Frederik Backman, “L’uomo che metteva in ordine il mondo”: il sigillo psicosociopedagogico tra rigidità e cura.
di Francesca Giordano.
La letteratura contemporanea spesso anticipa o riflette i nodi cruciali delle scienze umane.
Accade in modo emblematico nel romanzo di Fredrik Backman, L'uomo che metteva in ordine il mondo, un testo che, letto con le lenti della progettazione educativa e della psicologia sociale, si rivela un vero e proprio saggio sulle transizioni biografiche e sulla vulnerabilità adulta. Al cuore dell'opera risiede un potente ossimoro psicosociopedagogico: la coincidenza strutturale tra la massima rigidità comportamentale e il bisogno disperato di una relazione di cura.
Dal punto di vista psicologico, la condotta del protagonista – improntata a un controllo geometrico del quotidiano e a tratti apparentemente ossessivi – non è un dato caratteriale, ma l'esito di un trauma da lutto e da deprivazione identitaria (il pensionamento).
In termini clinici, l'ordine esterno diventa l'unico argine contro il caos interno.
La rigidità è, paradossalmente, una strategia di coping disfunzionale: Ove erige difese cognitive rigide per proteggere un Sé emotivo estremamente frammentato dopo la perdita della moglie, sua unica figura di attaccamento sicuro.
Il legame profondo con l'asse sociopedagogico si esplicita nel momento in cui questo isolamento difensivo viene scardinato dall'elemento comunitario.
La sociologia del welfare relazionale ci insegna che l'individuo non si salva da solo; l'irruzione dei vicini di casa nel mondo di Ove attiva quella che potremmo definire una "pedagogia della contingenza".
Attraverso micro-richieste di aiuto quotidiano (scaffali da montare, lezioni di guida), la comunità agisce come un dispositivo educativo informale. Viene destrutturato il classico setting lineare: assistiamo a un apprendimento trasformativo e intergenerazionale, dove l'adulto gerontologico viene "ri-alfabetizzato" emotivamente dai soggetti che la società considera deboli o estranei (i bambini, l'immigrato).
Il sigillo pedagogico del romanzo sta proprio nella ridefinizione della resilienza, che si sposta da una dimensione puramente individuale a una squisitamente relazionale.
Ove non sperimenta una "guarigione", ma una transizione educativa: la sua rigidità non si spezza, ma si sublima in calore sociale, trasformando l'ossessione per le regole in tutela protettiva verso l'altro.
Per chi opera nelle scienze dell'educazione, la parabola di Ove resta il manifesto di una certezza pedagogica: non esiste età della vita refrattaria al cambiamento, purché vi sia un contesto comunitario capace di generare calore, responsabilità e senso.
Geo: Fredrik Backman è uno degli scrittori contemporanei svedesi più letti a livello internazionale. Il romanzo L’uomo che metteva in ordine il mondo ha conquistato milioni di lettori grazie alla sua capacità di unire ironia, malinconia e riflessione sociale. Alessandria Post segue con interesse i contributi culturali e pedagogici che mettono in relazione letteratura, psicologia e trasformazioni della società contemporanea.
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