
Il termine Lexikon di origine tedesca è connotato da una sottile polisemia nel suo
significato e nel suo senso. Le definizioni di questa parola sono simili tra loro: in modo
generale il lessema Lexikon può essere inteso come enciclopedia, dizionario
enciclopedico, lessico, opera di consultazione che raccoglie e ordina alfabeticamente
nozioni, termini o informazioni su varie discipline o argomenti.
Nel caso del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, che è il Lexikon vol.1
di un nuovo progetto editoriale, i contenuti da esso riportati riguardano l’arte italiana
contemporanea che si esprime attraverso vari linguaggi: olii, acquerelli, disegni con matita,
scatti fotografici, mosaici, acrilici e tecniche miste. Nell’impossibilità di cimentarsi in questa
sede nell’analisi critica di tutti gli artisti raccolti attraverso le loro opere nel volume ci si
soffermerà su tre figure scelte, a livello esemplificativo, tra le tante che non a caso hanno
un valore paradigmatico come esempio delle diverse modalità espressive.
Il primo artista del quale indagare gli intenti e gli esiti dei suoi lavori è Marco Righi nato a
Milano nel 1955, che in primis, attraverso la sua professione, rappresenta la figura di uno
scienziato eclettico, e che a questa attività affianca quelle di poeta e disegnatore. Il
Nostro del quale sono raffigurati dei disegni a matita su cartoncino e su carta che hanno
per oggetto edifici sacri come l’Abbazia Cistercense di Byland e anche altre costruzioni ha
pubblicato anche alcune raccolte di poesia come Scienza, Fede…e Poesia, Guido Miano
Editore, 2021. E i due discorsi artistici di Righi, quello letterario e quello figurativo
sembrano andare di pari passo, proprio per avere entrambi come cifra distintiva dominante
il tema del misticismo. che si rivela egregiamente con parole e immagini che accostate
virtualmente tra loro potrebbero definirsi un ipertesto, un unico discorso globale e
multidisciplinare.
Del tutto figurativa la maniera artistica di Marco Righi che s’invera con un tratto sicuro ed
elegante e l’artista ci restituisce non la cartolina delle cose che ci presenta ma la loro
rielaborazione attraverso il suo occhio interiore attento. Per questo le strutture
architettoniche e a volte anche alberi e vegetazione varia risultano traslate, trasfigurate per
la qual cosa il dato sensibile diviene bellezza e armonia filtrato e depurato tramite gli
strumenti dell’Autore. Notevolissima è la bravura tecnica di Righi che con mano sicura
riesce a trasmetterci una vaga leggiadria nei suoi disegni a matita nei quali il tutto si fa
sintesi dei particolari tratteggiati accuratamente e si realizza anche un piacevole effetto di
chiaroscuri in ogni opera che ci presenta.
Come scrive Floriano Romboli nella nota introduttiva sulle sue opere il vicentino
Giuseppe Guidolin costituisce il caso frequente di chi, attratto in età giovanile dalla
fotografia ha corroborato e perfezionato tale interesse attraverso l’esperienza
determinante del viaggio. Da notare che il Nostro è anche un bravo poeta e, provenendo
da studi scientifici, ha coltivato con intelligenza e passione la stessa scrittura poetica. Per
quanto riguarda le sue fotografie, il primo dato che emerge è quello che sono scatti che
hanno per oggetto sia architetture di paesi esotici come l’Uzbekistan, la Cina e l’India,
Oman, Yemen oltre che l’Italia, sia la foto di una numinosa cascata in Argentina, sia
un’immagine de I sette pilastri della saggezza nel deserto in Giordania. Quello che emerge
dal lavoro fotografico di Guidolin è innanzitutto l’interesse che si fa strada per chi ha la
fortuna di contemplare queste immagini, interesse che porta allo stupore in quanto si tratta
di raffigurazioni di cose che spesso sono viste per la prima volta dall’osservatore.
Tali scatti sono imbevuti di mistero provenendo da paesi lontanissimi geograficamente e
culturalmente per un occidentale, italiano non abituato a contemplare tali forme e che
proprio per questo ne resta ammaliato, affascinato e oltretutto la foto diviene artistica
presumibilmente per filtri tecnici usati da Guidolin per cui l’immagine agli occhi
dell’osservatore appare più simile ad un dipinto che a una fotografia tout-court.
Giancarlo Gioachino Giandinoto, come scrive Marco Zelioli, dal 2024 ha iniziato il suo
cammino nel mondo dell’arte visiva digitale, seguendo un percorso personale di
evoluzione in un periodo per lui segnato da profondi cambiamenti per la pandemia da
COVID (2020-2021) e per una grave malattia insorta nel 2023.
Nel suo iter l’utilizzo delle moderne piattaforme d’Intelligenza Artificiale Generativa lo ha
portato a plasmare opere che esprimono un profondo legame tra emozioni umane,
paesaggio naturale e tematiche sociali e la sua forma d’arte particolare fonde elementi
onirici e realismo visionario.
Da notare che le opere generate dall’intelligenza artificiale non sono necessariamente
astratte: i modelli possono generare qualsiasi stile artistico richiesto. Il loro aspetto
dipende esclusivamente dai testi e dai parametri forniti dall’ utente oltre che dalle immagini
o dai dati utilizzati durante l’addestramento dell’algoritmo. Le immagini generate dall’I.A.
possono essere iperrealistiche, impressioniste, surreali o appunto astratte. L’intelligenza
artificiale sta rivoluzionando l’arte permettendo di generare dipinti tramite prompt testuali e
oggi l’IA funge da partner creativo consentendo agli artisti visivi di creare opere digitali.
Di notevolissima suggestione le opere del Nostro nell’esaminare le quali per il critico è
molto forte l’impatto emotivo nell’accostarsi alla materia incandescente anche per il forte e
acceso cromatismo e la tensione vibrante dei piani e delle linee. Ogni opera dell’autore
riportata nel Lexikon rimanda a qualcosa quasi di indicibile, a qualcosa che trascende ogni
quadro dell’autore nella sua mera datità. A questo proposito divengono preziose le
didascalie che l’artista stesso ha inserito per ogni sua opera riprodotta che sono precise,
circostanziate e acute per arrivare alla sostanza della comprensione che è sottesa ad una
genesi che è qualcosa di assolutamente ex novo nel campo della Storia dell’Arte di tutti i
tempi. Alcuni dei quadri di Giancarlo Gioachino qui riprodotti hanno come background,
come punto di partenza varie canzoni celebri di cantanti come i Queen, Marcella Bella e
Lucio Dalla e altri sono ispirati da concetti come la Felicità, attraverso l’elaborazione della
canzone di Al Bano e Romina Power e la paura tramite la canzone di Tommaso Paradiso
dal titolo rassicurante Non avere paura.
Quindi questo Lexikon s’inserisce autorevolmente nel panorama culturale italiano come il
primo tassello, il primo libro di una serie che ha per oggetto la mappatura dell’Arte Italiana
Contemporanea attraverso gli artisti più significativi con le loro opere e i commenti di
eccellenti critici.
Raffaele Piazza
LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.
104, isbn 979-12-81351-75-2, mianoposta@gmail.com.
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