LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1 Recensione di Raffaele Piazza

 




Il termine Lexikon di origine tedesca è connotato da una sottile polisemia nel suo

significato e nel suo senso. Le definizioni di questa parola sono simili tra loro: in modo

generale il lessema Lexikon può essere inteso come enciclopedia, dizionario

enciclopedico, lessico, opera di consultazione che raccoglie e ordina alfabeticamente

nozioni, termini o informazioni su varie discipline o argomenti.

Nel caso del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, che è il Lexikon vol.1

di un nuovo progetto editoriale, i contenuti da esso riportati riguardano l’arte italiana

contemporanea che si esprime attraverso vari linguaggi: olii, acquerelli, disegni con matita,

scatti fotografici, mosaici, acrilici e tecniche miste. Nell’impossibilità di cimentarsi in questa

sede nell’analisi critica di tutti gli artisti raccolti attraverso le loro opere nel volume ci si

soffermerà su tre figure scelte, a livello esemplificativo, tra le tante che non a caso hanno

un valore paradigmatico come esempio delle diverse modalità espressive.

Il primo artista del quale indagare gli intenti e gli esiti dei suoi lavori è Marco Righi nato a

Milano nel 1955, che in primis, attraverso la sua professione, rappresenta la figura di uno

scienziato eclettico, e che a questa attività affianca quelle di poeta e disegnatore. Il

Nostro del quale sono raffigurati dei disegni a matita su cartoncino e su carta che hanno

per oggetto edifici sacri come l’Abbazia Cistercense di Byland e anche altre costruzioni ha

pubblicato anche alcune raccolte di poesia come Scienza, Fede…e Poesia, Guido Miano

Editore, 2021. E i due discorsi artistici di Righi, quello letterario e quello figurativo

sembrano andare di pari passo, proprio per avere entrambi come cifra distintiva dominante

il tema del misticismo. che si rivela egregiamente con parole e immagini che accostate

virtualmente tra loro potrebbero definirsi un ipertesto, un unico discorso globale e

multidisciplinare.

Del tutto figurativa la maniera artistica di Marco Righi che s’invera con un tratto sicuro ed

elegante e l’artista ci restituisce non la cartolina delle cose che ci presenta ma la loro

rielaborazione attraverso il suo occhio interiore attento. Per questo le strutture

architettoniche e a volte anche alberi e vegetazione varia risultano traslate, trasfigurate per

la qual cosa il dato sensibile diviene bellezza e armonia filtrato e depurato tramite gli

strumenti dell’Autore. Notevolissima è la bravura tecnica di Righi che con mano sicura

riesce a trasmetterci una vaga leggiadria nei suoi disegni a matita nei quali il tutto si fa

sintesi dei particolari tratteggiati accuratamente e si realizza anche un piacevole effetto di

chiaroscuri in ogni opera che ci presenta.

Come scrive Floriano Romboli nella nota introduttiva sulle sue opere il vicentino

Giuseppe Guidolin costituisce il caso frequente di chi, attratto in età giovanile dalla

fotografia ha corroborato e perfezionato tale interesse attraverso l’esperienza

determinante del viaggio. Da notare che il Nostro è anche un bravo poeta e, provenendo

da studi scientifici, ha coltivato con intelligenza e passione la stessa scrittura poetica. Per

quanto riguarda le sue fotografie, il primo dato che emerge è quello che sono scatti che

hanno per oggetto sia architetture di paesi esotici come l’Uzbekistan, la Cina e l’India,

Oman, Yemen oltre che l’Italia, sia la foto di una numinosa cascata in Argentina, sia

un’immagine de I sette pilastri della saggezza nel deserto in Giordania. Quello che emerge

dal lavoro fotografico di Guidolin è innanzitutto l’interesse che si fa strada per chi ha la

fortuna di contemplare queste immagini, interesse che porta allo stupore in quanto si tratta

di raffigurazioni di cose che spesso sono viste per la prima volta dall’osservatore.

Tali scatti sono imbevuti di mistero provenendo da paesi lontanissimi geograficamente e

culturalmente per un occidentale, italiano non abituato a contemplare tali forme e che

proprio per questo ne resta ammaliato, affascinato e oltretutto la foto diviene artistica


presumibilmente per filtri tecnici usati da Guidolin per cui l’immagine agli occhi

dell’osservatore appare più simile ad un dipinto che a una fotografia tout-court.

Giancarlo Gioachino Giandinoto, come scrive Marco Zelioli, dal 2024 ha iniziato il suo

cammino nel mondo dell’arte visiva digitale, seguendo un percorso personale di

evoluzione in un periodo per lui segnato da profondi cambiamenti per la pandemia da

COVID (2020-2021) e per una grave malattia insorta nel 2023.

Nel suo iter l’utilizzo delle moderne piattaforme d’Intelligenza Artificiale Generativa lo ha

portato a plasmare opere che esprimono un profondo legame tra emozioni umane,

paesaggio naturale e tematiche sociali e la sua forma d’arte particolare fonde elementi

onirici e realismo visionario.

Da notare che le opere generate dall’intelligenza artificiale non sono necessariamente

astratte: i modelli possono generare qualsiasi stile artistico richiesto. Il loro aspetto

dipende esclusivamente dai testi e dai parametri forniti dall’ utente oltre che dalle immagini

o dai dati utilizzati durante l’addestramento dell’algoritmo. Le immagini generate dall’I.A.

possono essere iperrealistiche, impressioniste, surreali o appunto astratte. L’intelligenza

artificiale sta rivoluzionando l’arte permettendo di generare dipinti tramite prompt testuali e

oggi l’IA funge da partner creativo consentendo agli artisti visivi di creare opere digitali.

Di notevolissima suggestione le opere del Nostro nell’esaminare le quali per il critico è

molto forte l’impatto emotivo nell’accostarsi alla materia incandescente anche per il forte e

acceso cromatismo e la tensione vibrante dei piani e delle linee. Ogni opera dell’autore

riportata nel Lexikon rimanda a qualcosa quasi di indicibile, a qualcosa che trascende ogni

quadro dell’autore nella sua mera datità. A questo proposito divengono preziose le

didascalie che l’artista stesso ha inserito per ogni sua opera riprodotta che sono precise,

circostanziate e acute per arrivare alla sostanza della comprensione che è sottesa ad una

genesi che è qualcosa di assolutamente ex novo nel campo della Storia dell’Arte di tutti i

tempi. Alcuni dei quadri di Giancarlo Gioachino qui riprodotti hanno come background,

come punto di partenza varie canzoni celebri di cantanti come i Queen, Marcella Bella e

Lucio Dalla e altri sono ispirati da concetti come la Felicità, attraverso l’elaborazione della

canzone di Al Bano e Romina Power e la paura tramite la canzone di Tommaso Paradiso

dal titolo rassicurante Non avere paura.

Quindi questo Lexikon s’inserisce autorevolmente nel panorama culturale italiano come il

primo tassello, il primo libro di una serie che ha per oggetto la mappatura dell’Arte Italiana

Contemporanea attraverso gli artisti più significativi con le loro opere e i commenti di

eccellenti critici.


Raffaele Piazza

LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.

104, isbn 979-12-81351-75-2, mianoposta@gmail.com.







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