Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore..."
Quando Alessandro Manzoni scriveva queste parole per la morte di Napoleone, non poteva immaginare che, due secoli dopo, avrebbero descritto perfettamente la nostra galleria dello smartphone. Quella "spoglia immemore", il guscio vuoto di un corpo rimasto indifferente al tempo, oggi sono le vecchie foto e non parliamo di scatti risalenti a tre o cinque anni fa, che in fondo ci potrebbero stare ma parliamo di foto vecchie di decenni. Immagini risalenti all'epoca dell'università, a prima dei figli o a un millennio fa, che continuano a rimanere su WhatsApp, Facebook o altri siti social come se fossero state scattate ieri mattina.
La verità è evidente: si sta celebrando il monumento di chi eravamo, mentre la realtà odierna è cambiata.
Con un pizzico di ironia digitale, possiamo definire questa tendenza collettiva con un'espressione chiarissima: le foto di "Ei fu". Parliamo di quegli scatti vecchi che si continua a spacciare per attuali. Guardando queste foto la verità è evidente: stiamo celebrando il monumento di chi eravamo, mentre la realtà odierna è cambiata.
Perché facciamo così fatica ad accettare il nostro presente?
Nel gergo di internet si chiama kittenfishing. Non è una truffa totale, ma una sua versione soft: l’arte di ritoccare la realtà usando il tempo al posto dei filtri.
Il motivo? Piacere e avere approvazione.
In una foto di "Ei fu" non proiettiamo solo un corpo più giovane, ma uno stato d'animo felice, è, possiamo dire, una forma di resistenza nostalgica contro l'anagrafe.
Il problema sorge quando la vita digitale si scontra con quella fisica, un appuntamento, un colloquio, un incontro casuale.
Quando il divario non è di pochi anni ma di decenni, la prima reazione dell'altro non è legata all’estetica, ma alla fiducia. Percepire una differenza così evidente genera un immediato senso di diffidenza. L’insicurezza che ha spinto a usare la foto di gioventù finisce così per provocare l'esatto contrario di ciò che si voleva: non ammirazione, ma imbarazzo e sospetto.
Siamo la prima generazione che può "congelare" la propria giovinezza per decenni su uno schermo. Ma questo superpotere rende schiavi di un fantasma.
La vera rivoluzione oggi non sta nel cercare lo scatto migliore o nel fingersi ventenni per sempre, ma nel fare pace con il presente. Questo non significa rinunciare a valorizzarsi. C'è una differenza enorme tra il modificare completamente i propri connotati e lo scattare una foto attuale usando piccoli accorgimenti intelligenti: una luce naturale che illumina il viso, una buona inquadratura, un sorriso sincero.
Mostrarsi per come si è oggi, nella propria versione migliore ma reale, è un atto di enorme audacia, significa ricominciare a vivere.
E allora la prossima volta che si aggiorna il profilo, scattiamo una foto nuova. Cercare la luce giusta, ma non nascondere il tempo. Non sarà la foto di vent'anni fa, ma avrà un pregio imbattibile: sarà vera.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post