“Lei era in viaggio sul treno seduta di fronte a me ed io non riuscivo a smettere di guardarla” La poesia degli incontri che esistono soltanto per il tempo di un viaggio

Giovane donna seduta accanto al finestrino di un treno mentre osserva il paesaggio scorrere fuori dal vetro, immersa in un’atmosfera malinconica e contemplativa durante un viaggio al tramonto.

Ci sono incontri che durano pochi minuti eppure rimangono impressi nella memoria più di intere storie d’amore. Uno sguardo rubato tra i sedili di un treno, il silenzio sospeso di due sconosciuti, il paesaggio che corre fuori dal finestrino e quella sensazione inspiegabile di aver sfiorato qualcosa che non tornerà più. “Lei era in viaggio sul treno seduta di fronte a me ed io non riuscivo a smettere di guardarla” è una poesia che racconta il fascino fragile degli incontri casuali, delle emozioni improvvise e dei pensieri che nascono senza avere il coraggio di trasformarsi in parole. Alessandria Post propone una riflessione poetica dal sapore cinematografico e malinconico.

Pier Carlo Lava

L’immagine della donna seduta accanto al finestrino è il cuore stesso della poesia. Non è soltanto una figura femminile: è un simbolo di distanza, mistero e desiderio silenzioso. Il viaggio in treno diventa così metafora della vita, fatta di incontri brevi, coincidenze e occasioni che spesso sfuggono senza lasciare altro che ricordi.

LEI ERA IN VIAGGIO SUL TRENO SEDUTA DI FRONTE A ME ED IO NON RIUSCIVO A SMETTERE DI GUARDARLA
autore anonimo

Lei era in viaggio sul treno
seduta di fronte a me
ed io non riuscivo
a smettere di guardarla.

Fuori scorrevano campi,
stazioni dimenticate,
ombre di alberi
e cieli d’estate.

Ma io vedevo soltanto lei.

Le mani leggere appoggiate al finestrino,
gli occhi persi chissà dove,
i capelli mossi appena
dalla luce del pomeriggio.

Sembrava abitare
un pensiero lontano,
uno di quei silenzi
che fanno più rumore delle parole.

Avrei voluto parlarle,
inventare una scusa qualunque,
chiederle il nome
o almeno il motivo
di quella malinconia negli occhi.

Ma i treni insegnano anche questo:
certe persone
passano nella vita
come paesaggi oltre il vetro.

Restano dentro.
Ma continuano il loro viaggio.

La poesia colpisce per la sua semplicità narrativa. Sembra quasi la scena iniziale di un film romantico europeo: pochi dialoghi, lunghi silenzi, luce naturale e pensieri che scorrono paralleli al paesaggio fuori dal finestrino.

Il treno rappresenta perfettamente la precarietà degli incontri umani. Tutto è temporaneo:

  • i sedili,
  • le fermate,
  • i passeggeri,
  • gli sguardi.

Eppure proprio questa fugacità rende l’emozione ancora più intensa.

Molto forte è anche il tema della parola non pronunciata. Il protagonista non trova il coraggio di interrompere quel silenzio fragile, quasi per paura di rompere la magia dell’istante. È una situazione in cui moltissimi lettori possono riconoscersi:

  • uno sguardo,
  • una persona sconosciuta,
  • un viaggio,
  • e il rimpianto di non aver detto nulla.

La poesia richiama certe atmosfere malinconiche del cinema di Richard Linklater o di Wong Kar-wai, dove i sentimenti vivono soprattutto negli sguardi, nelle pause e nelle occasioni mancate.

In fondo, questa poesia parla proprio di questo:
delle persone che incontriamo solo per pochi minuti, ma che continuano misteriosamente a viaggiare dentro la nostra memoria per anni.

Geo: La poesia contemporanea continua a raccontare gli incontri casuali, le emozioni sospese e la malinconia dei momenti che sfuggono troppo in fretta. Alessandria Post dedica spazio a poesie narrative ed emozionali capaci di trasformare scene quotidiane in immagini universali.

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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai temi del viaggio, degli incontri casuali, della malinconia e delle emozioni sospese raccontati da Alessandria Post.

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