Non tutte le strade sono uguali. Alcune, per traffico, caratteristiche strutturali o comportamenti di guida, diventano nel tempo più pericolose di altre. E i dati ufficiali lo confermano: in Italia esistono tratte e aree dove il rischio di incidente è significativamente più alto...
Pier Carlo Lava
Secondo i dati ufficiali ISTAT e ACI, in Italia si registrano oltre 173 mila incidenti stradali all’anno, con circa 3.030 vittime e più di 230 mila feriti, numeri che confermano come la sicurezza stradale resti una delle principali emergenze del Paese.
Secondo i dati più recenti di ISTAT, ACI e Polizia Stradale, la maggior parte degli incidenti si concentra nelle aree urbane, dove avviene oltre il 70% dei sinistri. Le città, con incroci, semafori, attraversamenti pedonali e traffico intenso, rappresentano il contesto più critico. Tuttavia, è fuori dai centri abitati che si registrano gli incidenti più gravi.
Le strade extraurbane secondarie risultano tra le più pericolose in assoluto. Qui si verificano meno incidenti rispetto alle città, ma con conseguenze molto più gravi. Velocità elevate, carreggiate strette, scarsa illuminazione e presenza di curve pericolose aumentano il rischio di impatti fatali.
Tra le arterie con il maggior numero di incidenti spiccano la SS16 Adriatica (oltre 1.200 sinistri annui), l’Autostrada del Sole A1 e la A4 Torino-Trieste, tutte caratterizzate da traffico intenso e flussi misti tra mezzi pesanti e veicoli leggeri.
Anche le autostrade, pur essendo tra le infrastrutture più sicure dal punto di vista tecnico, non sono esenti da criticità. Gli incidenti sono meno frequenti, ma quando avvengono possono essere molto gravi, soprattutto a causa dell’alta velocità e della distrazione. Alcuni dati recenti indicano un aumento delle vittime su queste arterie, segnale che il problema non è risolto.
Tra le tratte più segnalate negli anni per numero di incidenti o pericolosità si trovano grandi direttrici del traffico nazionale come:
- Autostrada del Sole A1, asse principale tra Milano e Napoli
- A4 Torino Trieste, tra le più trafficate d’Europa
- Grande Raccordo Anulare, nodo critico della mobilità romana
- Tangenziale di Milano, ad alta densità di traffico
Queste infrastrutture non sono “pericolose” in senso assoluto, ma lo diventano quando volumi di traffico elevati si combinano con distrazione, velocità e comportamenti scorretti.
Un altro elemento chiave riguarda gli incroci urbani. Molti incidenti avvengono proprio nei punti di intersezione tra strade, dove errori di precedenza, distrazione o mancato rispetto dei segnali possono generare collisioni improvvise. In questo senso, le città restano il luogo dove si concentra il maggior numero di sinistri, anche se spesso meno gravi.
Il fattore umano resta comunque decisivo. Anche sulle strade più sicure, la distrazione alla guida, l’uso dello smartphone, la velocità eccessiva e l’alcol continuano a essere le cause principali degli incidenti. Questo significa che nessuna infrastruttura può compensare completamente comportamenti scorretti.
Negli ultimi anni si è assistito anche a un aumento del traffico dopo il periodo pandemico. Più veicoli sulle strade significano più probabilità di incidente, soprattutto nelle ore di punta e lungo le arterie principali. Il rischio non è distribuito in modo uniforme, ma si concentra dove traffico e comportamenti errati si incontrano.
In conclusione, parlare di “strade più pericolose” non significa individuare luoghi da evitare, ma capire dove è necessario prestare maggiore attenzione. Perché, al di là delle classifiche, la sicurezza dipende sempre da chi guida.
I dati mostrano inoltre che oltre il 70% degli incidenti avviene in ambito urbano, mentre le conseguenze più gravi si registrano sulle strade extraurbane, dove la velocità incide maggiormente sulla gravità degli impatti.
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