Lavoro, il dato che preoccupa: a marzo calano gli occupati, ma scende anche la disoccupazione perché crescono gli inattivi
C’è un dato che più di altri racconta la fragilità del mercato del lavoro italiano: a marzo 2026 diminuiscono gli occupati, diminuiscono anche i disoccupati, ma aumentano gli inattivi, cioè le persone che non lavorano e non cercano più un impiego. Non è quindi una buona notizia piena il calo del tasso di disoccupazione al 5,2%, perché dietro quel numero si nasconde una dinamica meno rassicurante: una parte della popolazione sembra uscire dal perimetro attivo del lavoro, rinunciando almeno temporaneamente alla ricerca di un’occupazione.
Pier Carlo Lava
Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a marzo 2026 l’occupazione è scesa dello 0,1% su base mensile, mentre il tasso di disoccupazione è calato al 5,2%, con una riduzione di 0,1 punti percentuali. Il punto centrale, però, è che la flessione della disoccupazione non deriva da un aumento robusto dei posti di lavoro, ma si accompagna a una crescita degli inattivi. In altre parole, meno persone risultano disoccupate anche perché meno persone cercano lavoro, un segnale che può indicare scoraggiamento, difficoltà di ricollocazione o distanza crescente tra offerta e domanda di competenze.
Il dato mensile parla di 12 mila occupati in meno e di un tasso di inattività salito al 34,1%, dal 34,0% precedente. Anche il fronte giovanile resta delicato: la disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è salita al 18,1%, rispetto al 17,6% di febbraio. È un segnale importante perché mostra che, mentre il mercato del lavoro adulto sembra reggere meglio, l’ingresso dei giovani nel mondo produttivo resta ancora troppo fragile.
Su base trimestrale, il quadro è meno negativo: tra gennaio e marzo il numero degli occupati risulta in lieve aumento dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Tuttavia, nel confronto con marzo 2025, gli occupati sono 30 mila in meno, con una flessione annua dello 0,1%. Il tasso di occupazione resta fermo al 62,4%, un livello che continua a collocare l’Italia tra i Paesi europei con una partecipazione al lavoro ancora bassa.
La fotografia di marzo conferma quindi un problema strutturale: non basta guardare al tasso di disoccupazione per capire lo stato reale del lavoro in Italia. Se diminuiscono sia gli occupati sia i disoccupati, mentre crescono gli inattivi, significa che una parte del Paese resta ai margini del mercato del lavoro. Il tema vero non è solo creare occupazione, ma riportare dentro il circuito produttivo chi ha smesso di cercarla, soprattutto giovani, donne, lavoratori scoraggiati e persone con competenze non più allineate alla domanda delle imprese.
Geo: Il dato nazionale ha ricadute dirette anche sui territori, compreso il Piemonte e la provincia di Alessandria, dove il tema del lavoro resta centrale per famiglie, giovani e imprese. Alessandria Post segue questi indicatori perché raccontano non solo l’economia, ma anche la qualità della vita quotidiana.
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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.
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