L’AQUILA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA: AL MUNDA IN MOSTRA TRE GRANDI CAPOLAVORI - Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina al Forte Spagnolo, un percorso spirituale e civile che restituisce alla città una storia interrotta

 




L’AQUILA – L’ECO di San Gabriele, mensile dei Padri Passionisti diretto da P. Ciro Benedettini – già vice

direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1995 al 2016 –, nel numero di Giugno 2026 in corso di

distribuzione in Italia e all’estero alla vasta rete dei lettori in abbonamento (la rivista ha una tiratura di circa

150mila copie), ospita un mio articolo su un’importante prossima esposizione al Museo Nazionale d’Abruzzo

(Munda), dal 27 giugno al 27 settembre, delle Visitazioni di Raffaello e Pontormo, anticipata dall’esposizione,

a partire dal 27 maggio, dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, opera recentemente acquistata dallo Stato

e destinata a risiedere nel museo aquilano. Questa straordinaria operazione per L’Aquila Capitale italiana

della Cultura 2026 riporta per tre mesi in città la tela del grande artista urbinate, dal Prado di Madrid, dipinta

da Raffaello 4 secoli fa per la cappella Branconio della chiesa aquilana di San Silvestro, dalla quale fu

“sottratta” nel 1655 durante la dominazione spagnola. Con il consenso del direttore dell’ECO - rivista di

spiritualità, cultura e società del Santuario di San Gabriele (www.sangabriele.org), molto diffusa tra le nostre

comunità all’estero -, si rende l’articolo disponibile alla libera pubblicazione, riportando questa annotazione.


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Nel 2026 L'Aquila si prepara a un incontro atteso da quattro secoli. Nel cinquecentesco Forte Spagnolo, nelle

sale del Museo Nazionale d'Abruzzo (Munda), riemerge una storia che ancora la città sente come una ferita,

ma che trova una temporanea e suggestiva rimarginazione. La Visitazione di Raffaello Sanzio torna

temporaneamente dal Prado di Madrid nella città per la quale fu dipinta. Non solo. Dialogherà con l’omonima

opera di Jacopo Pontormo, in arrivo da Carmignano, e con l’intensissimo Ecce Homo di Antonello da

Messina, recentemente acquisito al patrimonio dello Stato italiano e destinato alla residenza nel Munda,

anche se viaggerà nei musei italiani. Per l’opera dell’Urbinate si tratta di un ritorno simbolico, sognato per 371

lunghi anni, una trama di memorie che si ricompone nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura.

Realizzata tra il 1518 e il 1520 per la Cappella Branconio della splendida chiesa di San Silvestro, la

Visitazione nacque grazie all’amicizia tra Raffaello e Giovan Battista Branconio, influente figura della corte

papale, prima con Giulio II della Rovere e poi con Leone X dei Medici. L’opera rimase a L’Aquila per oltre

un secolo, diventando elemento significativo del patrimonio artistico, religioso e civile della comunità. Poi, nel

1655, la partenza. Sotto la dominazione spagnola, per volontà del viceré di Napoli e con l’autorizzazione di

papa Alessandro VII, il dipinto lasciò la città tra proteste e tentativi estremi di impedirne il trasferimento. Gli

aquilani parlarono di sottrazione, i documenti ufficiali di donazione. Alla Collegiata fu promessa una “gran

ricompensa” economica - peraltro mai avvenuta -, al centro di lunghe e opache trattative tra Roma, Napoli e

Madrid.

Dopo l’Escorial di Madrid, e il passaggio in Francia in epoca napoleonica, la tela trovò definitiva collocazione al

Museo del Prado, dov’è oggi uno dei vertici della pittura rinascimentale italiana. Il rientro a L’Aquila, al Munda

dal 27 giugno al 27 settembre, non cancella la storia ma apre un dialogo con un’altra Visitazione, stupenda

testimonianza del manierismo italiano, dipinta intorno al 1530 da Jacopo Carucci detto il Pontormo. Accanto

ai due capolavori sarà esposto l’Ecce Homo di Antonello da Messina, rilevato per 14,9 milioni di dollari dal

governo italiano il 26 febbraio scorso da Sotheby’s, che l’avrebbe altrimenti messo all’asta a New York.

Piccola nelle dimensioni ma potentissima nella forza espressiva, l’opera mostra il Cristo coronato di spine, lo

sguardo gonfio di dolore rivolto frontalmente allo spettatore.


Antonello rinnova l’antica iconografia dell’Uomo dei dolori con una modernità sorprendente: il volto emerge

scuro sul fondo nero, le lacrime sembrano trattenute, la bocca socchiusa vibra di umanità. Sul retro, San

Girolamo penitente in un paesaggio luminoso completa un unicum nella produzione del maestro siciliano.

Nato a Messina intorno al 1430, Antonello fu il ponte tra cultura fiamminga e tradizione italiana, introducendo

nella penisola la tecnica a olio e una nuova intensità psicologica. Nel suo Ecce Homo il sacro diventa

esperienza diretta, quasi fisica.

Il confronto tra le due Visitazioni, di Raffaello e del Pontormo, e la frontalità assoluta del Cristo di Antonello,

che guarda lo spettatore senza mediazioni, costituisce il cuore pulsante di questa straordinaria mostra al

Munda, che già di per sé offre una ricca e meravigliosa esposizione di opere dell’arte religiosa abruzzese. Le

due Visitazioni raccontano l’incontro e la promessa, l’Ecce Homo concentra il momento della prova e

dell’umiliazione. Tra le tre opere si dispiega un itinerario umano e spirituale che attraversa gioia e sofferenza,

attesa e sacrificio.

L’esposizione, inserita nel denso programma per la Capitale italiana della Cultura – circa 300 eventi – è

pensato per rafforzare l’identità artistica della città e il suo ruolo nel panorama culturale europeo. Dopo anni di

ricostruzione materiale e simbolica, L’Aquila si propone come luogo d’incontro tra patrimonio, memoria e

futuro. Come pure la scelta di aprire il “viaggio italiano” dell’Ecce Homo proprio da L’Aquila. Esporre il volto

sofferente dipinto da Antonello nel Forte Spagnolo — simbolo della dominazione aragonese e della

repressione cinquecentesca — produce un cortocircuito storico davvero potente.

Dopo il sisma del 2009 e una lunga stagione di ricostruzione, L’Aquila ha fatto della resilienza una cifra

identitaria. Ospitare questi tre capolavori, nell’anno da Capitale italiana della Cultura, significa affermare che la

rinascita non è soltanto edilizia o economica, ma anche immateriale e morale, nella saldezza dei valori civili e

spirituali – si pensi alla Perdonanza celestiniana – che sin dalla fondazione nel 1254 della città hanno

connotato l’identità e l’indole degli Aquilani.

Prestiti di tale rilievo sono frutto di equilibri delicati e di una sapiente tessitura di rapporti. Il ritorno temporaneo

della Visitazione raffaellesca dal Prado e l’arrivo dell’opera del Pontormo dalla Toscana, testimonia una

cooperazione museale fondata sulla fiducia e sulla consapevolezza che le opere d’arte custodiscono identità

plurali. Un risultato reso possibile dall’intesa tra musei e dal sostegno del Ministero della Cultura e della

Municipalità aquilana.

Per tre mesi L’Aquila tornerà a specchiarsi nello sguardo dei tre capolavori e, in permanenza, nel rilevante

cespite espositivo proprio del Munda. Delle tre opere resterà l’esperienza di un incontro: un frammento di

storia ricomposto, l’abbraccio tra due Visitazioni, il volto sofferente di Gesù: parlano alla città rinata e ai suoi

visitatori da tutto il mondo.

Un evento straordinario in cui l’arte racconterà la sua bellezza, nel contesto delle meraviglie architettoniche

della città rinata e delle proposte alte della feconda tradizione che fanno dell’Aquila un caso del tutto speciale

in Italia per fruizione, innovazione e produzione culturale. Come pure nell’essere dal 1294 custode della

Perdonanza, l’universale dono di Celestino V e primo Giubileo della storia, che la fanno anche città “Capitale

del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”, così definita da papa Francesco nella visita pastorale del

28 agosto 2022.


Goffredo Palmerini

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