“La sera dell’Annunziata” di Vincenzo Savoca: il pozzo della memoria dove l’amore continua a tremare
La poesia si apre con una delle immagini più suggestive dell’intero componimento: “La sera si specchia nel pozzo”. È subito chiaro che il pozzo non è soltanto un elemento reale del paesaggio, ma il simbolo stesso della memoria interiore. Dentro quel pozzo si riflettono:
- l’infanzia,
- il desiderio,
- il corpo che cambia,
- il tempo che consuma,
- e soprattutto un amore mai davvero concluso.
Savoca utilizza un linguaggio fortemente musicale e visionario, ricco di immagini quasi pittoriche. La notte viene descritta come “un abito di sposa”, trapunto di stelle e brillanti, trasformando il cielo in una creatura femminile sospesa tra purezza e seduzione. Ma sotto questa bellezza permane sempre una tensione oscura. La sera della nascita del poeta è infatti associata alla tempesta, ai fulmini, alla “mala follia”. È come se la vita stessa fosse nata già segnata da un destino inquieto, passionale, destinato al tormento del ricordo.
La parte centrale della poesia è forse la più intensa e delicata. Qui Savoca rievoca l’adolescenza attraverso immagini di scoperta amorosa che conservano una straordinaria innocenza. La ragazza amata parla “con versi di bimba”, mentre il poeta adolescente scopre il turbamento del corpo femminile attraverso il simbolo dell’orchidea e del “primo ciuffo”. Sono versi che evocano una sensualità trattenuta, quasi pudica, ma proprio per questo potentissima. Non c’è mai volgarità. Tutto resta sospeso tra stupore, desiderio e timore sacrale.
L’acqua del pozzo diventa allora il luogo dove il tempo sembra fermarsi. I due giovani si incontrano lì come dentro un piccolo universo separato dal mondo. “Nel vortice d’acqua, il sole in pugno” è un’immagine straordinaria, perché racchiude insieme:
- la felicità assoluta dell’infanzia,
- la luce del primo amore,
- e l’illusione di poter trattenere il tempo.
Ma il tempo, inevitabilmente, passa. Ed è proprio il passaggio dall’adolescenza all’età adulta a rendere questa poesia così struggente. La ragazza diventa donna, il poeta osserva il mutamento dei corpi e dei sentimenti, mentre l’orchidea dell’infanzia si trasforma lentamente in un fiore sfogliato dalla vita. Savoca affronta il tema della memoria amorosa con una sensibilità che richiama certi momenti di Salvatore Quasimodo e di Pablo Neruda: il corpo amato non è mai soltanto corpo, ma luogo sacro della nostalgia.
Il finale è devastante nella sua dolcezza disperata. “Mai più mi vedrai” non è soltanto un addio tra due persone, ma la presa di coscienza che nessun amore può restare identico al ricordo che lo custodisce. Eppure il poeta continua ad accarezzare “i petali uno ad uno”, quasi volesse impedire alla memoria di morire davvero. La poesia si chiude così dentro una sera umida, malinconica, piena di rimorso e di tenerezza.
“La sera dell’Annunziata” è una poesia che parla soprattutto della fragilità del tempo umano. Vincenzo Savoca trasforma il ricordo amoroso in una lunga elegia dove il passato continua a vivere come acqua immobile sul fondo di un pozzo. Ed è forse proprio questo il vero cuore del testo: l’amore non scompare mai del tutto, continua semplicemente a specchiarsi dentro di noi.
LA SERA DELL'ANNUNZIATA
di Vincenzo Savoca
Geo: Ragusa continua a essere una terra profondamente legata alla memoria poetica del Mediterraneo, dove il paesaggio, la notte, il vento e i sentimenti diventano materia lirica. Vincenzo Savoca si inserisce in quella tradizione poetica siciliana capace di fondere sensualità, malinconia e riflessione sul tempo. Alessandria Post dedica spazio alla poesia contemporanea italiana come luogo di resistenza emotiva e culturale in un’epoca dominata dalla velocità e dalla dimenticanza.Seguiteci su: Alessandria Post - Facebook: Pier Carlo Lava - News Online di Alessandria e non solo - Twitter @icittadini di Pier Carlo Lava
Se ti è piaciuto, condividilo su WhatsApp.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post