La scuola oltre i banchi: l'appello di Edgar Morin per un'educazione all'umano pubblicato da francesca Giordano




La scuola oltre i banchi: l’appello di Edgar Morin per un’educazione all’umano Pubblicato da Francesca Giordano Viviamo in un’epoca di policrisi: guerre, emergenze climatiche, l'avvento pervasivo dell'intelligenza artificiale e un senso diffuso di smarrimento tra i più giovani. In questo scenario, la scuola rischia di ridursi a un esamificio o a un luogo di addestramento tecnico. Ma c'è una voce, quella del filosofo Edgar Morin, che ci ricorda che la vera missione dell'insegnamento è un'altra: insegnare a vivere. Attraverso la lente dell'asse psicosociopedagogico, la scuola diventa l'ultimo vero avamposto per ricostruire il tessuto della nostra umanità. I tre pilastri di Morin per la scuola di oggi Per parlare a "tutti gli umani", dobbiamo tradurre la teoria in tre compiti fondamentali che gravano sulle spalle di chi educa: La dimensione Psicologica:Insegnare ad affrontare l’incertezza: La mente dei nostri ragazzi è bombardata da stimoli e ansie per il futuro. Morin ci dice che l'educazione deve insegnare a "navigare in un oceano di incertezze attraverso arcipelaghi di certezze". • Cosa devono fare gli educatori: Non dare risposte preconfezionate, ma insegnare la resilienza cognitiva. 
Aiutare i ragazzi a comprendere che l'errore non è un fallimento, ma una tappa del pensiero critico. La dimensione Sociologica: Sviluppare la "Cittadinanza Terrestre" Siamo tutti interconnessi, eppure siamo sempre più isolati. 
Morin insiste sulla "comunità di destino": ciò che accade a un essere umano dall'altra parte del pianeta riguarda anche noi. • Cosa devono fare gli educatori: Superare la frammentazione delle materie (la matematica separata dalla storia, la scienza dalla filosofia). Bisogna mostrare il legame tra locale e globale. La scuola deve formare cittadini del mondo, capaci di empatia e di responsabilità verso il pianeta. La dimensione Pedagogica: 
L'educazione alla comprensione (contro l'odio) Questo è il punto che più di tutti parla a "tutti gli umani". Morin distingue tra comprensione intellettuale (capire i dati) e comprensione umana. Quest'ultima richiede di vedere l'altro non come un nemico o un numero, ma come un proprio simile. • Cosa devono fare gli educatori: Trasformare le classi in laboratori di ascolto. Insegnare che la diversità è una ricchezza e che il bullismo, il razzismo e l'apatia si combattono solo educando il cuore, non solo la mente. "Se non impariamo a comprendere l'altro, se non riconosciamo la nostra comune fragilità umana, nessuna tecnologia o crescita economica potrà salvarci dal baratro." — Rielaborazione del pensiero di Edgar Morin.

Questo articolo non vuole essere una lezione accademica, ma una sveglia. Chi lavora nella scuola oggi ha una responsabilità politica e spirituale immensa: salvare la speranza. Il messaggio di Morin che ogni essere umano dovrebbe fare proprio è semplice e rivoluzionario: facciamo della conoscenza uno strumento di unione, non di divisione. Perché solo un'educazione basata sulla complessità e sull'amore può ricordarci che, prima di essere professionisti, consumatori o utenti, siamo, prima di tutto, umani. 
 Edgar Morin si è spento nel maggio del 2025, all'età di 103 anni (avrebbe compiuto 104 anni due mesi dopo, a luglio). Fino all'ultimo è rimasto lucidissimo, continuando a scrivere, a rilasciare interviste e a preoccuparsi del destino dell'umanità e delle sorti della scuola. La sua scomparsa rende il suo appello alle scuole ancora più urgente: ora che il grande pensatore della complessità non c'è più, tocca a noi – insegnanti, educatori, cittadini – far camminare le sue idee.
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Crediti immagine
Autore: onpassealacte
Titolo: Edgar Morin (2019)
Fonte: Wikimedia Commons
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