È stata inaugurata a Terni sabato 9 maggio presso la Project Room Ronchini del Museo CAOS- Centro Opificio Arti Siri di Terni la mostra “Bag Museo” di David Pompili, curata da Chiara Ronchini per Le Macchine Celibi.
La project room ospita 40 opere e una grande installazione/scultura immersiva dell’artista umbro, per una mostra che si propone come una riflessione visiva e concettuale di collage su buste di carta Mc Donald, trasformate da oggetto funzionale a supporto simbolico, un approccio ispirato al “ready made” di Marcel Duchamp.
Sabato mattina abbiamo avuto la possibilità di visitare in anteprima la mostra e chiedere direttamente all’artista il significato del suo progetto.
Per l’installazione mi sono ispirato alla frase di Marcel Duchamp “L’uomo diventerà merce di scambio” -ha affermato David Pompili- quale migliore occasione per capire questa frase di stare all’interno di questa grande busta di Mc Donald, con all’interno una sorta di video molto in loop che ne descrive il senso, arredata come se fosse una piccola camera privata dove uno può sedersi e anche scrivere sulle pareti nere quello che è il suo pensiero.
Le pareti laterali accolgono le buste di Mc Donald nelle quali compaiono frammenti decontestualizzati di opere classiche, citazioni visive che evocano il museo e la storia dell’arte senza mai mostrarli interamente, per rappresentare la perdita di contesto tipica della contemporaneità.
“Volevo sottolineare quello che oggi è realmente la cultura, far capire, far riflettere, ma nello stesso tempo trasmettere leggerezza. Sulle buste compaiono frammentazioni della storia dell’arte, di opere storiche, di opere classiche, ma frammenti, questo è fondamentale. Dopo molti anni di insegnamento di storia dell’arte penso che sia cambiato anche il modo di trasmettere e acquisire le informazioni. Fino ad alcuni anni fa eravamo molto legati al libro dell’Argan, che oggi è considerato troppo impegnativo. Oggi è tutto più veloce, più fast, oggi si memorizza poco e in velocità” continua David Pompili.
La scelta della busta di Mc Donald, si tratta non di riproduzioni, ma di buste autentiche sulle quali l’autore ha dipinto i frammenti di scene classiche salvaguardando la riconoscibilità del supporto, ha un significato ben preciso.
“E’ un’associazione tra il fast food, l’usa e getta, qualcosa che va veloce, che viaggia, una piccola provocazione, fruire tramite un qualcosa che diventa fast come l’interazione che oggi i ragazzi hanno con la storia dell’arte. È un lavoro che non vuole essere blasfemo nei confronti dei marchi dei fast food. Vuole piuttosto trasmettere ironia.
Ad esempio, “Social” rappresenta una ragazza che legge un libro. Chi legge ancora oggi i libri? Io li leggo, ma è percepita ormai come una cosa strana. Anche le opere “Imodium” e “Xanax” vogliono trasmettere il messaggio del progetto in modo ironico, spingendo lo spettatore a riflettere, ma anche a farsi una risata.
David Pompili è intervenuto sulle buste con un lettering aggressivo, sbavature di spray, dripping, segni istintivi, uno stile ispirato alla street art, con scritte brevi e di facile memorizzazione “CONSUME IMAGES, FORGET MEANING”.
Un contrasto “forte” e nello stesso tempo ironico, che usa il linguaggio della street art e un supporto simbolo della società “usa e getta” come la busta di Mc Donald per mettere in luce lo stato della fruizione dell’arte oggi: può l’arte sopravvivere alla logica del consumo rapido?
La busta piegata, macchiata, fragile diventa il simbolo di un patrimonio culturale ridotto a superficie, nella quale l’arte, compressa nei tempi del fast food, continua a resistere, trasformando un oggetto banale in un veicolo di pensiero.
Dopo “Ambigua” di Jacopo Natoli il CAOS ospita un’altra mostra che mette in luce la necessità dell’arte contemporanea di creare un’immagine che “destabilizzi” le certezze dello spettatore e che lo spinga a interrogarsi sul mondo contemporaneo.
David Pompili, artista che ha esposto in numerose mostre in Italia e all’estero e noto anche per i suoi interventi di street art, si distingue per la capacità di riconoscere simboli, immagini e icone del quotidiano. Visitando la mostra ci si può “divertire” a riconoscere le immagini iconiche della storia dell’arte, decontestualizzate, non con l’intento di dissacrarle, ma di rappresentare la resistenza, la persistenza dell’arte anche in un’epoca nella quale tutto è consumato in maniera superficiale e fast.
Tra le immagini più riconoscibili, c’è una Monna Lisa accostata alla scritta “Queer” un San Girolamo che si versa addosso una grande tazza di caffè, un “frammento” che rappresenta forse una Lucrezia trafitta non dal pugnale, ma da una overdose di psicofarmaci, altra inquietante “icona” del mondo contemporaneo nel quale la velocità del consumo, la filosofia dello “smart” e del fast food, creano un contesto altamente ansiogeno. Una mostra che, come afferma lo stesso artista, induce lo spettatore a riflettere e a ripensare i suoi canoni di approccio all’arte, che induce chi guarda le buste a “riconoscere” i frammenti di arte classica riprodotta da Pompili, ma nello stesso tempo a farsi una risata di fronte alla forza ironica di queste associazioni di icone.
Una “rivoluzione poetica” quella proposta da David Pompili, che attualizza lo spirito ironico e provocatorio di un Marcel Duchamp, evocato come uno degli ispiratori della grande installazione site specific.
La video ideazione progetto del progetto è di David Pompili.
La composizione musicale e video di Flash Stefano Ranalli, Francesco Costanza. Lo Staff Montaggi è composto da Holaf Antoni Maria Catalani, Massimo Longhi
La mostra rimarrà visitabile dal 9 maggio al 26 luglio 2026, dal giovedì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 presso la Sala Ronchini, Project Room del Museo Caos
Via Franco Molè, Terni
Ingresso gratuito.
Articolo e foto di Andrea Macciò
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