“La fine della maratona - Cetriolo” di Bahtiyar Hidayet: la satira amara di una democrazia che ha smesso di correre

 

Urna elettorale trasparente piena di cetrioli in una scena satirica sulla politica e sulle elezioni, con scheda di voto, manifesti elettorali e bottiglia di vodka, fotografia realistica ad alta risoluzione in orizzontale.

Ci sono poesie che accarezzano il lettore e altre che lo costringono a guardarsi allo specchio. “La fine della maratona - Cetriolo” del poeta azero Bahtiyar Hidayet appartiene a questa seconda categoria: ironica, corrosiva, volutamente grottesca, capace di trasformare una semplice urna elettorale in simbolo universale della disillusione politica contemporanea. Alessandria Post propone una riflessione su un testo che, dietro il sarcasmo, nasconde una domanda profondamente inquietante: quanto è autentica oggi la partecipazione democratica?

Pier Carlo Lava

La poesia di Hidayet colpisce immediatamente per il suo linguaggio diretto, quasi colloquiale, che ricorda il tono di una conversazione da bar o di uno sfogo popolare. Ma proprio questa apparente semplicità diventa la sua forza. L’autore utilizza immagini quotidiane - la partita di calcio, il cartellino rosso, i cetrioli sottaceto, la vodka economica - per raccontare il senso di impotenza di chi osserva elezioni percepite come già decise in partenza. La maratona elettorale diventa così uno spettacolo stanco, ripetitivo, prevedibile, una replica televisiva senza suspense.

Particolarmente potente è il passaggio dedicato ai manifesti elettorali. I volti dei candidati vengono paragonati alle fotografie dei ricercati dalla polizia. È una metafora feroce, ma lucidissima: il confine tra rappresentanza e sospetto, tra fiducia e propaganda, sembra ormai sfumato. Eppure il poeta aggiunge una frase decisiva: “Qui è necessario scrivere: Sono desiderati dalla gente”. In poche parole emerge tutta la nostalgia per una politica autenticamente popolare, non costruita soltanto attraverso slogan e immagini.

Ancora più interessante è il simbolo dell’urna elettorale. L’autore osserva che la scatola è trasparente, ma che le elezioni non lo sono affatto. È una critica che supera i confini dell’Azerbaijan e assume un significato universale. La trasparenza formale delle democrazie moderne non sempre coincide con una reale fiducia collettiva. Ed è qui che la poesia compie il suo salto più sorprendente: l’urna, dopo il voto, viene trasformata in contenitore per preparare cetrioli sottaceto da accompagnare con vodka a basso costo. L’oggetto simbolo della sovranità popolare diventa un utensile domestico qualunque, quasi inutile. Una degradazione volutamente sarcastica che denuncia il crollo del valore simbolico delle istituzioni.

Il finale è probabilmente il momento più amaro del testo. La parola “Vittoria” viene svuotata di significato e sostituita da un semplice “cetriolo”, termine che nella cultura popolare di diversi Paesi ex sovietici può anche assumere una sfumatura ironica o beffarda. Quando il poeta scrive che siamo ancora indietro di 2500 anni rispetto alla modernità, non parla soltanto del proprio Paese: sta accusando una civiltà politica incapace di evolvere davvero sul piano etico e democratico.

Dal punto di vista stilistico, la poesia richiama certe forme della satira dell’Est europeo, dove il paradosso e l’umorismo nero diventano strumenti di sopravvivenza culturale. Si possono intravedere echi della poesia dissidente sovietica, ma anche una vena teatrale vicina alla tradizione grottesca di autori come Vladimir Majakovskij o alle provocazioni surreali di Daniil Charms. Tuttavia Hidayet mantiene una voce personale, asciutta e contemporanea, più vicina al linguaggio del cittadino comune che all’intellettualismo letterario.

La fine della maratona — Cetriolo
di Bahtiyar Hidayet

Una noiosa maratona elettorale
Come se fosse una partita di calcio di cui conosco già il risultato
Sto guardando la replica
Se avessi la possibilità, in quell'urna elettorale
Io darei un cartellino rosso

Prima delle elezioni, le foto dei candidati
Sono visualizzati su una grande lavagna
Sai a cosa assomiglia?
Le foto su una lavagna che dice
“Sono ricercati dalla polizia”
Ma qui è necessario scrivere:
“Sono desiderati dalla gente”

L'urna elettorale è molto trasparente
Le elezioni non sono trasparenti
Quella scatola è una scatola molto utile
Dopo le elezioni
In quella scatola
Si possono preparare dei buoni cetrioli sottaceto
Per vodka a buon mercato
Sarebbe un buon spuntino

PS
Alla fine della prima maratona
C'era la buona notizia della “Vittoria”
Ma alla fine della maratona elettorale — cetriolo
Siamo ancora indietro di 2500 anni rispetto alla modernità.

In questa poesia non c’è soltanto protesta. C’è anche la malinconia di chi avrebbe voluto credere davvero nella politica e nella modernità. Ed è forse proprio questa malinconia a rendere il testo tanto efficace: dietro l’ironia si sente il peso di una speranza tradita.

Geo: Azerbaijan è una terra sospesa tra Europa e Asia, crocevia di culture, tensioni storiche e trasformazioni politiche. La poesia contemporanea azera spesso affronta temi legati alla libertà, all’identità e al rapporto conflittuale con il potere. Alessandria Post continua a dare spazio alla poesia internazionale come strumento di riflessione civile e culturale, convinta che la letteratura possa ancora raccontare ciò che molte analisi politiche non riescono più a spiegare.

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