Intervista/ Wywiad: Carla Abenante "I valori umani dovrebbero prescindere dalla tecnologia / Wartości ludzkie powinny istnieć niezależnie od technologii"

Intervista e traduzione in lingua polacca Izabella Teresa Kostka.
Wywiad i przekład z języka włoskiego Izabella Teresa Kostka.
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Carla Abenante 


Oggi ho il piacere di avere come ospite Carla Abenante, con studi giuridici alle spalle, insegnante di scuola dell’infanzia, scrittrice e poetessa, con la quale il mio cammino si è incrociato molti anni fa durante il mio programma culturale ciclico “Verseggiando sotto gli astri di Milano”.

1. I.T.K.: Ciao Carla, grazie per aver accettato questa intervista. Oggi vivi a Napoli, ma per dieci anni la tua vita è stata legata a Milano, la città in cui ci siamo conosciute. Secondo te, qual è la differenza tra la vita in queste due città così diverse? In quale delle due senti di realizzarti di più?


C.A.: Milano la considero casa perché, oltre ad averci abitato per dieci anni per la mia professione da docente, da ragazza per mantenermi agli studi raggiungevo dal Sud questa città per lavorare a tempo determinato nelle poste e telecomunicazioni e da ragazza ha molto influito sulla mia crescita evolvendo anche i miei punti di vista sul mondo. La mia città di origine è Pompei dove ho vissuto l’infanzia e la gioventù dove ho costruito la mia vera essenza. Napoli l’ho sempre vissuta, ci sono nata e l’ho sempre frequentata e vissuta. Milano e Napoli sono una dicotomia inscindibile per me perchè entrambe mi hanno offerto la possibilità di crescita della mia cultura e forgiato il carattere, la mia essenza di donna evoluta. Sono entrambe due città a cui sono molto legata, considero Milano la mia seconda città. Entrambe offrono ampi spazi di ambienti culturali, letterario, teatrale, cinematografico, beh Milano è anche la capitale della moda. Si differiscono nell’assetto territoriale, Napoli ha il mare e Milano i parchi. La vita quotidiana è differente soprattutto per i servizi, diciamo che a Milano è facilitata, difficilmente fai file di ore nelle Poste o aspetti più di quindici minuti una metro. A Milano si è travolti dalla vita frenetica, svelta, ad orario e puntuale, A Napoli si svolge tutto con tempi più lenti, con calma raggiungendo lo stesso risultato. Io ho vissuto bene a Milano e adoravo la frenesia Milanese, e adoro anche la calma e il senso di pazienza napoletana. Adoro vivere sia a Milano che a Napoli entrambe le città per me rappresentano casa, lavoro e attività culturali. Ritornerei volentieri a vivere a Milano ma lascerei il mio cuore a Napoli, al Teatro San Carlo che mi ha dato la possibilità di fare parte del coro amatoriale ed esibirmi nel Foyer, la casa editrice che ha pubblicato i miei libri e dove seguo il corso di scrittura creativa. 


2. I.T.K.: Hai alle spalle studi di giurisprudenza, ma lavori a stretto contatto con i bambini. Che cosa ti affascina del lavoro di insegnante? Secondo te, come si può conciliare il rapido progresso tecnologico con l’educazione delle nuove generazioni nel rispetto dei valori umani tradizionali?


C.A.: I miei percorsi di studio sono stati differenti da quelli che aspiravo a percorrere ossia liceo artistico e poi a seguire l’Accademia delle Belle Arti, ero nata artista e fin da piccola scrivevo poesie e racconti oltre a tenere il mio diario segreto. Il mio percorso auspicato si deviò e mi ritrovo ad essere insegnante della scuola dell’infanzia, un lavoro che amo innanzitutto perché è lo step in cui puoi insegnare ad amare la scuola e lo studio, dai le prime nozioni di ogni materia ed in cui scolarizzi gli allievi rendendoli parte della società, è insomma lo step fondamentale per la crescita futura, e poi in termini affettivi ed emozionali è il grado più alto. Il rapido progresso tecnologico si concilia con l’educazione con Il loro corretto uso, purtroppo molti genitori usano la tecnologia come sostituto della genitorialità e dell’educazione. Bisogna insegnare che non tutto di quello che si trova in rete è reale e corretto, molte informazioni sono fake. La tecnologia deve essere usata solo come supporto e non sostituto dell’essere umano. I valori umani ossia affettività, solidarietà, educazione, morale, senso di appartenenza familiare, sociale sono valori che dovrebbe prescindere dalla tecnologia perché dovrebbero essere insiti nell’essere umano, alcuni sono innati e altri insegnati dalla prima agenzia educativa la famiglia. 

3. I.T.K.: So che l’arte in ogni sua forma è sfaccettatura gioca un ruolo importante nella tua vita. Fai parte del coro amatoriale del Teatro San Carlo di Napoli, sei una scrittrice e poetessa attiva e hai frequentato corsi di scrittura creativa con Mogol, Velonà e De Giovanni. Da dove nasce questa passione?


C.A.: È una passione innata coltivata nel tempo. Il mio talento ho cercato di stimolarlo e accrescere con lo studio, frequentando corsi di scrittura poetica, creativa, teatrale per quanto riguarda la scrittura. Per il canto posso dire di avere iniziato con il coro parrocchiale fin da piccola. Poi ho avuto la fortuna di avere i miei genitori appassionati di teatro, cinema e anzi mio padre, essendo consigliere dell’Ente del Turismo di Napoli e come tale anche organizzatore di eventi culturali, teatrali, musicali, mi ha condotto fin da piccola nell’ambiente artistico culturale ad ampio spettro. Non posso scindere me stessa dalle forme di cultura molteplici che poi sono anche arte, cantare, scrivere, viaggiare per conoscere altre culture, visitare musei, assistere ad opere teatrali, in fondo sono quella che sono proprio per i miei molteplici interessi artistico culturali che hanno ampliato le mie vedute sulla vita e sul mondo oltre ovviamente alle esperienze sia positive che negative che la vita mi ha posto sul mio percorso.

4. I.T.K.: Hai scritto due romanzi, "Non sei nella lista" e "Solo tre mesi", pubblicati da Homo Scrivens. Il primo, in particolare, ha già ottenuto un grande successo, vincendo numerosi prestigiosi premi. So che affronta un tema estremamente importante e delicato: il bullismo, che è una vera piaga dei nostri tempi. Ti va di parlarci di questa pubblicazione? 


C.A.: Certo. Una decina di anni fa ci fu un fatto di cronaca relativo al bullismo che mi sconvolse: un ragazzo fu gonfiato con l’aria compressa dal retto dai suoi amici e fu connotato da questi come uno scherzo e non come un atto di violenza. Così promisi a me stessa che se avessi mai scritto un romanzo, il primo avrebbe avuto come tema il bullismo. Il mio primo romanzo appunto "Non sei nella lista" ha come tema principale il bullismo ed il protagonista principale è un ragazzo sedicenne bullo vittima, a sua volta, di bullismo. Il mio intento era trasmettere attraverso le mie parole il limite che si valica per cui lo scherzo diventa violenza. Attraverso il percorso di vita del personaggio principale e degli amici, le due ragazze che diventeranno le sue migliori amiche e forse anche di più, le famiglie, i professori offro gli spunti di riflessione per tutti senza distinzione di età, narrando di uno spaccato delle società moderne.



5. I.T.K.: Secondo te, in cosa consiste il fenomeno del bullismo tra i giovani? Sappiamo bene che lo sviluppo di Internet ha facilitato molte azioni negative volte a perseguitare e ridicolizzare gli altri. Il cyberbullismo può portare a conseguenze molto gravi, persino tragiche (il numero di suicidi tra bambini e adolescenti è in aumento). Secondo te, come si può aiutare la giovane generazione a combattere questo fenomeno distruttivo? Come si può sensibilizzare la società su questo problema?


C.A.: Sul tema ci sono molte campagne di sensibilizzazione anche se è ancora tabu per le vittime poterne parlare. A dover essere aiutati sono entrambi i soggetti attori della situazione di bullismo sia la vittima che il carnefice. Il bullo a volte nasconde dietro il suo atteggiamento una grande fragilità e solitudine. Credo che i giovani dovrebbero riscoprire il valore vero dell’amicizia e della confidenza. Lamentano spesso il poco ascolto da parte dei genitori ma a dire la verità rispetto alle nostre generazioni i genitori di oggi sono fin troppo presenti tanto da sostituirsi ai figli, impedendogli di fare le esperienze necessarie anche di frustrazione per potere crescere e sapere affrontare le avversità della vita. Combattere il fenomeno lo si può restituendo ai ragazzi i valori morali, l’educazione all’affettività e non al possesso materiale, all’essere e non all’apparire, alla dignità del lavoro e non al guadagno facile. Il cyberbullismo è il fratello del bullismo: atti di violenza psicologica ai danni di persone fragili perpetrate nel tempo, ma anche i giochi di challenge e questo rientra nella mancanza di conoscenza consapevole dell’uso delle tecnologie e dei controlli parentali assenti come l’educazione all’affettività. Molti tra ragazzi e ragazze ma anche adulti pensano di essere delle grandi persone usando la violenza. Il secondo romanzo "Solo tre mesi" ha come tema principale la relatività del tempo, si sviluppa nell’arco di tre mesi del 1986 e del 2023, tre mesi in cui la protagonista principale vive delle vicissitudini come la violenza sia morale che fisica, l’amore, la malattia, il ritrovamento del corpo un alunno senza vita, l’amicizia che le cambiano il percorso di vita e diventano fonte della sua evoluzione come donna, persona e anche professionale.

6. I.T.K.: Non sei soltanto una scrittrice di racconti e romanzi, ma ti dedichi anche, con grande successo, alla scrittura di poesie. Puoi raccontarci qualcosa a riguardo? Quale genere letterario ti è più vicino: la narrativa o la poesia? So che hai pubblicato anche una silloge dal titolo " Il passo dei miei passi". 


C.A.: Entrambi i generi letterari mi sono vicini e mi appartengono. La differenza sta nella modalità di scrittura. La poesia è istintuale, emozionale, nasce in qualsiasi momento della giornata legata al mio stato d’animo, alla mia intimità emotiva, il romanzo lo costruisco da un’idea iniziale pongo le basi per i personaggi, la storia e poi sviluppo il romanzo. Ho pubblicato la silloge "Il passo dei miei passi" in self publishing in cui ho ripercorso tutta la mia vita fino alla pubblicazione attraverso le poesie, versi liberi, aforismi, infatti parlo dei miei genitori, delle città che amo, del vissuto personale: amore, malattia e anche esperienze personali oltre a elementi anche allegri come la poesia dedicata al caffè - bevanda senza la quale non riesco ad affrontare la giornata.


7. I.T.K.: Le tue opere hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, ma vorrei soprattutto ricordare la tua partecipazione a un’importante vetrina letteraria legata al celebre festival di Sanremo, cioè Casa Sanremo Writers. Sei stata la sua ospite per ben tre volte: nel 2024, 2025 e 2026. Puoi condividere con noi la tua esperienza? Che cosa ha rappresentato per te la partecipazione a questo programma?


C.A.: La partecipazione a Casa Sanremo ha rappresentato per me il riconoscimento del valore qualitativo delle mie opere. Essere a Sanremo e presentare le opere nel momento in cui si celebra anche la cultura musicale per me è stato un onore e anche la possibilità di rivivere un mondo in cui spaziavo da bambina con mio padre, è stato rivivere la mia infanzia, infatti mi sento a casa a stare tra giornalisti presentatori, cantanti, attori. 


8. I.T.K.: I tuoi racconti e le tue poesie non li pubblichi solo individualmente, ma partecipi anche a molte antologie collettive. Cosa pensi di questo tipo di pubblicazioni? So per esperienza che alcuni autori preferiscono dedicarsi alla pubblicazione di raccolte personali monografiche e considerano le antologie inutili. Qual è la tua opinione a riguardo? Per te è un’occasione di confronto con altri autori oppure rappresenta qualcos’altro?


C.A.: Pubblicare con altri autori è sicuramente un momento di confronto. Pubblicare in maniera monografica ovviamente mette in risalto la propria essenza professionale come scrittrice/scrittore e poeta/ poetessa e il confronto con il lettore diventa diretto e anche la pubblicità e le presentazioni dell’opera stessa. Personalmente amo pubblicare in maniera monografica ma ho esperienza positiva di pubblicazione di opere letterarie di scrittura creativa collettiva. Ho anche pubblicato poesie e racconti in raccolte con altri autori ma è difficile poterne fare pubblicità o presentazioni collettive.


9. I.T.K.: Sei una persona con molti interessi, tra i quali trova spazio anche la tua attività nel campo dei Poetry Slam. Non pensi che questo modo di competere dal vivo sia particolarmente stressante e che talvolta possa provocare una sorta di senso di “inferiorità” tra i partecipanti eliminati dal pubblico? Questo tipo di “gara poetica” non sempre promuove l’arte della parola in sé, perché tende piuttosto a concentrarsi sulla maggiore “forza d’impatto” e sul coraggio da palcoscenico. Cosa ne pensi?


C.A.: Ho organizzato alcuni Poetry Slam legati a Slam Italia nazionale con la partecipazione alla sfida finale a Milano dei vincitori delle varie gare e sono anche stata, prima di organizzarli io, una partecipante. È un modo per mettersi in gioco e capire quale impatto possa avere sul pubblico e può far capire a te stesso dove e come modificare le opere ma per chi si mette in gioco e poi ottiene risultati poco positivi può certo essere frustrante magari perché poco propensa alla teatralizzazione dei versi cosa che non dovrebbe esserci in quanto nella poesia dovrebbe parlare ed emozionare il verso e non la modalità di lettura. Se un poeta partecipa deve avere la capacità di discernimento tra valore della poesia e teatralizzazione, impatto sul pubblico e sul suo giudizio. Non sto organizzando più Poetry Slam in quanto la gara non mi appassiona più e organizzo invece reading con i quali si condividono le emozioni senza inutili competizione che tranquillamente si fa partecipando ai concorsi.


10. I.T.K.: Viviamo in tempi turbolenti e sorprendenti, in cui l’arte viene sempre più spesso spinta in una zona d’ombra di nicchia. Quasi tutto può essere creato con l’aiuto dell’IA, che sta iniziando a sostituire l’uomo in diversi settori della vita. Secondo te l’elemento umano alla corte di Apollo riuscirà a difendersi, oppure ci minaccia il dominio dei chatbot e delle “opere” generate dai computer? Hai paura della tecnologia o vivi in armonia con essa?


C.A.: L’intelligenza artificiale non può almeno per il momento sostituire l’uomo, a volte se la interroghi dice molte falsità, commette errori anche di grammatica e sintassi e se non si è molto preparati si rischia per chi la usa di presentare opere compiute, lavori con errori molto gravi. Per chi scrive poesie e romanzi non può essere una minaccia, scrive in maniere talmente banale raccogliendo pezzi di altri scrittori e poeti e ne combina solo un miscuglio impersonale. Per me chi usa L’AI per scrivere romanzi o poesie o racconti non è altro che uno scopiazzatore altrui e non è professionista scrittore tantomeno poeta. Le opere di scrittura devono rispecchiare l’autore nella sua personalità, nella sua emotività, le opere si caratterizzano, nel leggere le opere devi poterne riconoscere l’autore. Non ho paura della tecnologia, la uso in modo consapevole prevalentemente uso i social come strumento per pubblicizzare le mie opere. Non uso l’AI ma la sfido e mi diverto a vedere quante banalità, assurdità scrive e quanti miscugli di opere altrui combina. A volte le contesto le risposte conoscendo le fonti e le verità in quanto attribuisce anche la paternità di opere a persone diverse dall’originale. Credo che la base per utilizzare l’AI è studiare altrimenti si finisce per scrivere boiate. 

Marzo 2026, Italia


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Wywiad i przekład z języka włoskiego Izabella Teresa Kostka.
Intervista e traduzione in lingua polacca Izabella Teresa Kostka.
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Moim dzisiejszym gościem jest prawniczka z wykształcenia, nauczycielka w przedszkolu, pisarka i poetka Carla Abenante, z którą moja droga skrzyżowała się wiele lat temu podczas mego cyklicznego programu kulturalnego "Verseggiando sotto gli astri di Milano". 

1. I.T.K.: Witam Cię Carla, dziękuję za to spotkanie. Obecnie mieszkasz w Neapolu, ale przez dziesięć lat twe życie związane było z Mediolanem, w którym się poznałyśmy. Jaka według Ciebie jest różnica pomiędzy życiem w tych dwóch tak różnych od siebie miastach? Gdzie czujesz się bardziej zrealizowana? 

C.A.: Mediolan uważam za swój dom, ponieważ oprócz tego, że mieszkałam tam przez dziesięć lat ze względu na moją pracę nauczycielki, już jako młoda dziewczyna, aby utrzymać się podczas studiów, przyjeżdżałam z południa do tego miasta, by pracować tymczasowo na poczcie i w telekomunikacji. To właśnie wtedy Mediolan odegrał ogromny wpływ na mój rozwój, kształtując także moje spojrzenie na świat. Moje miasto rodzinne to Pompeje, gdzie spędziłam dzieciństwo i młodość, budując tam swoją prawdziwą tożsamość. Neapol zawsze był obecny w moim życiu, tam się urodziłam i zawsze tam bywałam oraz żyłam jego rytmem. Mediolan i Neapol stanowią dla mnie nierozerwalną dychotomię, ponieważ oba miasta dały mi możliwość rozwoju kulturowego i ukształtowały mój charakter oraz moją esencję jako dojrzałej kobiety. Z obydwoma jestem bardzo związana, a Mediolan uważam za moje drugie miasto. Oba oferują bogate środowisko kulturalne: literaturę, teatr, kino, a Mediolan jest również stolicą mody. Różnią się natomiast układem przestrzennym: Neapol ma morze, a Mediolan parki. Codzienne życie także jest inne, zwłaszcza jeśli chodzi o usługi: w Mediolanie wszystko jest łatwiejsze, rzadko stoi się godzinami w kolejce na poczcie czy czeka więcej niż piętnaście minut na metro. W Mediolanie porywa mnie szybkie, dynamiczne, punktualne i uporządkowane życie. W Neapolu wszystko toczy się wolniej, spokojniej, ale prowadzi do tych samych rezultatów. Dobrze żyło mi się w Mediolanie i uwielbiałam jego dynamikę, tak samo jak kocham spokój i cierpliwość Neapolu. Uwielbiam żyć zarówno w Mediolanie, jak i w Neapolu, bo oba miasta są dla mnie domem, pracą i przestrzenią aktywności kulturalnej. Chętnie wróciłabym do życia w Mediolanie, ale moje serce zostawiłabym w Neapolu, szczególnie w teatrze Teatro San Carlo, który dał mi możliwość śpiewania w amatorskim chórze i występowania w foyer, a także w wydawnictwie, które opublikowało moje książki, oraz tam, gdzie uczestniczę w kursie kreatywnego pisania.


2. I.T.K.: Masz za sobą studia prawnicze, a pracujesz w bliskim kontakcie z dziećmi. Czym fascynuje cię praca nauczycielki? Jak według Ciebie można połączyć rozpędzony postęp technologiczny z wychowywaniem "w człowieczeństwie" młodego pokolenia? 

C.A.: Moje ścieżki edukacyjne potoczyły się inaczej, niż początkowo planowałam. Marzyłam o liceum plastycznym, a następnie o Akademii Sztuk Pięknych. Od zawsze czułam się artystką i już jako dziecko pisałam wiersze i opowiadania oraz prowadziłam swój sekretny pamiętnik. Moja wymarzona droga jednak się zmieniła i ostatecznie zostałam nauczycielką w przedszkolu. To zawód, który bardzo kocham przede wszystkim dlatego, że jest to etap, na którym można nauczyć dzieci kochać szkołę i naukę. To moment przekazywania pierwszych podstaw z każdej dziedziny oraz wprowadzania dzieci w życie społeczne, czyniąc je częścią społeczeństwa. Jest to więc kluczowy etap dla ich przyszłego rozwoju. Ponadto pod względem emocjonalnym i relacyjnym jest to najwyższy poziom oddziaływania. Szybki rozwój technologii może współgrać z edukacją, pod warunkiem jej właściwego wykorzystania. Niestety wielu rodziców używa technologii jako substytutu wychowania i opieki. Należy uczyć, że nie wszystko, co znajduje się w internecie, jest prawdziwe i wiarygodne, a wiele informacji to fałszywe treści. Technologia powinna być używana wyłącznie jako wsparcie, a nie jako zastępstwo człowieka. Wartości ludzkie, takie jak uczuciowość, solidarność, wychowanie, moralność czy poczucie przynależności do rodziny i społeczeństwa, powinny istnieć niezależnie od technologii, ponieważ są one wpisane w naturę człowieka. Część z nich jest wrodzona, a część przekazywana przez pierwszą i najważniejszą instytucję wychowawczą, jaką jest rodzina.




3. I.T.K.: Wiem, że ważną rolę w twoim życiu odgrywa sztuka i to w wielu jej odcieniach. Należysz do amatorialnego chóru Teatru San Carlo w Neapolu, jesteś czynną pisarką i poetką, uczęszczałaś na kursy kreatywnego pisania Mogola, Velonà i De Giovanni'ego. Skąd wzięła się ta pasja? 

C.A.: To pasja wrodzona, rozwijana przez lata. Starałam się pobudzać i rozwijać mój talent poprzez naukę, uczestnicząc w kursach pisania poetyckiego, kreatywnego i teatralnego. Jeśli chodzi o sam śpiew, to mogę powiedzieć, że zaczęłam już jako dziecko w chórze parafialnym. Miałam też szczęście dorastać w rodzinie pasjonującej się teatrem i kinem, a mój ojciec, jako członek zarządu Ente del Turismo w Neapolu oraz organizator wydarzeń kulturalnych, teatralnych i muzycznych, wprowadził mnie od najmłodszych lat w szeroko pojęte środowisko artystyczno - kulturalne. Nie potrafię oddzielić siebie od różnorodnych form kultury, które są jednocześnie sztuką, czyli od śpiewania, pisania, podróżowania w celu poznawania innych kultur, odwiedzania muzeów czy uczestniczenia w spektaklach teatralnych. W gruncie rzeczy jestem tym, kim jestem, właśnie dzięki moim licznym zainteresowaniom artystyczno - kulturalnym, które poszerzyły moje spojrzenie na życie i świat, a także dzięki doświadczeniom zarówno pozytywnym, jak i negatywnym, które napotkałam na swojej drodze.



4. I.T.K.: Napisałaś dwie powieści "Non sei nella lista / Nie jesteś na liście" oraz "Solo tre mesi / Tylko trzy miesiące" wydane przez Homo Scrivens. Przede wszystkim pierwsza z nich odniosła już duży sukces, zdobywając wiele prestiżowych nagród. Wiem, że porusza wyjątkowo ważny i delikatny problem bulizmu, który jest prawdziwą plagą dzisiejszych czasów. Możesz nam opowiedzieć o tej publikacji?

C.A.: Oczywiście. Około dziesięć lat temu wydarzyło się zdarzenie związane z przemocą rówieśniczą, które mną wstrząsnęło: pewien chłopak został napompowany sprężonym powietrzem przez odbyt przez swoich kolegów, a oni określili to jako żart, a nie akt przemocy. Wtedy obiecałam sobie, że jeśli kiedykolwiek napiszę powieść, to jej pierwszym tematem będzie właśnie bullying. Mój pierwszy romans "Non sei nella lista / Nie jesteś na liście” ma jako główny temat przemoc rówieśniczą, a jego głównym bohaterem jest szesnastoletni chłopak prześladowca, który sam jest jednocześnie ofiarą przemocy. Moim zamiarem było przekazanie poprzez moje słowa granicy, po której przekroczeniu żart staje się przemocą. Poprzez losy głównego bohatera, jego przyjaciół, a przede wszystkim dwóch dziewczyn, które staną się jego najlepszymi przyjaciółkami, a być może czymś więcej, a także rodzin i nauczycieli, staram się pobudzić do refleksji wszystkich, niezależnie od wieku, ukazując na kartkach książki fragment współczesnego społeczeństwa.


5. I.T.K.: Jak sądzisz, na czym polega zjawisko bulizmu wśród młodzieży? Wiemy dobrze, że rozwój internetu ułatwił wiele negatywnych działań, które mają na celu prześladowanie i ośmieszanie innych osób. Cyberbulizm potrafi doprowadzić do potężnych, a nawet tragicznych konsekwencji (wzrasta ilość samobójstw wśród dzieci i młodzieży). Twoim zdaniem jak można pomóc młodemu pokoleniu w walce z tym niszczycielskim fenomenem? Jak uwrażliwić na to społeczeństwo? 

C.A.: Na ten temat istnieje wiele kampanii uświadamiających, choć dla ofiar wciąż jest to tabu i trudno im o tym mówić. Pomocy potrzebują obie strony zaangażowane w sytuację przemocy rówieśniczej czyli zarówno ofiara, jak i sprawca. Agresor często ukrywa za swoim zachowaniem dużą kruchość i samotność. Uważam, że młodzi ludzie powinni na nowo odkryć prawdziwą wartość przyjaźni i zaufania. Często skarżą się na brak uwagi ze strony rodziców, ale prawda jest taka, że w porównaniu z naszymi pokoleniami dzisiejsi rodzice są aż nadto obecni. Obecni do tego stopnia, że wyręczają swoje dzieci, uniemożliwiając im zdobywanie niezbędnych doświadczeń, także tych związanych z frustracją, które są potrzebne, by dorosnąć i nauczyć się radzić sobie z przeciwnościami losu. Z tym zjawiskiem można walczyć, przywracając młodym ludziom wartości moralne, edukację emocjonalną, skupienie na byciu, a nie na posiadaniu, na skupieniu się na autentyczności zamiast na pozorach, na godności pracy, a nie łatwym zysku. Cyberprzemoc jest "bratem” przemocy rówieśniczej: to akty przemocy psychicznej wobec osób słabszych, powtarzające się w czasie, ale także niebezpieczne wyzwania internetowe. Wynika to z braku świadomej wiedzy na temat korzystania z technologii oraz z braku kontroli rodzicielskiej, podobnie jak brakuje edukacji emocjonalnej. Wielu młodych ludzi, ale także dorosłych, uważa, że staje się kimś ważnym poprzez stosowanie przemocy. Druga powieść "Solo tre mesi / Tylko trzy miesiące” koncentruje się na względności czasu. Rozgrywa się na przestrzeni trzech miesięcy w 1986 i 2023 roku, podczas których główna bohaterka przeżywa różne wydarzenia: doświadcza przemocy psychicznej i fizycznej, miłości, choroby, odkrycia ciała martwego ucznia oraz przyjaźni. Wszystko to zmienia jej drogę życiową i staje się źródłem jej rozwoju jako kobiety, człowieka i profesjonalistki.



6. I.T.K.: Nie jesteś tylko pisarką opowiadań i powieści, ale z dużym powodzeniem poświęcasz się także pisaniu wierszy. Możesz nam o tym opowiedzieć? Która dziedzina literacka jest tobie bliższa: beletrystyka czy poezja? Wiem, że wydałaś także cykl wierszy zatytułowany "Il passo dei miei passi /Rytm moich kroków".

C.A.: Oba gatunki literackie są mi bliskie i czuję, że do mnie należą. Różnica polega na sposobie pisania. Poezja jest instynktowna, emocjonalna i rodzi się w każdej chwili dnia, jest związana z moim nastrojem i moją wewnętrzną sferą emocjonalną. Powieść natomiast buduję od początkowego pomysłu tj. tworzę podstawy dla postaci i fabuły, a następnie ją rozwijam. Opublikowałam w self-publishingu tomik wierszy "Il passo dei miei passi / Krok mych kroków”, w którym poprzez poezję odtworzyłam całe swoje życie aż do momentu publikacji. Zawiera on wiersze wolne oraz aforyzmy i opowiadam w nim o moich rodzicach, o miastach, które kocham, o moich doświadczeniach: miłości, chorobie, a także innych przeżyciach. Są tam również lżejsze elementy, jak na przykład wiersz poświęcony kawie - napojowi, bez którego nie jestem w stanie rozpocząć dnia.


7. I.T.K.: Twoje dzieła doczekały się dużego uznania, przede wszystkim chciałabym wspomnieć tu o twoim udziale w ważnej witrynie literackiej towarzyszącej sławnemu festiwalowi w Sanremo czyli Casa Sanremo Writers. Byłaś jej gościem aż trzy razy : w 2024, 2025 i 2026 roku. Możesz podzielić się z nami swoimi doświadczeniami? Czym był dla Ciebie udział w tym programie? 


C.A.: Udział w Casa Sanremo był dla mnie potwierdzeniem wartości moich prac. Bycie w Sanremo i prezentowanie swoich dzieł w czasie, gdy świętowana jest także kultura muzyczna, było dla mnie zaszczytem, a także okazją do ponownego przeżycia świata, w którym jako dziecko poruszałam się razem z moim ojcem. To było jak powrót do mojego dzieciństwa, gdyż czuję się jak w domu wśród dziennikarzy, prezenterów, piosenkarzy i aktorów.


8. I.T.K.: Twoje opowiadania i wiersze publikujesz nie tylko indywidualnie, ale bierzesz także udział w wielu antologiach kolektywnych. Co myślisz o takich zbiorowych publikacjach? Z doświadczenia wiem, że niektórzy autorzy wolą poświęcać się wydawaniu tomów osobistych, a antologie uważają za niepotrzebne. Jakie jest twoje zdanie na ten temat? To dla Ciebie możliwość konfrontacji z innymi autorami czy może coś innego? 

C.A.: Publikowanie z innymi autorami jest z pewnością momentem konfrontacji i dzielenia się sztuką. Publikacja monograficzna oczywiście podkreśla własną tożsamość zawodową jako pisarki/pisarza i poetki/poety, a kontakt z czytelnikiem staje się bardziej bezpośredni, podobnie jak promocja i prezentacje samego dzieła. Osobiście lubię publikować w formie monograficznej, ale mam również pozytywne doświadczenia związane z publikowaniem utworów literackich w ramach twórczości zbiorowej. Publikowałam także wiersze i opowiadania w antologiach z innymi autorami, jednak trudno jest je wspólnie promować lub organizować ich prezentacje.



9. I.T.K.: Jesteś osobą o wielu zainteresowaniach, wśród których znalazła miejsca także twoja działalność na rzecz poetyckich Poetry Slam. Czy nie sądzisz, że taki sposób rywalizacji na żywo jest wyjątkowo stresujący i czasami może spowodować pewnego rodzaju poczucie "niższości" wśród wyeliminowanych przez publiczność uczestników? Ten rodzaj "poetyckich zawodów" nie zawsze promuje samą sztukę słowa, bo koncentruje się raczej na większej "sile przebicia i odwadze scenicznej". Co o tym myślisz? 

C.A.: Zorganizowałam kilka Poetyckich Slamów związanych z ogólnokrajową inicjatywą Slam Italia, z udziałem zwycięzców poszczególnych wydarzeń w finale w Mediolanie. Zanim sama zaczęłam je organizować, byłam także uczestniczką. To sposób, by się sprawdzić i zrozumieć, jaki wpływ można wywrzeć na publiczności, a także odkryć, gdzie i jak można poprawić swoje utwory. Jednak dla tych, którzy podejmują wyzwanie, a potem osiągają słabsze wyniki, może to być frustrujące być może dlatego, że są mniej skłonni do teatralizacji swoich tekstów. A przecież nie powinno to mieć miejsca, bo w poezji powinien przemawiać i poruszać sam wiersz, a nie sposób jego prezentacji. Jeśli poeta bierze udział w slamie, powinien umieć rozróżnić wartość poezji od jej teatralizacji, a także oddzielić wpływ na publiczność od jej oceny. Nie organizuję już Poetyckich Slamów, ponieważ ta rywalizacja przestała mnie pasjonować. Zamiast tego organizuję readingi czyli lektury wierszy, podczas których dzielimy się emocjami bez zbędnej konkurencji, która i tak może się pojawić przy okazji udziału w różnych konkursach.


10. I.T.K.: Żyjemy w burzliwych i zaskakujących czasach, w którym sztuka coraz bardziej spychana jest do niszowej strefy cienia. Prawie wszystko można stworzyć przy pomocy AI, która zaczyna wypierać człowieka z różnych dziedzin życia. Czy według Ciebie element ludzki na dworze Apolla zdoła się obronić, czy raczej grozi nam dominacja czatbotów i "dzieł" wygenerowanych przez komputery? Boisz się technologii czy żyjesz z nią w zgodzie? 

C.A.: Sztuczna inteligencja nie może, przynajmniej na razie, zastąpić człowieka. Czasami, gdy się ją o coś zapyta, podaje wiele nieprawdziwych informacji, popełnia błędy gramatyczne i składniowe, a jeśli ktoś nie jest dobrze przygotowany, to ryzykuje, że wykorzysta ją do tworzenia prac zawierających bardzo poważne błędy. Dla osób piszących poezję i powieści nie stanowi zagrożenia, gdyż pisze w sposób na tyle banalny, łącząc fragmenty zaczerpnięte od innych pisarzy i poetów, że tworzy jedynie bezosobową mieszankę. Moim zdaniem ktoś, kto używa AI do pisania powieści, poezji czy opowiadań, jest jedynie naśladowcą innych i nie jest profesjonalnym pisarzem, a tym bardziej poetą. Dzieła literackie powinny odzwierciedlać autora, jego osobowość i emocjonalność. Utwory mają swoją tożsamość, a czytając je, powinno się móc rozpoznać ich twórcę. Nie boję się technologii i używam jej świadomie, korzystam głównie z mediów społecznościowych jako narzędzia do promowania napisanych przeze mnie prac. Nie korzystam z AI, lecz raczej ją "wyzywam”, kłócę się z nią i bawię się, sprawdzając, ile banałów, absurdów i jak wiele mieszanek cudzych tekstów potrafi stworzyć. Czasami kwestionuję jej odpowiedzi, znając źródła i fakty, ponieważ zdarza się, że przypisuje autorstwo podanych utworów niewłaściwym osobom. Uważam, że podstawą korzystania z AI jest nauka, bo w przeciwnym razie nadużywanie jej kończy się pisaniem bzdur.

Marzec 2026, Włochy 

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Carla Abenante , foto dell'autrice 



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