“Il mio scrigno lo conservo” di Laura Neri: quando il dolore diventa una forma d’amore che salva

 

Composizione fotografica su tavolo in legno con quaderno aperto, penna, libro di poesie, tazza di tè, rose bianche e un piccolo scrigno, simbolo di amore, fragilità e introspezione.

C’è una verità sottile e spesso taciuta nell’amore: non è solo gioia, ma anche fragilità, ferita, trasformazione. Laura Neri, con “Il mio scrigno lo conservo”, ci accompagna dentro questo territorio emotivo con parole essenziali e disarmanti, capaci di arrivare dritte al cuore senza bisogno di ornamenti. Non è una poesia che cerca effetti, ma una voce che confessa, che accetta, che comprende.

Il mio scrigno lo conservo
Voglio riempire il mondo
E ripeto sarà l ultima volta
Ogni dolore è sacro
Non basta
amare.. Ci vuole
tenerezza...
Ci vuole tempo e pazienza
Un po’ si muore
ma è il solo modo
per rimanere vivi.
L' amore esalta
Credimi
Ora prendi quel dolore.
Amalo
È vita
©Laura Neri

Il testo si apre con un’immagine potente e intima: “Il mio scrigno lo conservo”, una dichiarazione di custodia, quasi di protezione del proprio mondo interiore. Da subito emerge una tensione tra il desiderio di donarsi – “Voglio riempire il mondo” – e la consapevolezza che amare espone, rende vulnerabili, lascia segni. È qui che la poesia trova la sua autenticità: nel riconoscere che ogni sentimento vero comporta un prezzo.Uno dei passaggi più intensi è senza dubbio: Ogni dolore è sacro. Qui la poetessa eleva la sofferenza a esperienza necessaria, quasi spirituale. Non è qualcosa da evitare, ma da attraversare. Ed è proprio in questo attraversamento che emerge il cuore della poesia: l’amore non basta, servono tenerezza, tempo, pazienza. Tre parole semplici, ma profondissime, che restituiscono all’amore una dimensione concreta, quotidiana, reale.

“Un po’ si muore / ma è il solo modo / per rimanere vivi” è forse il nucleo filosofico del testo. L’amore come perdita e rinascita insieme, come esperienza che ci cambia e ci rende più consapevoli. Qui si può cogliere un’eco esistenziale che richiama autori come Rainer Maria Rilke, che vedeva nell’amore una prova dell’anima, o Anaïs Nin, che ha spesso raccontato la relazione tra desiderio e trasformazione interiore. Il finale è una vera e propria rivelazione: “Ora prendi quel dolore. Amalo. È vita.”. Non c’è fuga, non c’è rifiuto. C’è accettazione. E in questa accettazione, una forma di salvezza. Laura Neri ci invita a non temere il dolore, ma a riconoscerlo come parte integrante dell’esperienza umana, come un passaggio necessario per comprendere davvero cosa significhi vivere.

Questa poesia si inserisce in una tradizione lirica che guarda all’interiorità senza filtri, ricordando per intensità emotiva alcune pagine di Alda Merini, dove amore e sofferenza si intrecciano in modo indissolubile. Ma la voce di Laura Neri resta personale, autentica, capace di parlare al presente con una semplicità che è anche la sua forza. In un tempo in cui tutto corre e si consuma velocemente, “Il mio scrigno lo conservo” ci invita a rallentare, a sentire, a custodire. Perché forse è proprio lì, nel dolore che impariamo ad accogliere, che si nasconde la forma più vera dell’amore.

Geo:
Laura Neri si inserisce nel panorama della poesia contemporanea italiana, una realtà viva e diffusa su tutto il territorio nazionale. La sua scrittura riflette una sensibilità moderna, capace di dialogare con lettori di diverse generazioni, contribuendo a mantenere viva la tradizione lirica italiana nel contesto culturale attuale promosso da Alessandria Post.

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