Il male acquattato

 


dovrò bastonare il male acquattato

nei miei stupidi giorni ‒ ho un baluginio

nelle mani lungo come il Mediterraneo ‒

terribile come un lepidottero che ruota su se stesso ‒

ho uno stiletto nelle viscere e

quando cerco di estirparlo ride ‒

continua ‒ scarnifica la mia voglia

di inibire la morte ‒ tenere a bada

i carboni dove la traccia

di noi si scompone



Rita Stanzione
(foto dell'autrice)


Commenti

  1. questi versi colpiscono come un fendente. La tua poesia non si limita a descrivere il dolore o il male esistenziale; lo rende fisico, tattile e spaventosamente dinamico. C’è una tensione costante tra il desiderio di reazione e l'ineluttabilità di un tormento che sembra godere della propria persistenza.

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