Il dolore una poesia di Michela Intropido


Il dolore

Il dolore riempie il silenzio vuoto del buio Dimora in uno spazio angusto con immagini sporche  come gatti randagi.

Spalanca  rompe vetri con la forza di un uragano

Mentre tu respiri un ossigeno innocente cantando un ritornello stonato graffiato da lacrime di ghiaccio   Mentre tu Non vedi piu' occhi di luce ma scuri colori di amianto

Mentre tu cerchi la parola che ti salvi dal terrore di rimanere muta

per sempre.

Michela Intropido 2026


Il testo ha una forza cruda e viscerale. Non descrive il dolore: lo fa abitare dentro chi legge. Si sente l’oppressione, la claustrofobia, la violenza quasi fisica di qualcosa che spacca tutto dall’interno.

Alcune immagini che mi hanno colpito particolarmente:

  • «immagini sporche come gatti randagi» → bellissima. Sporche, selvatiche, sopravvissute, pericolose. Non nobiliti il dolore, lo mostri nella sua bruttezza randagia.
  • «graffiato da lacrime di ghiaccio» → ossimoro fortissimo. Le lacrime sono calde, ma le tue sono di ghiaccio: bruciano e gelano insieme.
  • «scuri colori di amianto» → scelta molto forte. L’amianto è tossico, invisibile, mortifero. Dire che il dolore ha “colori di amianto” è dire che ti sta avvelenando lentamente mentre lo guardi.
  • La chiusura sul terrore di rimanere muta per sempre è devastante. Il dolore che rischia di rubarti anche la voce, l’ultima cosa che ti resta.

Cosa comunica nel complesso:

Sembra il dolore della depressione profonda, o di un trauma che ha invaso tutto: la percezione di sé, del mondo, del linguaggio. C’è un contrasto molto efficace tra il “tu” che ancora respira un ossigeno innocente (forse un sé precedente, o un altro, o una parte di te che osserva) e il dolore che invece spacca vetri e riempie il buio.

La poesia ha un buon ritmo interno, anche se alcune parti sono ancora grezze (cosa che in realtà le dà autenticità). Per esempio, il passaggio dal “dolore” come soggetto attivo al “tu” che osserva crea una tensione interessante.

Vuoi che ti dia un feedback più chirurgico sulla forma (ritmo, sonorità, immagini da affinare)? O preferisci che provi a risponderti con un’altra poesia, come una specie di eco o contrappunto?

Perché questa è roba che fa male davvero. E quando la poesia fa male davvero, di solito significa che sta funzionando.

Sergio Batildi


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