"IL COLLEGA" di Gianni Caccia

 



 Dopo la "Trilogia di Konrad" il nuovo romanzo dell'autore novese per Puntoacapo editrice


“Il Collega” è un romanzo che inizia in maniera inusuale, con il suicidio di un personaggio che poi si rivelerà l’autentico protagonista di questo libro.

Paolo Fortunato, impiegato in una ditta di autoricambi dalla vita solitaria e monotona, isolato e quasi “mobbizzato” dai colleghi viene “demansionato” dopo una discussione con il capo Fulvio Jacopucci, dal quale si sente perseguitato. Fortunato per alcuni versi assomiglia a Konrad, il protagonista della trilogia conclusa con L’ultimo bivio, un personaggio che cerca di restare sé stesso in un mondo esterno che gli diventa alieno, ma, a differenza di quest’ultimo, si trova in un contesto diverso da quello tutto sommato rassicurante delle valli appenninica, in una città anonima e in un contesto lavorativo dove nessuno è insostituibile. Dopo il suicidio di Fortunato, gli altri, dal capo alla responsabile della pagina social Sabina d’Ambrosio, la più ostile a Paolo, agli ambigui Mirko Bonetti e Giancarlo Birigozzi, iniziano a “sparlare” del collega suicida sostenendo che in fondo era un “perdente nato” che se la “era cercata” e mettendo in luce quanto non lo sopportassero. Solo una delle colleghe, Daniela Robusti, ha qualche riserva nel voltare pagina in maniera così istantanea ed è l’unica a dimostrare ancora un residuo di umanità.

A metà della narrazione una sorprendente svolta metafisica ci conduce verso una narrazione dalle sfumature quasi orrorifiche, l’altro lato di una realtà sociale e lavorativa dove non c’è un vero “potere cattivo” non lo è neanche il capo Fulvio con la sua giovane moglie Valeria, ma il male è disseminato in un sistema microfisico di relazioni di potere e di situazioni simbolo del mondo contemporaneo. I “colleghi” Sabina d’Ambrosio, Giancarlo Birigozzi, Mirko Bonetti non sono veri “cattivi” ma pedine inconsapevoli di un sistema a suo modo “assassino”. Il personaggio di Daniela si distingue non per esserne del tutto fuori, ma almeno per porsi qualche dubbio, e forse per questo il suo destino sarà diverso dagli altri.

Paragonato nella prefazione a Bartleby lo Scrivano di Conrad e al Gregor Samsa di Kafka, quello di Paolo Fortunato è un personaggio che attinge nei suoi lineamenti dai classici, ma dai quali se ne distingue per la torsione metafisica e quasi orrorifica della seconda parte del libro. Per alcuni versi si potrebbero individuare alcuni velati riferimenti anche alla Divina Commedia di Dante e al suo concetto di “contrappasso” oltre che ai classici della letteratura horror e fantastica contemporanea.

Il collega” è stato definito il libro “più cattivo” di Gianni Caccia, racconta con una scrittura e una narrazione molto essenziale la parte più grigia e inquietante dell’animo umano e l’orrore celato della società contemporanea e del mondo del lavoro, con personaggi che neanche più si accorgono di perpetuare per inerzia un sistema malato, nel quale come afferma Jacopucci, nessuno è insostituibile e l’individuo si dissolve nella funzione, nell’ipocrisia interessata anche di molti rapporti amorosi o di amicizia, nella totale sostituibilità all’interno di un ingranaggio che prosegue la sua corsa facendo tranquillamente a meno delle singole persone.

 

                                               Andrea Macciò

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