Pier Carlo Lava
La poesia “I colori dei mestieri” è una delle più rappresentative della poetica di Rodari, capace di unire gioco linguistico, osservazione sociale e intento educativo. Il punto di partenza è semplice e geniale: associare a ogni mestiere un colore, trasformando la realtà quotidiana in un piccolo universo simbolico. Così il lavoro non è più solo fatica, ma diventa immagine, racconto, identità.
Tra i passaggi più significativi si possono citare alcune frasi emblematiche, come “Io so i colori dei mestieri”, che introduce lo sguardo curioso e consapevole del narratore, oppure i richiami al “bianco dei muratori”, al “nero degli spazzacamini”, fino agli altri colori che evocano mestieri diversi. In queste immagini si coglie la capacità di Rodari di rendere visibile ciò che spesso resta invisibile, cioè il valore delle persone dietro ogni professione.
Lo stile è essenziale, musicale, immediato, ma dietro la semplicità emerge una riflessione importante: non esistono lavori “più importanti” di altri, ma solo lavori diversi, tutti necessari. È una lezione civile oltre che poetica, che invita al rispetto e alla consapevolezza sociale.
Questa poesia, ancora oggi attuale, riesce a parlare a diverse generazioni perché tocca un tema universale: il lavoro come parte dell’identità e della dignità umana. In un’epoca in cui spesso si misura tutto in termini economici o di successo, Rodari ci riporta all’essenziale: il valore di ciò che si fa e di chi lo fa.
Gianni Rodari, nato a Omegna nel 1920 e morto nel 1980, è stato uno dei più grandi autori italiani per l’infanzia, vincitore del Premio Andersen. La sua opera ha sempre cercato di educare attraverso la fantasia, offrendo strumenti critici ai più giovani e, indirettamente, anche agli adulti.
In conclusione, “I colori dei mestieri” non è solo una poesia per bambini, ma un piccolo manifesto etico: guardare il mondo con occhi nuovi, riconoscere il valore degli altri, restituire dignità a ogni gesto quotidiano.
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