HAY DÍAS PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

HAY DÍAS
Pippo Bunorrotri

Hay poemas que parecen mirar en tu interior, encontrar el punto donde duele y sacarlo a la luz.

«Hay días » hace precisamente eso. Describe esos momentos que todos experimentamos cuando el pasado llama a la puerta sin permiso, trastocando el presente. No es una simple reflexión sobre la nostalgia, sino sobre lo que se siente cuando los recuerdos dejan de ser un consuelo.

Cuando la tristeza y los recuerdos llegan inesperadamente, nos roban su tiempo y nos arrastran hasta un precipicio imaginario, con vistas al vacío, donde el horizonte solo refleja nuestra ausencia. Allí, la memoria se sienta a nuestro lado y comienza a hojear el diario de nuestra soledad, obligándonos a releer esos silencios que preferiríamos no recordar jamás.

La poesía profundiza aún más, tocando esos momentos en que los recuerdos pesan más que la soledad misma. Estar solo es difícil, pero se vuelve insoportable cuando el espacio se llena con los fantasmas del pasado. Cuando el silencio comienza a hablar a través de los remordimientos, no hay escapatoria. ¡Simplemente duele! Los remordimientos crean una atmósfera sofocante, como la metáfora que usa el poeta. Es como una cortina gris que bloquea la luz del sol y el aire se enrarece. Aquí es donde se despliega el drama del arrepentimiento por «lo que fue y lo que no fue». Este es quizás el aspecto más doloroso de la experiencia humana: sufrimos no solo por lo que hemos perdido, sino por todo lo que pudimos haber experimentado, pero nunca llegamos a comprender.

El final, sin embargo, es una dulce rendición. Llegan los «días de necesidad», esos momentos de fragilidad en los que deseamos que las cosas volvieran a ser como antes.

Pero el pasado no se puede repetir. Ese deseo choca con la realidad y se transforma en melancolía, un sentimiento más sereno que el dolor agudo, pero igual de profundo.

El poema termina así: dejando que el tiempo recupere sus espacios y sus silencios inviolables.

La profunda sabiduría del poeta nos susurra que es normal sentirse mal, sentirse abrumado y habitar nuestra soledad. Nos recuerda que, a veces, para sanar una herida, primero debemos tener el valor de sentarnos al borde del precipicio y escuchar todo lo que el silencio tiene que decir.

Giuseppina De Biase

HAY DÍAS

Hay días miserables

que llegan cargados de memoria

sin cita previa

se apoderan de mis horas

llevándome al acantilado del tiempo

donde se sienta a mi lado

con la mirada perdida

en el horizonte vacío.

Abre despacio el diario

de mis soledades

leyendo las paginas

de mis silencios

esos que nunca

quiero leer.

Hay días cautivos

en que los recuerdos

pesan más que la soledad

y entonces hablan

los recuerdos del silencio

y estos duelen.

Entonces un visillo gris

tamiza la luz del día

el aire se vuelve rancio

como si recordara

los secretos

de mis silencios

arrastrando los momentos

delo que fue y no fue.

Hay días menesterosos

que regresan queriendo ser

lo que fueron

y ahora son una melancolía

en el instante de un tiempo

que tiene sus propios silencios.

Pippo Bunorrotri               


CI SONO GIORNI
Pippo Bunorrotri 


Ci sono Poesie che sembrano guardarti dentro,  trovano il punto in cui fa male e lo mettono in luce. 

«Ci sono giorni» fa esattamente questo. Descrive quei momenti che capitano a tutti  in cui il passato bussa alla porta senza chiedere il permesso, stravolgendo il presente. Non è una semplice riflessione sulla nostalgia, ma ciò che si prova  quando i ricordi smettono di essere un conforto.

Quando la  tristezza e i ricordi arrivano all’improvviso, si prendono il nostro tempo e ci trascinano su una scogliera ideale, a picco sul vuoto, dove l’orizzonte specchia soltanto la nostra mancanza. È lì che il ricordo si siede accanto a noi e inizia a sfogliare il diario delle nostre solitudini, costringendoci a rileggere quei silenzi che preferiremmo non guardare mai.

La Poesia va ancora più nel profondo toccando quei momenti  in cui i ricordi pesano più della solitudine stessa. Stare soli è difficile, ma diventa insostenibile quando lo spazio si riempie dei fantasmi del passato. Quando il silenzio comincia a parlare attraverso i rimpianti, non c’è modo di scappare. Semplicemente, fa male! I rimpianti creano un’atmosfera che toglie l’aria come la metafora che usa il Poeta. È come una  tenda grigia che  spegne la luce del sole e l’aria si fa viziata. È qui che si consuma il dramma del rimpianto per «ciò che è stato e non è stato». È forse questa  la sfumatura più dolorosa dell’esperienza umana: non soffriamo solo per quello che abbiamo perso, ma per tutto ciò che avremmo potuto vivere e che non si è mai realizzato.

Il finale invece è una resa dolce. Arrivano i «giorni bisognosi», quei momenti di fragilità in cui vorremmo che le cose tornassero a essere come prima. 

Ma il passato non si replica. Quel desiderio si scontra con la realtà e si trasforma in malinconia, un sentimento più calmo del dolore acuto, ma altrettanto profondo. 

La Poesia si chiude così: lasciando che il tempo si riprenda i suoi spazi e i suoi inviolabili silenzi.

La grande saggezza del Poeta ci sussurra che è normale  stare male, di sentirci sopraffatti e di abitare la nostra solitudine e ci  ricorda che per curare una ferita, a volte, bisogna prima avere il coraggio di sedersi su quella scogliera e ascoltare tutto ciò che il silenzio ha da dirci.

Giuseppina De Biase

CI SONO GIORNI

Ci sono giorni tristi

che arrivano carichi di memoria

senza preavviso  

si impossessano delle mie ore 

portandomi sulla scogliera  del tempo

dove siedono  al mio fianco

con lo sguardo perso

nell’orizzonte vuoto.

Apre lentamente il diario

delle mie solitudini

leggendo le pagine

dei miei silenzi

quelli che mai

vorrei leggere.

Ci sono giorni prigionieri

in cui i ricordi

pesano più della solitudine.

e allora parlano

i ricordi del silenzio

E questi fanno male.

Allora  una tenda grigia

filtra la luce del giorno 

l’aria diventa viziata

come se ricordasse

i segreti

dei miei silenzi

trascinando i momenti

di ciò che è stato e non è stato.

Ci sono giorni  bisognosi

che ritornano volendo essere

ciò che furono 

e ora sono una  malinconia

nell’istante di un  tempo

che ha i suoi propri silenzi.

Pippo Bunorrotri


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