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Un focolaio raro, grave ma al momento circoscritto, ha riportato l’attenzione mondiale sull’hantavirus, un’infezione trasmessa soprattutto dai roditori ma che, nel caso del ceppo Andes, può raramente passare anche da persona a persona in caso di contatti stretti e prolungati.
Pier Carlo Lava
La vicenda riguarda la nave da crociera MV Hondius, partita da Ushuaia, in Argentina, il primo aprile 2026, e collegata a un focolaio di hantavirus che ha provocato finora tre decessi e otto casi segnalati tra confermati e sospetti. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il cluster è stato notificato il 2 maggio 2026 e, al primo bilancio ufficiale, risultavano sette casi, due confermati in laboratorio e cinque sospetti, con tre morti, un paziente critico e altri casi lievi. Aggiornamenti successivi riportati da fonti internazionali indicano cinque casi confermati su otto segnalati.
A preoccupare le autorità sanitarie non è tanto il rischio per la popolazione generale, che l’OMS considera basso, quanto la necessità di rintracciare e monitorare i passeggeri già scesi dalla nave. Secondo le ricostruzioni più recenti, 29 passeggeri di 12 nazionalità sarebbero sbarcati il 24 aprile a Sant’Elena, prima della conferma del focolaio, e diversi Paesi hanno avviato controlli, isolamento precauzionale e contact tracing. Singapore, per esempio, ha isolato e sottoposto a test due residenti che erano stati esposti durante il viaggio o su voli collegati al caso.
Il virus identificato è legato al ceppo Andes, diffuso in alcune aree del Sud America. È un dato importante perché, a differenza della maggior parte degli hantavirus, Andes virus è l’unico hantavirus per cui sia documentata una rara trasmissione interumana, di solito in presenza di contatti molto stretti, prolungati o familiari. L’OMS precisa però che questa modalità resta poco comune e non configura, allo stato attuale, uno scenario pandemico.
L’hantavirus si contrae soprattutto respirando particelle contaminate da urina, feci o saliva di roditori infetti, oppure entrando in contatto con superfici contaminate. Le situazioni più rischiose sono ambienti chiusi, cantine, capanni, magazzini, locali abbandonati o zone rurali dove vi siano tracce di roditori. Il contagio non avviene normalmente come un raffreddore comune; nel caso Andes, il passaggio da persona a persona è possibile ma raro e legato a esposizioni strette.
I sintomi iniziali possono assomigliare a un’influenza: febbre, dolori muscolari, mal di testa, nausea, vomito, diarrea, tosse, dolore toracico e difficoltà respiratoria. Il problema è che in alcuni casi l’infezione può evolvere nella sindrome polmonare da hantavirus, una forma grave che può causare insufficienza respiratoria e richiedere ricovero ospedaliero o terapia intensiva. Per il ceppo Andes i sintomi possono comparire in genere tra 4 e 42 giorni dopo l’esposizione.
Non esiste una terapia specifica risolutiva contro l’hantavirus. Le cure sono soprattutto di supporto: monitoraggio ospedaliero, idratazione, trattamento dei sintomi, ossigeno e, nei casi gravi, supporto respiratorio anche con intubazione. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale, soprattutto se una persona ha avuto contatti con roditori, ambienti contaminati o soggetti potenzialmente infetti e sviluppa febbre o difficoltà respiratoria.
Gli accorgimenti più semplici per ridurre il rischio sono molto concreti: evitare il contatto con roditori e loro escrementi, non spazzare a secco polvere o feci sospette, arieggiare i locali chiusi prima di entrare, usare guanti e mascherina in ambienti potenzialmente contaminati, bagnare le superfici con disinfettante prima della pulizia, sigillare crepe e punti d’ingresso nelle abitazioni, conservare alimenti in contenitori chiusi e rimuovere rifiuti che possano attirare topi.
Il caso della MV Hondius resta quindi serio, perché ha già provocato tre vittime e perché coinvolge passeggeri rientrati in diversi Paesi. Ma il messaggio delle autorità sanitarie è chiaro: nessun panico, rischio generale basso, controlli mirati sui contatti e attenzione ai sintomi. La vicenda dimostra però quanto le malattie zoonotiche, cioè trasmesse dagli animali all’uomo, possano diventare rapidamente un problema internazionale quando si intrecciano con viaggi, crociere e spostamenti aerei.
Geo: La vicenda nasce da una rotta partita da Ushuaia, in Argentina, e si è poi proiettata su scala internazionale attraverso Sant’Elena, Sudafrica, Capo Verde, Canarie e diversi Paesi europei e asiatici coinvolti nel tracciamento dei passeggeri. Per i lettori italiani il rischio diretto appare al momento basso, ma il caso resta importante perché mostra quanto salute pubblica, turismo globale e prevenzione sanitaria siano oggi strettamente collegati.
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