Hantavirus, cosa sta succedendo davvero: il focolaio sulla nave MV Hondius e il rischio per l’Europa resta molto basso
Una parola poco conosciuta è entrata all’improvviso nelle cronache internazionali, ma tra allarme e prudenza serve soprattutto chiarezza. La situazione Hantavirus è legata al focolaio individuato a bordo della nave da crociera MV Hondius, con passeggeri e membri dell’equipaggio provenienti da diversi Paesi. Secondo l’ECDC, al 12 maggio 2026 risultano 11 casi complessivi, di cui 9 confermati, 2 probabili e 3 decessi. Il virus identificato è l’Hantavirus Andes, una forma particolare perché, a differenza di altri hantavirus, può in rari casi trasmettersi anche da persona a persona, di solito dopo contatti stretti e prolungati. Il dato più importante, però, è questo: per la popolazione generale dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo il rischio viene valutato molto basso.
Il focolaio è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il 2 maggio 2026, dopo la comparsa di gravi sintomi respiratori tra persone che si trovavano o erano state a bordo della nave. La MV Hondius, battente bandiera olandese, aveva passeggeri ed equipaggio di 23 Paesi, compresi diversi Paesi europei. Dopo l’arrivo a Tenerife, nelle Isole Canarie, lo sbarco e il rimpatrio dei passeggeri sono stati completati l’11 maggio, con misure di isolamento, sorveglianza sanitaria e quarantena per chi è stato considerato a rischio.
L’Hantavirus Andes non è un “nuovo Covid”, e le autorità sanitarie lo stanno ripetendo con fermezza. Il virus può provocare una sindrome cardio-polmonare grave, con febbre, dolori muscolari, brividi, disturbi gastrointestinali e successivi problemi respiratori. L’incubazione può variare da una a otto settimane, motivo per cui nelle prossime settimane potrebbero emergere altri casi tra le persone già esposte. L’OMS raccomanda monitoraggio dei sintomi per 42 giorni dall’ultima possibile esposizione.
La possibile origine del focolaio viene ancora studiata. L’ipotesi di lavoro dell’OMS è che il primo caso possa essersi infettato prima di salire sulla nave, probabilmente durante attività svolte in Argentina, attraverso esposizione ambientale a roditori. Successivamente, alcuni contagi a bordo potrebbero essere avvenuti da persona a persona, ma sempre in un contesto molto specifico: nave, spazi condivisi, contatti ravvicinati e permanenza prolungata.
In Italia l’attenzione riguarda alcune persone poste in quarantena dopo possibili contatti indiretti o di viaggio. Lo Spallanzani di Roma ha chiarito che, per il 25enne calabrese citato dalle cronache, è previsto l’arrivo dei campioni biologici da analizzare, non necessariamente il trasferimento del paziente. Secondo le informazioni diffuse da Reuters e ANSA, il giovane era stato per breve tempo sullo stesso volo di una donna poi deceduta per Hantavirus.
Il Ministero della Salute italiano ha inviato l’11 maggio una circolare alle Regioni, agli USMAF e alle autorità sanitarie nazionali con aggiornamenti e indicazioni di sanità pubblica. Le misure puntano a intercettare rapidamente eventuali sintomi, isolare i casi sospetti, eseguire test di laboratorio e proteggere operatori sanitari e contatti.
Geo: La vicenda ha una dimensione internazionale, con il focolaio collegato alla nave MV Hondius e allo sbarco a Tenerife, ma coinvolge anche l’Italia per la sorveglianza sanitaria di alcuni residenti rientrati o esposti durante i viaggi. Per i lettori di Alessandria Post il punto essenziale è distinguere tra attenzione sanitaria e allarmismo: al momento non risultano segnali di diffusione generalizzata nella popolazione italiana o europea.
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