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UN VESTITO DI SQUAME
Freddo e pallido,
dissonanti raggi,
il sole d'autunno
sul mare bruno,
su brulle scie di
barche. Di nembi
il gaio minuetto
nel cielo d'ombra,
sghembo girotondo
d'affaticati venti.
E s'ode in bracci
di terra, fugace,
un trambusto
di cespi impietriti,
d'antico lamento
autunnale, il verso.
Una scaglia
d'appannato
colore una donna.
Supina trascolara
la balza e splende
sull'obliosa sabbia.
Di più larga bellezza
d'un fiore, d'un giglio
che gioisce in tarda
primavera, e candido
oscura ogn'altro fiore.
Acciambellata sirena
fuori d'acqua, così io
la vidi, fu la brama
forse. Gl'occhi a quel
poco di sole che pigro
ancora s'affacciava
ad asciugare l'estate.
"È ancora estate!" mi
disse, e di me, "Spuntò
il sole!". E nell'acqua
veloce fu il tuffo, con
luccichio di squame
la coda a ventaglio.
In un baleno ghermì
le spire dell'onda.
Il canto udiii del mare
ed il vento mi portò
le foglie d'autunno.
Spiaggia a cui sempre
ritorno e con voce
d'ossesso la chiamo.
Un giorno finalmente
m'ha lasciato una
conchiglia ed un osso
di seppia. Una lacrima
ed un bacio mi piacque
pensare. Ora mi tuffo
nell'onde, non so come,
m'aspetto soltanto
di vestirmi di squame.
Vincenzo Savoca
Ragusa 30 aprile 2026
Questa lirica di Vincenzo Savoca ritrae una trasformazione mitica ambientata tra le atmosfere malinconiche di un paesaggio autunnale. L'autore descrive l'incontro fugace con una figura femminile che si rivela essere una creatura marina, capace di svanire tra i flutti con un guizzo di squame. Attraverso immagini di natura selvaggia e venti stanchi, il poeta esprime una profonda nostalgia per l'estate ormai trascorsa e per la bellezza perduta. Il protagonista rimane intrappolato in un'attesa ossessiva sulla spiaggia, conservando piccoli simboli del mare come pegni d'amore. Infine, il desiderio di ricongiungersi a questo essere soprannaturale spinge l'uomo a cercare la propria metamorfosi nell'abisso.
Nel componimento di Vincenzo Savoca, l’uso delle metafore marine e naturali non funge solo da cornice descrittiva, ma delinea un passaggio simbolico tra la realtà materica e il mito.
Ecco un'analisi dettagliata delle principali metafore utilizzate:
1. La Natura come Stato d'Animo e Movimento
Il componimento si apre con una personificazione dell'autunno che carica gli elementi naturali di significati emotivi:
- Il sole d'autunno e i "raggi dissonanti": Il sole non è più fonte di calore ma appare "freddo e pallido", i cui raggi creano un'armonia spezzata sul "mare bruno".
- Il "gaio minuetto" e lo "sghembo girotondo": I nembi (nuvole) e i venti sono descritti attraverso metafore coreutiche. Il movimento dei venti è definito un girotondo "affaticato", suggerendo una natura che sta perdendo la forza dell'estate.
- Il "lamento autunnale": I cespi di vegetazione sono "impietriti" e il loro fruscio diventa un verso, un'eco di un dolore antico e ciclico.
2. La Donna-Sirena: La Metamorfosi Marina
La figura femminile è il fulcro della trasformazione metaforica, mediata da immagini che fondono il regno vegetale e animale:
- "Una scaglia d'appannato colore": Prima ancora di essere rivelata come sirena, la donna è introdotta metaforicamente come una "scaglia", un frammento marino che splende sulla sabbia.
- Il giglio e il fiore: La sua bellezza viene paragonata a quella di un giglio che "oscura ogn'altro fiore", ma questa bellezza naturale viene superata dalla sua natura mitica.
- "Acciambellata sirena": L'autore esplicita il mito, vedendo in lei una creatura che "asciuga l'estate" con lo sguardo. La sua partenza è descritta con il "luccichio di squame" e una "coda a ventaglio" che ghermisce le "spire dell'onda", dove l'onda stessa assume una forma serpentina o avvolgente.
3. Simbolismo degli Oggetti e Fusione Finale
Il legame tra l'umano e il marino si consolida attraverso oggetti carichi di valore metaforico:
- La conchiglia e l'osso di seppia: Questi resti marini diventano metafore di sentimenti umani: la conchiglia rappresenta una lacrima e l'osso di seppia un bacio.
- "Vestirmi di squame": Il componimento si chiude con il desiderio del poeta di completare la metamorfosi. Tuffarsi nell'onde per "vestirsi di squame" è la metafora definitiva dell'abbandono della condizione umana per ricongiungersi all'ideale marino e mitico rappresentato dalla donna.
In sintesi, Savoca utilizza la natura non come oggetto statico, ma come un linguaggio di transizione dove il paesaggio autunnale e gli elementi del mare si fondono per dare corpo a un'ossessione amorosa e spirituale.
Sergio Batildi
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