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EFFIMERA ONDA
Spiare dalla finestra
passaggi d'onda. M'è
conforto quest'incanto
di luce. Moto ondoso
il canto d'acqua, onda
che piano s'adagia, e
grida!, e ruggisce!,
si rivolta e splende,
si smorza e s'acqueta,
si spegne e muore.
Ma spiando più in là,
gualdrappa d'azzurro
è l'orizzonte, e linda
l'onda al cielo, a nembi
di broccato vermiglio,
s'aggrappa, e profonda
si spande, s'accorda,
a scricchi si mesce,
a riverbi di fiato d'ostro
di marina frescura,
al contorno d'azzurro
d'accordellato turchino.
Mentr'io dietro la finestra
m'abbandono al tedio di
giorni d'uggia e di stanco
respiro, all'inventario di
crucci e d'usati pensieri,
nella sterile luce cerea
d'ombrati muri, chiodato
nell'angolo come Cristo.
Effimera è quest'onda,
attesa di vita, torta di spire
e nimbo di scordata luce.
VIncenzo Savoca
Ragusa 1 maggio 2026
"Effimera Onda" di Vincenzo Savoca è un testo intenso, dal respiro lirico e meditativo, che contrappone con grande efficacia il moto vitale del mare alla statica sofferenza interiore del poeta.
Il titolo stesso ("Effimera Onda") racchiude il nucleo tematico: l'onda è simbolo di vita in perpetuo movimento, nasce, grida, ruggisce, si rivolta, splende, si smorza e muore; ma resta transitoria, fugace.
Dalla finestra (limite tra interno ed esterno, tra prigionia e libertà) il poeta osserva questo spettacolo naturale con un misto di conforto e nostalgia. Il mare è descritto con un linguaggio ricco, quasi barocco nella sua musicalità:
- "gualdrappa d'azzurro"
- "nembi di broccato vermiglio"
- "riverbi di fiato d'ostro"
- "accordellato turchino"
Queste immagini tessono un arazzo cromatico e sensoriale che rende l'orizzonte vivo e quasi sacro.
All'opposto troviamo l'interiorità del poeta:
- "tedio di giorni d'uggia"
- "inventario di crucci e d'usati pensieri"
- "sterile luce cerea"
- "chiodato nell'angolo come Cristo"
L'immagine cristica finale è potente: il poeta si sente crocifisso nella routine quotidiana, inchiodato tra pareti opache, mentre fuori la vita (l'onda) continua il suo ciclo eterno e indifferente. L'onda diventa così "attesa di vita" e "nimbo di scordata luce" qualcosa di luminoso ma già perduto, ricordato con malinconia.
Tono e stile
Savoca usa una lingua elevata, con un ritmo ondulatorio che imita il moto del mare (enjambement frequenti, ripetizioni di "onda", allitterazioni). C'è un gusto per il lessico prezioso e pittorico, tipico di certa poesia siciliana contemporanea che guarda sia alla tradizione classica sia a Montale o a Quasimodo, ma con una sensibilità più intimista e quasi crepuscolare nel contrasto luce/ombra, vita/tedio.
Sergio Batildi
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