È una luce che non genera vita. Di Natale Scordo.

 


È una luce che non genera vita

un tempo prosciugato

di memorie.

Lo stupore dilaga

riempie gli spazi

dove prima c’erano sorrisi

il futuro è divorato dal silenzio.


Una poesia che si può leggere a più livelli semantici: è forse lo smarrimento e l’amarezza di un amore finito? O forse è una riflessione sull’età che avanza, portando con sé la disillusione, dove prima c’era la fiducia? O è una meditazione più ampia su un’epoca che, dopo aver vissuto l’ebbrezza delle ideologie e delle utopie, è impaurita di fronte all’incertezza del futuro?

È questo il più profondo dono della poesia: l’affidarne alla sensibilità di ciascuno l’interpretazione.


Commenti