Ci sono poesie che non urlano, non cercano effetti spettacolari e proprio per questo riescono a colpire più profondamente. Lucio Zaniboni, con “Dove sono i giorni di maggio”, costruisce una lirica che parte da un ricordo semplice dell’infanzia per trasformarsi lentamente in una riflessione universale sulla vita, sulla guerra e sulla fragilità di ogni creatura vivente. È una poesia che procede quasi sottovoce, ma che lascia nel lettore un senso di malinconia e consapevolezza difficile da dimenticare.
Pier Carlo Lava
La forza della poesia di Zaniboni sta nella sua apparente semplicità narrativa. I versi iniziali evocano immediatamente un tempo lontano, quello dei giochi infantili di strada, delle ginocchia sporche e delle estati trascorse all’aperto. I “giorni di maggio” diventano così simbolo di un’età perduta, di una stagione dell’anima in cui tutto sembrava innocente, persino i gesti che oggi apparirebbero crudeli.
L’immagine dei maggiolini legati con un filo e lanciati in aria è centrale e potentissima. Non viene raccontata con rabbia né con giudizio morale, ma con la lucidità malinconica di chi guarda il passato comprendendo soltanto dopo il peso di certe azioni. “Crudeli certo, non per decisione”: questo verso rappresenta il cuore emotivo della poesia. Zaniboni riesce a descrivere l’inconsapevolezza infantile senza assolverla completamente, ma nemmeno condannarla con durezza. È il ritratto autentico di un’umanità che impara lentamente il valore della vita.
Poi arriva la svolta improvvisa e dolorosa: i quadrimotori, le bombe, la guerra. Il cielo che prima era lo spazio dei giochi diventa il luogo della distruzione. Ed è proprio il confronto con la morte reale che trasforma definitivamente la percezione del mondo. Il poeta suggerisce che spesso la coscienza della vita nasce soltanto quando l’essere umano sperimenta la fragilità e il dolore.
L’ultimo passaggio della poesia assume così una forza etica universale: “capimmo che la vita è preziosa, a qualunque creatura appartenga, umana o animale.” È una chiusura asciutta ma profondissima, che supera il semplice ricordo autobiografico per diventare riflessione civile, morale e umana.
Nella scrittura di Lucio Zaniboni convivono memoria, poesia narrativa e sensibilità esistenziale. Il suo stile è lineare, privo di artifici, ma proprio questa essenzialità permette alle immagini di arrivare con maggiore intensità emotiva. La poesia non cerca il virtuosismo: cerca la verità.
Dove sono i giorni di maggio
di Lucio Zaniboni
Dove sono i giorni di maggio,
in cui sulla strada giocavamo
con la palla,
tirando calci a gomma
e a sassi,
o scuotevamo un’esile pianta,
per fare cadere a terra
i maggiolini.
Legavano un filo a una zampa,
e gettavano in aria,
sperando che iniziassero a volare.
Qualcuno apriva le ali
e si librava, qualche istante in aria,
altri cadevano pesantemente al suolo,
con delusione,
di chi teneva tra le mani il filo.
Crudeli certo, non per decisione,
noi pensavamo
fosse solo un gioco.
Dopo, quando in cielo,
spuntarono i quadrimotori,
e le bombe fecero scempio,
capimmo che la vita è preziosa,
a qualunque creatura appartenga,
umana o animale.
Biografia:
Lucio Zaniboni è autore di una poesia attenta alla memoria, ai valori umani e alla riflessione civile. Nelle sue liriche convivono ricordo autobiografico, osservazione del quotidiano e sensibilità etica, con uno stile limpido ed essenziale che privilegia autenticità ed emozione. La sua scrittura affronta spesso il rapporto tra passato e coscienza contemporanea, trasformando esperienze personali in immagini universali.
Intervista immaginaria all’autore
Perché partire da un ricordo d’infanzia apparentemente semplice?
“Perché spesso è nei piccoli ricordi che si nasconde ciò che siamo diventati.”
La guerra entra nella poesia quasi all’improvviso.
“Sì, perché la Storia irrompe sempre nelle vite private, cambiando per sempre il modo di guardare il mondo.”
Che cosa rappresentano davvero i maggiolini?
“Forse la fragilità. Forse l’innocenza. O forse tutte quelle vite che impariamo a rispettare soltanto troppo tardi.”
Geo:
Lucio Zaniboni appartiene a quella tradizione poetica italiana che intreccia memoria personale, riflessione civile e attenzione per la dignità della vita in tutte le sue forme. Le sue poesie affrontano spesso il rapporto tra infanzia, guerra, coscienza morale e trasformazione interiore con una scrittura limpida e profondamente umana. Alessandria Post continua a dedicare spazio agli autori contemporanei che attraverso la poesia riescono ancora a interrogare la memoria collettiva e il senso dell’esistenza.
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