“Dispotico Amore” di Rosa Cozzi: quando il sentimento si piega al potere e diventa prigione interiore, Recensione di Francesca Giordano e Pier Carlo Lava
Il linguaggio è ricco di immagini forti e simboliche. Espressioni come “regale gesto”, “elemosina”, “veneravo” costruiscono un vero e proprio lessico della devozione, quasi religioso. L’amore viene vissuto come un rito, ma un rito che non eleva, bensì imprigiona. Particolarmente incisiva è la metafora economica finale: l’amore della protagonista, puro e prezioso come l’oro, viene valutato come “metallo scadente”. È il momento della presa di coscienza, il punto in cui il sentimento si scontra con la realtà e ne emerge ferito, svalutato. Il ritmo del testo, incalzante e quasi senza respiro, accompagna questa tensione emotiva crescente. Si percepisce un senso di soffocamento, ma anche una struggente bellezza, quella di chi ama senza misura, anche a costo di perdersi. Rosa Cozzi riesce così a trasformare una storia personale in una riflessione universale: l’amore non è sempre liberazione, a volte è anche gabbia, e riconoscerlo è il primo passo per uscirne.
DISPOTICO AMORE di Rosa Cozzi.
Oh, uomo di potere illusorio che albergavi nel mio immaginario non ero presente nella tua mente mentre sottomessa e premurosa mi beavo della tua immagine. Crogiolandomi in sospiri lenti immaginavo già di essere amanti con lo sguardo restavo prona perdutamente ti adoravo mi riempivo gli occhi e aspettavo. Il tuo gesto mi rapiva mentre estatica già ti amavo vedevo il nero che era in te che in tenebre si espandeva virile bestia non ancora liberata. Intanto tutto di te io veneravo statica accettavo che mi concedessi il tuo regale gesto in elemosina quelle tue carezze che pagavo molto di più di ciò che valevano. Mentre scrutavi e scandagliavi ironicamente sorridevi e calpestavi il mio agire, ogni sguardo, ogni carezza e l'amore che ti offrivo in dono lo pesavi per metallo scadente mentre valeva oro. Avrei lenito le tue piaghe accarezzando il tuo corpo e la tua pelle con le mie mani ti avrei donato il mio respiro affinché tu vivessi eternamente amando mie vivere anch'io ubriacandomi di te. . .di Rosa Cozzi da " DIVAGAZIONI "DL. 1941/633
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Recensione di Francesca Giordano
In questa lirica tratta da Divagazioni, Rosa Cozzi dipinge un ritratto crudo e magnetico di quella che oggi definiremmo una dipendenza affettiva. La forza del componimento risiede nel contrasto stridente tra la sacralità del sentimento offerto dalla protagonista e la natura "metallica" e calcolatrice dell'uomo amato.
Il titolo stesso, "Dispotico Amore", chiarisce immediatamente la gerarchia della relazione. Non c’è reciprocità, ma un dominio. L’uso di termini come "veneravo", "regale gesto" ed "elemosina" trasforma il rapporto in un rituale quasi religioso, dove la donna assume il ruolo della fedele sottomessa e l’uomo quello di una divinità capricciosa e crudele.
L’autrice descrive con precisione il meccanismo della proiezione: l'uomo che lei ama non esiste nella realtà, ma alberghi nel suo "immaginario". C’è una consapevolezza retrospettiva amara nel riconoscere che quel "nero" e quella "virile bestia" erano già presenti, ma occultati dall'estasi del desiderio.
Particolarmente incisiva è la metafora economica dell'ultima parte: l'amore puro, paragonato all'oro, viene pesato dal partner come metallo scadente. È il momento in cui la tragedia interiore si compie: la svalutazione del dono di sé.
Il linguaggio è drammatico. Il ritmo incalzante delle strofe riflette l'ossessione crescente, portando il lettore a percepire soffocamento e, allo stesso tempo, la bellezza tragica di una dedizione assoluta.
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Biografia dell’autrice
Rosa Cozzi è un’autrice italiana che si distingue per una scrittura intensa, emotiva e profondamente introspettiva. La sua poetica indaga i sentimenti umani nelle loro sfumature più complesse, con particolare attenzione alle dinamiche affettive e ai conflitti interiori. L’opera da cui è tratta la poesia, “Divagazioni”, rappresenta un percorso lirico che unisce esperienza personale e riflessione universale, offrendo al lettore uno spazio di riconoscimento e confronto emotivo.
“Dispotico Amore” è una poesia che lascia il segno. Non consola, non addolcisce, ma illumina una verità scomoda e necessaria. È il racconto di un amore che consuma invece di nutrire, che prende più di quanto restituisca. E proprio per questo diventa prezioso: perché insegna, attraverso il dolore, il valore della consapevolezza.
Geo
La voce di Rosa Cozzi si inserisce in quella tradizione poetica contemporanea che esplora i territori più intimi dell’animo umano. Attraverso una scrittura diretta e carica di immagini, l’autrice dà forma a emozioni universali che trovano spazio e risonanza anche nel contesto culturale italiano, contribuendo alla diffusione di una poesia autentica e profondamente legata all’esperienza vissuta. Alessandria Post continua a promuovere autori capaci di raccontare il presente con sensibilità e profondità, offrendo ai lettori strumenti di riflessione e crescita interiore.
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