Digitalizzazione forzata: la trappola che ci toglie l’autonomia di Giuseppina De Biase

Oggi per avere un diritto bisogna per forza saper usare un’app.
Oggi se non hai uno smartphone di ultima generazione, se non ti ricordi una password complessa o se non inserisci un codice che scade in trenta secondi, per lo Stato quasi non esisti. Non puoi prenotare una visita medica, non puoi controllare la pensione, non puoi gestire i tuoi risparmi.
Ci dicono che questa è modernità, che è l'efficienza del futuro ma obbligare un cittadino a usare la tecnologia per esercitare i propri diritti fondamentali  significa togliergli l'autonomia. Significa costringerlo a dipendere da qualcun altro anche solo per vedere il proprio estratto conto, cancellando in un clic la sua dignità e la sua privacy.
La tecnologia deve essere un’opportunità in più per chi vuole e può usarla. Non può diventare un obbligo spietato che cancella gli sportelli fisici e il valore di una parola detta a voce.
Perché la verità è semplice, anche se facciamo finta di non vederla: una società che corre verso il futuro lasciando indietro le persone non sta progredendo, sta solo diventando un posto più freddo ed egoista. Un posto dove un codice di verifica sul telefono vale più della dignità dei cittadini, che abbiano novanta, ottanta, sessanta o cinquant'anni. Non serve essere anziani per trovarsi in difficoltà davanti a un sistema che cambia le regole ogni tre mesi, basta un attimo per sentirsi esclusi dal mondo. Non possiamo accettarlo. Chiedere alternative umane e proteggere il diritto all'analogico non significa essere contro il futuro. Significa ricordare a noi stessi che l'efficienza non potrà mai sostituire il rispetto. E che nessun barlume di modernità potrà mai valere il prezzo della nostra autonomia.


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