“Dare sempre la colpa agli altri”: la grande illusione che blocca persone e politica

 

Politico durante un acceso discorso pubblico punta il dito mentre alle sue spalle compare la scritta “È colpa di chi c’era prima” accanto a un grafico economico in discesa, simbolo della tendenza della politica ad attribuire i problemi alle amministrazioni precedenti.

Viviamo in un’epoca in cui trovare un colpevole sembra più facile che trovare una soluzione. È un meccanismo antico quanto l’uomo, ma oggi appare sempre più evidente nella vita quotidiana, nei rapporti personali, nel lavoro e soprattutto nella politica. Ogni fallimento viene attribuito a qualcun altro, ogni problema nasce “prima”, ogni responsabilità appartiene sempre agli altri. Eppure, una società che perde il senso della responsabilità personale rischia lentamente di perdere anche la capacità di migliorarsi davvero.

Pier Carlo Lava

C’è una frase semplice ma estremamente potente che sintetizza bene questo concetto:
“Puoi passare la vita a incolpare gli altri, ma successi e sconfitte dipendono solo da te.”

Naturalmente sarebbe ingenuo sostenere che tutto dipenda esclusivamente dall’individuo. Esistono ingiustizie sociali, crisi economiche, privilegi, condizioni familiari difficili, guerre, malattie e ostacoli reali che possono cambiare profondamente il destino di una persona. Tuttavia, esiste una verità che resta centrale: la risposta che scegliamo di dare agli eventi è quasi sempre nelle nostre mani. È proprio lì che nasce la differenza tra chi rimane fermo nella lamentela e chi invece prova a reagire.

Molte persone trascorrono anni interi a costruire alibi. È un meccanismo psicologico comprensibile: attribuire le colpe all’esterno protegge il nostro ego, riduce il senso di fallimento e rende più sopportabile la frustrazione. Ma c’è un prezzo altissimo da pagare. Chi attribuisce sempre agli altri la responsabilità della propria vita finisce per consegnare agli altri anche il proprio potere di cambiare.

Il filosofo stoico Epitteto sosteneva che non sono gli eventi a distruggere gli uomini, ma il modo in cui essi reagiscono agli eventi. Una riflessione ripresa secoli dopo anche da Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, che scrisse:

“All’uomo può essere tolto tutto tranne una cosa: l’ultima delle libertà umane, scegliere il proprio atteggiamento in qualsiasi circostanza.”

Parole durissime, soprattutto perché pronunciate da chi ha vissuto una tragedia reale e non teorica. Eppure proprio queste riflessioni ci ricordano che la responsabilità personale non è una condanna, ma una forma di libertà.

Il problema diventa ancora più evidente in politica. Da decenni assistiamo quasi allo stesso copione: ogni nuovo governo attribuisce i problemi alle amministrazioni precedenti. Se l’economia rallenta, la colpa è di chi c’era prima. Se aumentano i debiti pubblici, le responsabilità vengono scaricate sul passato. Se mancano risultati concreti, si invocano “eredità difficili” ricevute dai predecessori.

In parte può anche essere vero. Ogni governo eredita inevitabilmente problemi accumulati negli anni. Ma ciò che colpisce è che spesso questa giustificazione sembra diventare permanente. Anche dopo anni di governo, molte forze politiche continuano a comunicare come se fossero ancora all’opposizione.

È una dinamica che rischia di indebolire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Perché se tutti danno la colpa a chi c’era prima, allora nessuno si assume davvero la responsabilità del presente. E quando manca il coraggio della responsabilità, cresce inevitabilmente la sfiducia.

Lo statista britannico Winston Churchill diceva:

“Il prezzo della grandezza è la responsabilità.”

Una frase che oggi appare più attuale che mai. Governare significa certamente affrontare problemi ereditati, ma soprattutto trovare soluzioni nuove. Altrimenti il rischio è trasformare la politica in una lunga catena di accuse reciproche senza fine.

Anche nella vita privata accade qualcosa di simile. Quante volte si sente dire:
“Non ho avuto successo per colpa degli altri.”
“Non sono felice per colpa della società.”
“Non riesco a cambiare perché nessuno mi aiuta.”

A volte queste affermazioni contengono una parte di verità. Ma restare intrappolati nella ricerca continua di un colpevole può diventare una prigione mentale. La responsabilità personale non significa negare le difficoltà, ma smettere di usarle come unica spiegazione della propria esistenza.

Forse il punto centrale è proprio questo: maturare significa comprendere che non possiamo controllare tutto ciò che accade, ma possiamo sempre scegliere come reagire. Ed è lì che nasce la vera differenza tra vittimismo e crescita.

Nelson Mandela scrisse:

“Possa la tua scelta riflettere le tue speranze, non le tue paure.”

Una società migliore probabilmente nascerebbe anche da questo: meno ricerca di colpevoli, più capacità di assumersi responsabilità. Meno slogan, più autocritica. Perché il cambiamento reale non inizia quando troviamo qualcuno da accusare, ma quando troviamo il coraggio di guardarci allo specchio.

Geo: Questo articolo nasce da una riflessione sul rapporto tra responsabilità individuale e cultura politica contemporanea, un tema che attraversa la società italiana e internazionale. Alessandria Post continua a proporre contenuti di approfondimento e analisi sociale, con l’obiettivo di stimolare il pensiero critico e il confronto pubblico su temi che riguardano la vita quotidiana, la politica e i cambiamenti culturali del nostro tempo.

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