Da Giorgio Morandi a Felice Casorati, Giorgio de Chirico e Carlo Carrà: grandi Nomi per grandi Capolavori
FARSETTIARTE
ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA
Asta 283 - I sessione
ARTE CONTEMPORANEA
Prato, Venerdì 29 Maggio 2026, ore 15,30
Asta 283 - II sessione
ARTE MODERNA
Prato, Sabato 30 Maggio 2026, ore 16,00
Esposizione Milano (selezione di opere)
Farsettiarte, Portichetto di via Manzoni (angolo via della Spiga)
14 - 20 Maggio
Orario 10,00-19,00 (festivi compresi)
Ultimo giorno di esposizione, Mercoledì 20 Maggio, fino alle ore 17,00
Esposizione Prato
Farsettiarte, viale della Repubblica (area Museo Pecci)
23 - 30 Maggio
Orario 10,00-13,00 / 15,00-19,00 (festivi compresi)
Le Aste di maggio 2026 presentano una ricca selezione di opere che tessono un intenso racconto del Novecento, attraversando figurazione, astrazione e concettualità con esempi di qualità museale.
Uno dei protagonisti della sessione “Arte Moderna” è Giorgio Morandi, presente con una rara Natura morta del 1921, anni in cui l’artista gravitava nel clima della rivista Valori Plastici. Questa natura morta rivela la costruzione silenziosa e meditativa che diventerà la cifra delle still life morandiane. Gli oggetti sono ridotti a forme essenziali, immerse in una luce calda e sospesa che annulla il tempo, e quasi svaniscono nell’ambiente circostante. La straordinaria storia espositiva include la presenza dell’opera alla mostra personale dell’artista presso III Quadriennale di Roma del 1939.
Più inquieta e sensibile è la Natura morta con caffettiera (1924) di Filippo de Pisis, dove la pennellata rapida restituisce la fragilità e la transitorietà del reale. La pennellata, sciolta e vibrante, non mira alla descrizione analitica ma alla restituzione immediata dell’impressione visiva: gli oggetti sembrano emergere e dissolversi nello spazio, in un equilibrio instabile tra presenza e dissoluzione. È proprio questa precarietà a definire la modernità dell’opera, lontana da ogni rigidità compositiva. Il dipinto testimonia anche il dialogo dell’artista con la pittura francese, in particolare con una sensibilità post-impressionista filtrata attraverso un gusto tutto italiano per la sintesi e l’eleganza.
Gli anni Venti del Novecento sono inoltre rappresentati da un notevole paesaggio di Carlo Carrà, Autunno in Toscana, 1927, appartenuto alla collezione del musicista Alfredo Casella. Dipinto cruciale del periodo del “realismo lirico”, in cui Carrà abbandona definitivamente le tensioni metafisiche per approdare a una visione più contemplativa della natura. Il paesaggio è costruito con volumi solidi e colori caldi, ma è pervaso da una quiete sospesa, quasi fuori dal tempo. L’opera ha una storia espositiva di eccezionale rilievo, a partire dalla Biennale di Venezia del 1928 fino a numerose retrospettive internazionali, tra cui Milano, Baden-Baden e Berlino, confermandone il ruolo centrale nella produzione dell’Artista.
Tra i maestri figurativi spicca anche una Maternità, opera esemplare della maturità di Felice Casorati. La madre si impone per la sua costruzione rigorosa e silenziosa, in cui la figura è isolata in uno spazio mentale più che fisico. La composizione, fondata su equilibri geometrici e su una gamma cromatica contenuta, trasforma il soggetto in una presenza archetipica, quasi sacrale. La tensione tra intimità domestica e monumentalità formale è uno degli elementi più alti della ricerca dell’artista negli anni Cinquanta.
Altro artista molto presente in catalogo Farsetti è il Pictor Optimus Giorgio de Chirico, presente con opere estremamente significative, che testimoniano la ricchezza della sua produzione.
San Giorgio, 1920, appartiene a quella fase cruciale in cui De Chirico, con alle spalle la creazione della Metafisica, sente l’esigenza, come tutti gli artisti del tempo, di un ritorno all’ordine e ai maestri antichi e alle loro tecniche secolari. Il dipinto, una figura stante in posa classica, stagliata su un nitido cielo blu, sembra quasi rivaleggiare con i Kouros della Grecia classica e i pittori del Primo Rinascimento nella nitidezza dei colori e nella superba abilità tecnica, mantenendo però quell’inquietudine e quel sapore enigmatico che rimane costante nell’arte dechirichiana.
Sempre del 1923 la splendida natura morta I frutti dell’autunno, esposto alla Biennale romana del 1923, in cui i frutti disposti su un drappo si stagliano su uno sfondo marino che introduce una profondità spaziale inattesa. La natura morta diviene un luogo di meditazione visiva, in cui il rapporto tra oggetto e spazio trascende la semplice rappresentazione per aprirsi a una dimensione enigmatica.
Piazza d’Italia, 1963, è uno dei soggetti più iconici della pittura metafisica, tra i più richiesti dal collezionismo internazionale. La piazza come spazio mentale, costruita attraverso prospettive forzate, architetture classiche e ombre innaturali. La scena è immobile, sospesa in un tempo indefinito, generando un senso di straniamento che è al centro della poetica del Maestro.
Completano il catalogo delle opere della prima parte del Novecento un nucleo di dipinti futuristi, tra cui si segnalano Bandiere all’Altare della Patria, 1915 di Giacomo Balla e un importante lavoro dell’aeropittore Tullio Crali Prima che si apra il paracadute, 1940.
La frattura del dopoguerra e l’irrompere sulle scene della pittura informale è invece perfettamente incarnata da una carrellata magnifica di opere che rappresentano al meglio le diverse declinazioni della pittura non figurativa apparsa sulla scena dagli anni Cinquanta in poi.
Superficie 590 di Giuseppe Capogrossi rappresenta uno dei momenti cruciali nella definizione del linguaggio segnico di Capogrossi. Il modulo ripetuto non è decorazione, ma struttura primaria, un segno che si organizza nello spazio come sistema autonomo. La superficie diventa campo ritmico, quasi una scrittura arcaica e universale.
Battaglia navale di Emilio Vedova, 1952-53, è le opere più intense del suo primo periodo informale, e condensa la violenza gestuale e la tensione politica della pittura di Vedova. Il formato orizzontale amplifica la dimensione dinamica, mentre il contrasto tra bianco e nero genera un campo visivo attraversato da forze opposte. Non si tratta di una rappresentazione narrativa, ma di un’esperienza visiva immersiva, in cui il gesto pittorico si carica di valenza esistenziale.
A questa tensione risponde il lirismo controllato di Afro con Interno (1971), dove la composizione si dissolve in campiture leggere, quasi respiranti. Afro costruisce lo spazio non per opposizione ma per risonanza, creando una pittura che è insieme memoria e vibrazione.
Entrez S.V.P. Porta 17 di Piero Dorazio, 1958-59, si colloca in un momento decisivo della sua ricerca, quando l’artista definisce una pittura astratta fondata sull’interazione dinamica del colore e della luce. La superficie è attraversata da una trama di segni cromatici che si intrecciano e si sovrappongono, generando un campo visivo in continua espansione. Non si tratta di una composizione chiusa, ma di uno spazio aperto, dove il ritmo lineare costruisce una percezione vibrante e instabile, quasi musicale. Il colore perde ogni funzione descrittiva per diventare energia pura, capace di attivare lo spazio e lo sguardo dello spettatore. L’opera vanta una storia espositiva di rilievo internazionale: presentata alla XXX Biennale di Venezia del 1960, è stata successivamente esposta in importanti sedi europee come Düsseldorf e Colonia, a conferma del riconoscimento critico dell’artista in ambito internazionale.
Chiude la grande rassegna di pittura informale la grande tela del maestro internazionale Hans Hartung, che in T1962-U10, 1962, sviluppa uno dei linguaggi più riconoscibili dell’astrazione europea del dopoguerra, basato su segni incisivi e gesti controllati. La superficie pittorica è attraversata da tratti energici, spesso ottenuti per sottrazione attraverso il grattage, che incidono il colore creando tensioni dinamiche.
A differenza dell’Action Painting americana, il gesto di Hartung non è impulsivo ma calibrato, quasi calligrafico: ogni segno è il risultato di un equilibrio tra spontaneità e controllo. La composizione si costruisce così come campo di forze, dove il vuoto e il pieno dialogano continuamente. Il formato orizzontale accentua la percezione di movimento, suggerendo una lettura quasi musicale dell’opera, fatta di pause, accelerazioni e ritmi visivi. Il fondo cromatico, spesso uniforme, diventa spazio di risonanza per l’azione del segno.
La grande rassegna del Novecento continua con la Pop Art, presente con Andy Warhol, di cui è posta all’incanto una rarissima serigrafia della prima serie delle iconiche Campbell’s Soup, 1968 (Vegetable Soup, Campbell’s Soup I). Warhol trasforma un oggetto quotidiano in immagine universale. La ripetizione seriale annulla ogni gerarchia tra arte e consumo, rendendo il prodotto industriale un simbolo culturale.
Protagonista della Pop italiana è invece Mimmo Rotella, in catalogo con il capolavoro Venus, 1961, un raro décollage su tela proveniente dalla storica Galleria La Salita di Roma. Attraverso la tecnica dello strappo, Rotella interviene su manifesti pubblicitari preesistenti, lacerandoli e ricomponendoli in una nuova immagine frammentata e stratificata. L’opera mette in scena la crisi dell’immagine nella società contemporanea: ciò che originariamente era comunicazione visiva diventa residuo, traccia, memoria consumata. Il gesto dello strappo non è distruttivo ma rivelatore, perché porta alla luce i livelli nascosti dell’immagine urbana, trasformando il consumo in linguaggio artistico.
Le esperienze concettuali sono rappresentate da una delle celebri linee di Piero Manzoni, uno dei nuclei più radicali e fondativi della sua ricerca. In Linea m 1,27 egli sottrae l’opera alla visione diretta, racchiudendo una linea tracciata su carta all’interno di un cilindro sigillato. Ciò che resta accessibile allo spettatore non è l’immagine, ma l’informazione – la lunghezza dichiarata, la data, la firma – trasformando l’opera in un dispositivo concettuale. La linea, per sua natura infinita e continua, viene qui misurata e allo stesso tempo resa invisibile: un paradosso che mette in crisi i fondamenti stessi della rappresentazione.
Nella sessione “ Arte Contemporanea” saranno presenti inoltre altre numerose opere dei protagonisti italiani e internazionali, tra cui Arman, Mimmo Paladino, Enrico Castellani, Giuliano Vangi e molti altri.

Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post