“Curano gli altri e finiscono sotto attacco”: nei Pronto Soccorso italiani cresce l’emergenza aggressioni contro medici e infermieri
Nel 2025 in Italia si sono registrate quasi 18mila aggressioni contro operatori sanitari e sociosanitari, con oltre 23mila professionisti coinvolti. I dati arrivano dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza delle professioni sanitarie del Ministero della Salute.
Le categorie più colpite sono gli infermieri, che rappresentano circa il 55% delle vittime, seguiti dai medici e dagli operatori socio sanitari. Le aggressioni avvengono soprattutto nei Pronto Soccorso, nei reparti psichiatrici, nelle aree di degenza e negli ambulatori pubblici. La maggior parte degli episodi è costituita da violenza verbale, ma cresce anche il numero delle aggressioni fisiche.
Secondo una survey della FNOPI, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il 44% degli infermieri che hanno partecipato all’indagine ha dichiarato di avere subito almeno un’aggressione negli ultimi dodici mesi. Gli episodi denunciati sono stati circa 12mila, con una media impressionante di sei aggressioni all’anno per operatore colpito.
Dietro questi numeri ci sono cause profonde e spesso intrecciate tra loro. Nei Pronto Soccorso il problema principale è il sovraffollamento cronico, aggravato dalla carenza di personale sanitario e dai lunghi tempi di attesa. Quando un reparto è pieno, le tensioni aumentano rapidamente. Pazienti e familiari esasperati scaricano rabbia e frustrazione proprio contro chi sta cercando di assisterli.
Le motivazioni più frequenti delle aggressioni riguardano infatti:
- attese troppo lunghe;
- mancanza di posti letto;
- ritardi negli esami;
- comunicazione difficile tra personale e pazienti;
- abuso di alcol o droghe;
- disturbi psichiatrici;
- stress emotivo di parenti e caregiver;
- percezione di inefficienza del sistema sanitario;
- carenza di sicurezza e vigilanza nelle strutture.
Secondo vari report regionali e ministeriali, gli aggressori sono soprattutto gli stessi pazienti, seguiti da parenti e accompagnatori. Le donne risultano le più colpite, superando il 60% delle segnalazioni in molte regioni italiane.
In alcune aree ospedaliere la situazione è diventata così critica da trasformare i turni di lavoro in momenti di tensione continua. Molti medici e infermieri raccontano di vivere in una condizione di “allerta permanente”, con paura crescente soprattutto durante le ore notturne. In diversi casi professionisti sanitari hanno scelto di lasciare il Pronto Soccorso o addirittura il servizio pubblico per trasferirsi altrove o cambiare professione.
Lo Stato negli ultimi anni ha introdotto nuove misure per cercare di proteggere il personale sanitario. Tra queste:
- aumento delle pene per chi aggredisce operatori sanitari;
- procedibilità d’ufficio per alcuni reati;
- rafforzamento dei presidi di polizia negli ospedali;
- installazione di telecamere e sistemi di videosorveglianza;
- campagne di sensibilizzazione;
- aggiornamento della Raccomandazione ministeriale n. 8 contro la violenza in sanità.
Ma molti sindacati e associazioni di categoria ritengono che non basti. Gli operatori chiedono più personale, più vigilanza privata, presidi fissi delle forze dell’ordine nei grandi ospedali, formazione specifica sulla gestione dei conflitti e soprattutto una riduzione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso.
La sicurezza di medici e infermieri non riguarda soltanto loro. Riguarda tutti noi. Un sanitario che lavora sotto minaccia, stress o paura non può operare nelle condizioni migliori. Proteggere chi cura significa proteggere il sistema sanitario stesso.
Eppure, nonostante tutto, migliaia di professionisti continuano ogni giorno a entrare in corsia con senso del dovere, umanità e dedizione. Sono donne e uomini che spesso lavorano oltre i limiti, affrontando emergenze continue per salvare vite. Aggredirli significa colpire uno dei pilastri fondamentali della società civile.
Geo: Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario interessa tutta l’Italia, dai grandi ospedali metropolitani ai Pronto Soccorso delle province. Anche il Piemonte e la provincia di Alessandria vivono da anni le difficoltà legate a sovraffollamento, carenza di personale e crescente pressione sui servizi di emergenza. Alessandria Post continua a seguire con attenzione il tema della sicurezza degli operatori sanitari e della tutela della sanità pubblica.
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