“Ci hanno addomesticato al rumore” “la rabbia civile di Massimo Usai contro l’ignoranza climatica e la politica della distrazione”
- Ottieni link
- X
- Altre app
Massimo Usai
Ci hanno addomesticato a discutere per mesi di monopattini, migranti, maranza, influencer, bagni gender, “woke”, trapper, politically correct, rave, bandiere, paura e rabbia continua.
Ogni giorno una nuova “emergenza” da mettere in pasto alla gente, inventarci città che diventano ingovernabili per la loro violenza, anche se al confronto di 50 anni fa ci sono meno crimini, mentre la vera emergenza cresceva sopra le nostre teste.
In silenzio. O quasi.
Poi arriva maggio e troviamo 36 gradi alle 11:00 del mattino !!
Incendi ovunque.
Mari sempre più caldi.
Stagioni sparite.
Città invivibili (per il caldo, non per la finta criminalità).
E improvvisamente tutti diventano meteorologi da bar, come se il pianeta fosse impazzito da solo durante la notte. Eh no, miei cari. Non diciamo stupidate. Non dimostratevi un Salvini o un Trump di periferia!
La verità è che il cambiamento climatico non è più qualcosa che “succederà”.
È qui. È già dentro le nostre giornate, dentro il prezzo del cibo, nella siccità, negli incendi, nell’aria che respiriamo e nelle estati che sembrano uscite da un film distopico.
Ma per anni troppi politici, opinionisti e media hanno preferito trasformare il dibattito pubblico in una rissa permanente. Perché parlare seriamente di ambiente significa cambiare modello economico, trasporti, consumo, energia, urbanistica.
Significa chiedere responsabilità vere. E quello non porta voti facili.
Significa smetterla di cavalcare l'onda demagogica contro le centrali a vento o solari. Significa pensare da adulti e per molti è complicato.
Così oggi ci ritroviamo con gente che rideva dei climatologi e ora si lamenta perché “non esistono più le mezze stagioni”, magari mentre tiene acceso il condizionatore a 18 gradi e vota gli stessi personaggi che hanno passato anni a negare o minimizzare tutto.
La parte più tragica?
Che abbiamo normalizzato l’ignoranza come forma di governo.
Abbiamo trasformato la competenza in sospetto, la scienza in opinione, gli esperti in nemici del popolo.
E adesso il conto sta arrivando.
Non sotto forma di teoria.
Ma sotto forma di caldo, incendi, alluvioni e città sempre più difficili da vivere.
E no, cari amici, non sarà un post rabbioso contro le strisce in cielo o contro “le nuvole” o contro Greta Thunberg a salvare il Mediterraneo.
Perché voi siete i responsabili, avendo votato quelle capre, della situazione che stiamo vivendo oggi e che nei prossimi mesi e anni saranno peggiori e i vostri figli la longevità e il benessere se lo sogneranno, per colpa vostra. solo vostra.
Il testo di Massimo Usai si colloca a metà strada tra poesia civile, pamphlet politico e invettiva contemporanea. Non c’è qui la ricerca della musicalità poetica tradizionale, ma piuttosto quella di un linguaggio diretto, aggressivo, volutamente provocatorio. È una scrittura che sceglie la frontalità e rifiuta ogni neutralità.
L’elemento più interessante è proprio il modo in cui Usai costruisce il contrasto tra le “false emergenze” mediatiche e quella che considera la vera emergenza epocale: il cambiamento climatico. Monopattini, influencer, guerre culturali, polemiche social e paure identitarie vengono rappresentati come strumenti di distrazione collettiva, mentre il pianeta cambia irreversibilmente sopra le nostre teste.
Naturalmente il testo non cerca equilibrio. È volutamente divisivo, rabbioso, persino eccessivo in alcuni passaggi. Ma proprio questa esasperazione emotiva riflette il senso di urgenza che attraversa l’intero scritto. L’autore non vuole convincere con moderazione: vuole scuotere, accusare, provocare una reazione.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura ricorda alcune forme contemporanee di spoken word, attivismo digitale e poesia performativa civile. Più che alla poesia classica, Usai sembra guardare a un linguaggio diretto da social essay, manifesto generazionale o monologo teatrale urbano.
Biografia immaginaria dell’autore
Massimo Usai viene immaginato come un autore contemporaneo profondamente legato ai temi sociali, ambientali e politici del presente. Nato probabilmente negli anni Settanta o Ottanta, avrebbe sviluppato una scrittura influenzata dal giornalismo indipendente, dalla poesia civile e dall’attivismo culturale online. I suoi testi sembrano nascere dall’osservazione critica della società contemporanea, dei media e delle trasformazioni climatiche globali. Attraverso un linguaggio diretto, polemico e spesso provocatorio, Usai costruisce una forma di scrittura che unisce denuncia, rabbia civile e bisogno di consapevolezza collettiva.
Leggere questo testo significa confrontarsi con una delle paure più profonde della contemporaneità: non soltanto il cambiamento climatico, ma la possibilità che una società intera continui a ignorarlo fino a quando sarà troppo tardi.
Geo: Il testo di Massimo Usai affronta temi globali come crisi climatica, disinformazione, populismo e impoverimento del dibattito pubblico contemporaneo. Alessandria Post continua a seguire anche forme di poesia civile e riflessione sociale capaci di raccontare le inquietudini e le contraddizioni del nostro tempo.
Seguiteci su: Alessandria Post - Facebook: Pier Carlo Lava - News Online di Alessandria e non solo - Twitter @icittadini di Pier Carlo Lava
Se ti è piaciuto, condividilo su WhatsApp.
Immagine fotorealistica concettuale generata tramite intelligenza artificiale (IA) da Gemini IA per scopi illustrativi ed editoriali legati alla sensibilizzazione ambientale. Tutti i diritti riservati.
- Ottieni link
- X
- Altre app
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post