“C’è un silenzio che preme sul cuore” di autore anonimo, attribuita a Pablo Neruda?: l’eco contemporanea di un amore che non finisce

 

Donna seduta in casa con le braccia appoggiate alle ginocchia, su cui sono scritte lettere dell’alfabeto, simbolo di linguaggio, memoria ed espressione personale.

Ci sono versi che sembrano appartenere a tutti, e proprio per questo finiscono spesso per essere attribuiti ai grandi nomi della poesia. Questa lirica, intensamente evocativa, è stata più volte associata a Pablo Neruda, ma non appartiene al poeta cileno, pur richiamandone, in parte, il respiro emotivo. È una poesia del nostro tempo, capace di raccontare l’assenza con immagini vive e riconoscibili, che parlano direttamente alla sensibilità contemporanea.

C’è un silenzio che preme sul cuore” di autore anonimo

C’è un silenzio che preme sul cuore
un’abitudine stanca di cercarti nel buio,
dove il letto è una duna di lenzuola fredde
e il caffè al mattino ha il sapore del fumo.

Eravamo un incastro di dita e respiri,
un alfabeto scritto sulla pelle nuda,
ora siamo due navi che la nebbia separa,
mentre il mare s’inghiotte ogni nostra parola.

Mi resta il tuo nome incastrato tra i denti,
una spina d’argento che non so sputare,
e questo volerti che è un male ostinato,
come un’ombra che resta quando il sole scompare.

“Amare è così breve, dimenticare così lungo.”

Recensione:
La forza di questa poesia risiede nella sua immediatezza. Non cerca la complessità formale, ma l’impatto emotivo, costruito attraverso immagini quotidiane che diventano simboli universali. Il silenzio che “preme sul cuore” non è semplice assenza, ma presenza dolorosa, una pressione costante che accompagna ogni gesto.

Il linguaggio è diretto, visivo: il letto come “duna di lenzuola fredde”, il caffè dal “sapore di fumo”. Sono immagini semplici ma potentissime, che trasformano la routine in memoria, e la memoria in ferita. L’amore non è più vissuto, ma ricordato, e proprio per questo diventa ancora più intenso.

Il passaggio centrale – “Eravamo un incastro di dita e respiri” – restituisce l’idea di una fusione perfetta, spezzata poi dalla distanza: due navi nella nebbia, incapaci di ritrovarsi. È una metafora classica, ma resa nuova dalla sua collocazione emotiva.

La chiusa, con la celebre citazione di Pablo Neruda tratta da Venti poesie d'amore e una canzone disperata, non è un plagio ma un omaggio, un ponte tra passato e presente che rafforza il senso della poesia: l’amore è breve, ma ciò che resta può durare a lungo.

Lo stile richiama, per intensità e nudità emotiva, alcune pagine di Alda Merini, ma si colloca pienamente nella poesia contemporanea diffusa oggi, dove il sentimento è espresso senza filtri e senza mediazioni.

Biografia immaginaria dell’autore:
Si potrebbe immaginare che l’autore di questi versi sia un giovane poeta contemporaneo, forse italiano, cresciuto tra città e solitudini digitali, dove l’amore si consuma rapidamente ma lascia tracce profonde. Una figura schiva, lontana dai circuiti ufficiali della poesia, che scrive per necessità più che per ambizione. Le sue parole nascono probabilmente da esperienze personali, da relazioni interrotte, da silenzi non risolti. Un autore che non cerca la perfezione stilistica, ma la verità emotiva, e proprio per questo riesce a toccare corde universali.

Questa poesia dimostra come il linguaggio dell’amore sia eterno, anche quando cambia forma. Non serve essere Neruda per raccontare l’assenza: basta averla vissuta. E in questi versi, quell’assenza si sente tutta.

Geo:
La poesia contemporanea oggi si diffonde soprattutto attraverso il web e i social, trovando lettori in tutta Italia e oltre. Testate come Alessandria Post contribuiscono a valorizzare queste voci nuove e anonime, offrendo spazio a una scrittura autentica che riflette il sentire collettivo del nostro tempo. 

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